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Arena Lumiere: il cineforum del Casaletto

Arena Lumiere: il cineforum del Casaletto

Il Comune mette a bando il Casaletto: "Dopo vent’anni si spazza via eccellenza sociale"

Proteste contro la scelta del Campidoglio di mettere a bando la gestione della casa famiglia Fratelli Lumiere di Vigne Nuove: "Così si interrompe progetto aperto al territorio in favore di grande incognita"

Un avviso pubblico per affidare la gestione delle strutture residenziali socio assistenziali, dedicate a persone con disabilità, tra le quali anche la Casa Famiglia “Fratelli Lumiere” di Vigne Nuove. Il Comune mette a bando il Casaletto, così nel quartiere è chiamato da tutti il centro diurno che da vent’anni anni assiste con le proprie attività 85 utenti offrendo un servizio anche come casa famiglia per altre 8 persone. 

Il Comune mette a bando il Casaletto

“Una realtà sociale che funziona a tutto campo” - sottolineano i consiglieri del Pd, Marco Palumbo e Sara Alonzi, preoccupati che la decisione del Comune di mettere a bando la gestione del centro possa troncare il progetto tirato su negli anni con fatica. “Una scelta assurda che non tiene conto di questa esperienza ventennale senza macchia, nè del radicamento del centro Casaletto sul territorio. Il rischio è che col bando possa interrompersi una esperienza che ha funzionato così a lungo per lasciare il posto a una nuova gestione di cui non sappiamo nulla, con mille incognite sul futuro di cento famiglie”.

La richiesta, nel corso della commissione Trasparenza capitolina convocata sul tema, è quella di sospendere il bando per la nuova gestione e aprire un tavolo con la Asl per prorogare l'attuale protocollo e assicurare l'assoluta continuità di un’esperienza di grande valore, “sia per l'aspetto sociale sia il suo radicamento territoriale che nel tempo ha portato alla promozione di iniziative culturali di altissimo valore e condivisione per tutto il quartiere". 

Il Municipio III a difesa del Casaletto: "Campidoglio ritiri avvso pubblico"

Il centrosinistra fa quadrato intorno al Casaletto, il Municipio III ne difende la doppia funzione: casa famiglia e centro diurno. Con il bando del Comune, sottolineano il minisindaco Giovanni Caudo e l’assessora al Sociale Maria Concetta Romano, “diventerebbe praticamente impossibile gestire i due servizi nella stessa struttura interrompendo di fatto attività già ampiamente rodate a vantaggio anche della collettività del quartiere, stravolgendone completamente il senso e perdendo di vista gli obiettivi per cui il Casaletto è sorto”. “Proprio durante un periodo di grave crisi come quello che stiamo attraversando" - aggiungono i dem Riccardo Corbucci e Filippo Maria Laguzzi

“La pubblicazione di questo bando mette a rischio una bellissima esperienza di inclusione sociale che, negli anni, si è consolidata anche grazie ad attività che coinvolgono il territorio, a favore di una grande incognita futura” - sottolinea la consigliera regionale del Pd, Marta Leonori, già pronta a presentare una mozione nel consiglio regionale del Lazio per far luce sulla vicenda e sull’interruzione del tavolo aperto con la Asl Roma 1, che dal 2002 gestisce la struttura grazie a un protocollo siglato col Comune di Roma, condiviso anche dalle famiglie presenti sul territorio. 

La petizione del quartiere: "Il Casaletto non si tocca"

Un quartiere sul piede di guerra, pronto a difendere quell’esperienza sociale d’eccellenza, e storica, dal cambiamento. “Il Casaletto non si tocca, stop al bando” - scrivono i residenti di Vigne Nuove e dintorni su una petizione online.

Ricordano le attività svolte dal centro che da sempre si è aperto al territorio: cineforum di quartiere, trekking urbani per il Municipio, attività di giardinaggio in collaborazione con scuole e associazioni, laboratori per il pane, set fotografici, iniziative culturali e altro. “In questi vent’anni è stato elaborato un piano strategico di inclusione sul territorio che ha coinvolto direttamente sia gli utenti dei laboratori del Centro Diurno, sia gli utenti della Casa Famiglia, sempre pronti ad accogliere con entusiasmo, negli spazi esterni e interni della struttura, le persone con disabilità e le loro famiglie, ma anche i cittadini e gli abitanti della zona che - sottolineano - si sono visti restituire servizi per la comunità”. 

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