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Sotto al Viadotto, la rigenerazione urbana arenata tra clochard e rifiuti

L'area che era stata al centro di un progetto di riqualificazione per giungere al sogno della Green Line è divenuta ricovero per senzatetto e indigenti: tra i container giacigli e fuochi

foto: C. Bonelli / InfoTerzo

La definizione di strategie di riuso temporaneo di spazi inutilizzati che hanno un potenziale per la rigenerazione urbana in attesa di grandi progetti di trasformazione: questo l'obiettivo del Progetto Europeo TUTOR che nell'ottobre 2014 si è affacciato nel Municipio III ed in particolare nell'area del Viadotto dei Presidenti più vicina a Serpentara. 

IL VIADOTTO DEI PRESIDENTI - Oltre quattro chilometri di strada e di cemento che risalgono agli anni '90 quando "la cura del ferro" prevedeva il Viadotto dei Presidenti come il ramo di un'asse che - tramite una tramvia leggera - avrebbe dovuto collegare Saxa Rubra a Laurentina. La parte nord della Città a quella sud. 

Un progetto ben presto accantonato: accessi mai realizzati, sede dei binari abbandonata, intorno solo incuria e degrado con il Viadotto a rappresentare una sorta di "barriera architettonica" che trancia ogni connessione ambientale, sociale e abitativa di quel territorio. 

IL SOGNO GREEN LINE - Da qui il sogno di realizzare tra vetrate anti rumore e piloni di cemento una Green Line: una striscia verde, con percorso ciclopedonale, che attraversi il Municipio III connettendo Talenti al Parco delle Sabine.

GREENAPSI - Il progetto - nato dalla tesi di laurea degli architetti romani Massimiliano Foffo e Alessandro Lungo - c'è e si propone di riutilizzare quella porzione dimenticata per rigenerare una parte di città. Greenapsi il nome scelto: una crasi tra Green e Sinapsi che ben spiega l'obiettivo di "riciclare" quel vuoto urbano creando un collegamento 'verde' tra quartieri, alcuni - peraltro - tra i più cementificati della Capitale. 

SOTTO IL VIADOTTO - Il Viadotto dei Presidenti come una Green Line dunque lo scopo ultimo che ha visto come prima e apprezzatissima tappa l'iniziativa Sotto il Viadotto: un intervento di riqualificazione urbana messo in campo da Greenapsi, Interazioni Urbane, dai giovani architetti del gruppo ‘G-124’ di Renzo Piano con la collaborazione di Roma Capitale e di tante Associazioni, Comitati e cittadini che hanno voluto partecipare ad un'iniziativa che in Italia può essere considerata quasi più unica che rara. 

INTERVENTI TEMPORANEI - Così quella parte del Viadotto dei Presidenti, con l'impegno di molti, si è presto trasformata da area grigia e degradata in una piazza colorata e attiva dove un po' tutti sognavano una Casa delle Associazioni e dei Comitati del territorio affinchè alla rigenerazione urbana seguisse anche la vera riappropriazione degli spazi. 

DALLA RIGENERAZIONE AL DEGRADO - Eppure oggi, di quella straordinaria esperienza, rimangono solo container vuoti e incuria. Le fioriere realizzate recuperando i copertoni delle auto sono adesso delle pattumiere; i viali rimessi a nuovo si sono trasformati nuovamente in un cumulo di cartacce e sporcizia; le installazioni fungono da riparo per senzatetto e indigenti che - a giudicare dalla quantità di giacigli e bracieri - sono gli unici ad essersi appropriati di uno spazio dal quale avrebbe dovuto partire l'agognata rigenerazione. 

FUOCHI E GIACIGLI - In sopralluogo sotto al Viadotto i consiglieri di centrodestra Cristiano Bonelli e Francesco Filini (FdI): "Un progetto innovativo la cui fine adesso è sotto gli occhi di tutti: fuochi accessi, materassi e sporcizia. Un mero spot elettorale con soldi pubblici serviti ad aumentare il degrado della zona trasformando quell'area in un alloggio per senzatetto" - hanno detto i due esponenti dell'opposizione ricordando come questo fosse uno dei punti del programma elettorale del minisindaco Marchionne.

LA RIGENERAZIONE ARENATA - Dunque la rigenerazione urbana tanto sperata si è arenata tra clochard e rifiuti, lasciando ancora spazio a incuria e degrado. Colpevole, complice anche la penuria di risorse, la politica tutta incapace di cogliere una ghiotta occasione e di rendere permanente ciò che era nato - nel pieno spirito del TUTOR - come temporaneo, contravvenendo anche ad uno dei propositi lanciati in quella giornata di festosa presentazione: ossia evitare che il tutto finisse per avere il senso dell'effimero.  

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