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Quando Marra bussò al III municipio per fare il Direttore: "Dissi di no a personaggio opaco"

Il dirigente oggi arrestato per "corruzione" nel 2013 si propose al minisindaco appena eletto a Montesacro, Paolo Marchionne: "C'erano forti elementi dubitativi, respinsi "candidatura". Sindaca poteva scegliere meglio invece l'ha reso intoccabile"

Il caso Marra scuote il Campidoglio. Il dirigente, ex vice capo di Gabinetto della Sindaca Raggi e ora alla guida del Dipartimento del Personale, è finito in manette per "corruzione". Un'accusa relativa ad un'inchiesta sulla compravendita delle case Enasarco: una vicenda che risale al 2013 quando Marra era a capo del Dipartimento politiche abitative di Roma Capitale. 

Il terremoto in quel di Palazzo Senatorio, dove sono in corso perquisizioni, è fortissimo. La questione Marra infatti da mesi infiamma il dibattito interno al M5s con gli "ortodossi" - guidati dalla "faraona" Roberta Lombradi che aveva definito Marra "il virus che ha infettato il Movimento" - a sottolineare l'inopportunità dell'ex ufficiale della Guardia di Finanza, già collaboratore di Alemanno e Polverini, in Campidoglio a stretto contatto con la Sindaca. E adesso Raggi rischia di essere travolta dall'uragano. 

Ma veramente la Prima Cittadina non avrebbe potuto scegliere di meglio? A chiederselo Paolo Marchionne, ex minisindaco del Municipio III, che a RomaToday racconta di quando Raffaele Marra bussò a Piazza Sempione con l'ambizione di diventare Direttore e magari avvicinarsi a casa, a quell'appartamento di otto stanze a Prati Fiscali acquistato dalla moglie nel 2013. Un vero e proprio affare per l'inquilina dell'Ente dal 2009: oltre 152 metri quadri, come riporta Emiliano Fittipaldi de L'Espresso, per appena 367 mila euro. 

"Quando cambiano le amministrazioni c'è in genere il giro dei dirigenti. Tutti vengono a cercarti. Marra si presentò personalmente proponendosi come Direttore del Municipio: mi portò il suo Curriculum sponsorizzando le proprie capacità e dicendomi di quanto in Campidoglio, dove era chiaro che lo volessero allontanare, non era compreso" - racconta Marchionne. 

Era il 2013. Marra dopo le esperienze al Ministero dell'Agricoltura, al Dipartimento Casa del Comune di Roma e poi nel Gabinetto di Alemanno, passando per la Rai e la Regione a guida Polverini - nonostante un pronunciamento del Tar sulla sua "inidoneità" per quell'incarico alla Pisana - torna in Comune dove però il Sindaco Marino lo relega prima all’ufficio di scopo per i rapporti con i consumatori e poi alla direzione per le relazioni sindacali. Non certo ruoli di rilievo.

Per Marra, alla ricerca dell'incarico di prestigio, porte chiuse però anche a Piazza Sempione. "Gli dissi di no. L'ho sempre considerato uno di quei dirigenti dei quali bisognerebbe capire in che modo siano arrivati a ricoprire cariche così importanti. Credo che non fosse chiaro perchè lavorasse per l'amministrazione pubblica e perchè poi ne fosse stato allontanato. Semplici elementi dubitativi che per chi professa discontinuità, come noi facevamo nel 2013, si rivelano però fondamentali. I nodi, come stiamo vedendo in queste ore, vengono sempre al pettine". 

"Io - prosegue Marchionne nel suo racconto - da semplice neo presidente di Municipio ho detto un perentorio no a Marra, figuriamoci se non poteva scegliere di meglio la Sindaca. Invece l'ha portato con sé in Campidoglio facendolo diventare un intoccabile della sua squadra. Contrariamente ad una stagione di trasparenza - incalza l'ex minisindaco Dem - si è inaugurata una stagione di opacità manifesta". 

Sulle eventuali responsabilità penali di Marra saranno indagini e magistratura a far luce. Sulla Sindaca Raggi invece incombe il peso di quelle politiche per aver difeso ed eletto a suo braccio destro una personalità, celebre il "chi sono questi?" di Grillo e Casaleggio, da sempre invisa a parte del M5s all'interno del quale adesso, tra correnti e inimicizie, c'è terreno fertile per la resa dei conti. 
 

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