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INTERVISTA | Elezioni Municipio XII, Elio Tomassetti: "In giunta competenze e radicamento territoriale"

Il candidato presidente ha ottenuto quasi il 40% al primo turno: "Non cerchiamo alleanze, gli elettori sono autonomi. Prima vinciamo, poi pensiamo alla giunta"

Con quasi il 40% dei voti ottenuti al primo turno, Elio Tomassetti si prepara al ballottaggio del 17 e 18 ottobre per la presidenza del XII Municipio in una posizione di netto vantaggio rispetto al candidato di Centrodestra Pietrangelo Massaro, fermo al 27%. L'ottimismo della coalizione guidata dal Pd è palpabile, anche perché l'esternazione di Carlo Calenda a favore di Roberto Gualtieri - per ora personale - potrebbe spostare molto anche dalle parti di Monteverde. 

A sei giorni dal ritorno alle urne, Roma Today è tornata a sentire il 33enne Tomassetti per saperne intenzioni e proposte, partendo da una considerazione sul suo avversario e sulle intenzioni di voto degli elettori di Francesca Severi, la candidata di Calenda che è arrivata al 15%. 

Tomassetti, la sfida in XII è con un candidato che, seppur in una coalizione che raccoglie molta destra, rappresenta da sempre l’elettorato moderato: teme che parte di chi ha votato Calenda e Severi al primo turno possa convergere su Massaro?

"Noi siamo sulla linea di Gualieri, non abbiamo ossessione di chiudere accordi o prendere voti di Calenda o Raggi, quindi di Severi o Galletti. Stiamo continuando sulla nostra campagna che punta ai temi, all’offerta politica, a tenere unita la coalizione. Immagino che il fatto di avere un programma costruito in anni di opposizione, abbia fatto sì che tra i cittadini ci sia un buon clima nei nostri confronti. Non so se ci saranno endorsement da parte degli altri due principali candidati presidente, ma comunque non penso che i cittadini seguano queste indicazioni accademicamente". 

Beni Comuni: nel III Municipio è stata applicata per la prima volta la legge regionale. Da presidente vorrebbe fare lo stesso e da dove partirebbe per il XII?

"Abbiamo un grosso patrimonio nel nostro territorio e dopo che le norme si sono più definite, riteniamo che questo sia uno strumento essenziale per governare i beni comuni. Per farlo ci vuole una forza amministrativa senza dubbio, una capacità di conoscere bene le associazioni e i comitati del territorio ma innanzitutto bisogna partire da strumenti di coprogrammazione e coprogettazione, usandoli bene. Quando è successo dai Cinque Stelle sono stati usali male, in maniera non funzionale, perché i progetti non sono stati calati nella realtà del quartiere e quindi non si è portata alcuna miglioria effettiva. Invece questo bisogna farlo, per usare al meglio il regolamento sui beni comuni, dare casa ad associazioni a seconda del servizio che serve in un territorio. Penso per esempio che da Porta Portese a Massimina non c'è nemmeno un luogo di aggregazione giovanile. 

Ex nosocomio Forlanini: si parla tanto del suo destino, ma ancora nulla è stato deciso definitivamente. Come Municipio, seppur non avendo competenze dirette, che aspettative e progetti avrebbe in caso di vittoria?

"Quando ero segretario Pd del XII e Lanzi segretario del Pd in XI avevamo creato una commissione congiunta per evidenziare l'importanza del Forlanini e fare una proposta concreta: la prima fu quella di spostare la sede del XII in una delle sedi satellite dell'ospedale. Si pagano tanti soldi di affitto per quella struttura, ed è una disfunzione che deve terminare. È un patrimonio pubblico immane, il Municipio è il primo ente che fa da tramite con le richieste dei cittadini. Negli ultimi 5 anni questo ruolo è mancato. Il giorno dopo l’insediamento, se vinciamo, dovremo subito chiedere l’apertura di un tavolo con la Regione e mantenere la vocazione sociosanitaria del Forlanini". 

Porta Portese: qual è il suo progetto per il rilancio e la tutela degli operatori dello storico mercato?

"E’ incredibile che il mercato delle pulci più antico d’Europa sia un peso e non un’opportunità per l’amministrazione. Ci sono interi quadranti in Europa ripartiti intorno ad un mercato come quello, vedi Madrid o Parigi. Il mercato deve avere un serio piano di rivisitazione delle licenze, pensando a quelle che sono realmente attive: non possiamo pensare che siano attive ancora le 1.400 censite anni fa. Siamo sotto i 1.000 operatori attualmente, secondo le nostre stime. Quindi il primo obiettivo dev'essere mettere a regime le licenze non rinnovate dalla sindaca Raggi e poi capire cosa fare della famosa parte dei non censiti, che compongono il mercato storico, bisogna trovare il modo di regolarizzarli con gli strumenti normativi attuali. Va poi riorganizzato interamente, calandolo di più nella vita reale del territorio, così com’è infatti rende prigioniero un quadrante con migliaia di abitanti. Porta Portese va rilanciato come brand turistico". 

Ha già pensato alla squadra di giunta? Può darci qualche piccola anticipazione? 

Assolutamente no, non ci sono idee fisse ad oggi. Prima vinciamo, poi capiamo che criteri usiamo, ma prima di tutto ci vogliono le competenze e un forte radicamento territoriale. All’interno della nostra coalizione abbiamo le risorse umane per trovare nomi che da una parte conoscano bene il territorio, dall'altra abbiano competenze specifiche e puntuali. Sono molto sereno, non c’è nessuna parte della coalizione che abbia rivendicato posti, il primo obiettivo è vincere". 

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