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Ama Salaria, anche i bambini rom dell’ex cartiera sottoposti ai miasmi

Oltre i residenti e i lavoratori della via Salaria, anche le circa 370 persone ospitate nella struttura convivono con i cattivi odori del sito della municipalizzata: "Villaggi insostenibili e immorali"

foto Lungotevere.net

Finestre chiuse anche nelle fresche sere d’estate per i residenti di Villa Spada e quartieri limitrofi, vetri serrati pure per gli uffici delle numerose aziende della via Salaria, bambini delle scuole vicine senza possibilità di giocare in cortile e poi i tragitti a piedi da fare spesso con un fazzoletto davanti al naso per non respirare quell’aria nauseabonda che arriva dall’impianto Ama al civico 981 della consolare romana.


Disagi quotidiani contro i quali da anni lottano i residenti e i comitati di quel quadrante del Municipio III, un’invivibilità che tocca anche chi in quel territorio ci è arrivato come nomade ospitato nell’ex cartiera che sorge proprio accanto al sito di TMB della municipalizzata.


Una struttura che dal 2009 ospita circa 370 persone provenienti dal Casilino 900 e dagli altri insediamenti sgomberati in esecuzione del Piano Nomadi della Giunta Alemanno: uno spazio logoro e fatiscente, nonostante la riqualificazione del 2011 per la quale è stato speso 1 milione e mezzo di euro.

Nell’ex cartiera, inaccessibile a meno di un’autorizzazione da parte di Roma Capitale, le condizioni di vita non sembrano affatto facili: tanti i minori ospitati nella struttura e che in questi giorni di Sole si intravedono dall’inferriata esterna mentre giocano in cortile.


Corse e svago all’ombra dell’impianto Ama Salaria e dunque nel bel mezzo di quei miasmi assai fastidiosi anche a kilometri di distanza: “La foto apparsa di recente sul giornale online Lungotevere.net non fa che dimostrare come le preoccupazioni circa le condizioni di vita delle persone ospitate nell’ex-cartiera, da noi più volte denunciate, siano purtroppo fondate” – ha detto Yuri Bugli Presidente della Commissione Politiche Sociali del III Municipio sottolineando come la struttura del civico 971, oltre a non rappresentare una reale e duratura soluzione abitativa, esponga donne, uomini e minori agli effluvi derivanti dal trattamento dei rifiuti.


“Tale disagio, ben noto ai residenti del quartiere che da anni si battono per la chiusura del TMB, nel caso degli ospiti del campo- ha aggiunto Bugli - si assomma a quello derivante dall’essere costretti a vivere in quel ricovero indecoroso aperto nel 2009 con ordinanza dall’allora Sindaco Alemanno. Per questo in III Municipio – ha proseguito il Democratico - ci stiamo battendo per la chiusura dei campi in nome della tutela di quelle persone che ci vivono e di quelle che sono residenti nei quartieri che i campi ospitano”.

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Da Bugli, che anche sul ‘villaggio attrezzato’ de La Cesarina aveva chiesto una netta inversione di rotta nelle Politiche sociali e di accoglienza di Roma Capitale, la richiesta all’Assessore capitolino Rita Cutini di intervenire per la chiusura dei campi “perché le situazioni in essere sono ormai insostenibili dal punto di vista politico e immorali da quello umano”.

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