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TMB Salario, un incubo lungo otto anni. Il Municipio chiede risarcimento: "Niente rifiuti e parco sul fiume"

Il minisindaco Giovanni Caudo in Commissione Ecomafie: "Battaglia non è vinta, si a chiusura ufficiale. Ama e Campidoglio chiedano scusa per aver negato miasmi"

"La battaglia per la chiusura dell'impianto a oggi non è vinta, manca un atto ufficiale che dichiari e ufficializzi la chiusura". A tornare sulla questione del TMB Salario il presidente del Municipio III, Giovanni Caudo, audito in commissione Ecomafie in merito al rogo scoppiato all'alba dell'11 dicembre scorso che ha distrutto l'impianto di trattamento meccanico biologico di via Salaria. 

TMB Salario: l'incubo dei residenti

Uno stabilimento, di proprietà dell'Ama e fondamentale per lo smaltimento dei rifiuti della Capitale, che per anni ha tenuto in "ostaggio" oltre 30mila residenti vessati da miasmi continui, fetore e stagioni estive infernali.

Otto anni di vita condizionata dalla "puzza" tra nasi turati, finestre serrate e malesseri. Prima di Natale l'incendio che ha reso inutilizzabile l'impianto. Trattamento fermo, ancora 5mila di frazione organica stabilizzata all'interno e nessuna certezza sul futuro: l'autorizzazione integrata ambientale non è infatti mai stata revocata.

Così su Fidene e Villa Spada, nonostante le rassicurazioni verbali del Campidoglio, aleggia ancora lo spettro dei rifiuti. Un'ipotesi che il territorio respinge fortemente.

TMB Salario: "Qui mai più rifiuti"

"Serve subito un gruppo di lavoro per il nuovo utilizzo dell'area, dove nessun rifiuto potrà più entrare, ma alla Regione non risulta pervenuta una dichiarazione di chiara volontà di dismissione dell'impianto per la conseguente revoca dell'Aia" - ha detto il minisindaco sottolineando come anche l'eventualità della sola trasferenza sia "inaccettabile" per un sito che sorge in una zona urbana, a soli 50 metri dalle prime case e 150 da un asilo nido. 

Da qui le richieste del Municipio III e dell'osservatorio permanente sul TMB Salario: l'immediata revoca dell'Aia conseguente alla dichiarazione di volontà di dismissione; la definitiva rimozione di tutti i rifiuti ancora presenti e il cambio di destinazione dell'area con un percorso partecipato. 

Il risarcimento per la convivenza con il TMB Salario

Due i paletti imposti da Piazza Sempione: "Che non ci siano più rifiuti nell'area e che i cittadini vengono risarciti non con i soldi, ma - ha detto Caudo - con la possibilità di avere un parco e spazi pubblici con affaccio sul fiume". 

"Oggi - ha spiegato Caudo - siamo qui perchè  si è negato per anni, anche nonostante la relazione critica dell'Arpa, che l'impianto Tmb di via Salaria provocasse problemi e molestie nella vita quotidiana dei cittadini, senza neanche fare speculazione sui problemi di salute che si sono riscontrati. Era l'unico impianto i cui dati di conferimento erano in continuo aumento facendolo diventare il principale impianto della città e trattando la metà di tutti i rifiuti Capitale: una verità coperta da autorità e istituzioni. Era impossibile uscire di casa, i bambini dell'asilo a pochi metri dall'impianto erano chiusi dentro, in tantissimi avevano occhi rossi e tosse, nausea e vomito e i più colpiti - ha ricordato il presidente del Montesacro - sono stati i più deboli, bambini e anziani, che ci hanno rimesso per anni: problemi poi scomparsi improvvisamente con il rogo rogo dell'impianto". 

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Il minisindaco: "Da Ama e Campidoglio atteggiamento negazionista"

Poi l'attacco ad Ama e Campidoglio accusati di aver avuto un atteggiamento "negazionista" sui miasmi e sulla nube tossica che si è sprigionata dopo il rogo: "Chiedano scusa - ha detto Caudo - per non essere intervenuti. Si levi la voce: scusateci se non si è stati in grado di dare un ciclo diverso dei rifiuti a Roma di cui il malfunzionamento del Tmb Salario è solo la punta di un iceberg scaricato sui cittadini". 
 

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