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Il Salaria Sport Village resta vuoto, a casa lavoratori e abbonati: “Va restituito al territorio”

La lettera del Comitato di Quartiere Settebagni: "Non vogliamo rinunciare all'unico polo sportivo della zona". Il progetto della casa delle Nazionali è ancora su carta, il Municipio III: "Non si recida legame con il territorio"

Nessuna certezza sul futuro dei dipendenti e degli istruttori, così come del destino di centinaia di abbonati con il territorio preoccupato che il Salaria Sport Village possa rimanere così, vuoto e inutilizzato, per lungo tempo ancora. Si perchè il centro sportivo più grande di Roma, confiscato in via definitiva all’imprenditore Diego Anemone perchè acquistato con disponibilità finanziarie frutto di reati di evasione fiscale, riciclaggio e appropriazione indebita, da luglio scorso è rimasto deserto. Svuotato dalla pandemia e dalla confisca. 

Salaria Sport Village: la casa delle Nazionali è rimasta su carta

Dopo l’assegnazione a Roma Capitale, il Comune e la Federazione Italiana Giuoco Calcio hanno sottoscritto un protocollo per trasformare il Salaria Sport Village nella Casa delle Nazionali: una sede tecnica destinata a ospitare i ritiri di alcune delle Nazionali azzurre. Il percorso tracciato da Comune e FIGC punta anche a valorizzare tutte le strutture sportive esistenti grazie alla collaborazione con altre Federazioni e, per la prima volta in unico centro, realizzare un polo aperto a tutte le dimensioni sociali del calcio, in particolare quella della disabilità. È intenzione della Federcalcio, infatti, farne sede della Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale. Il progetto è però ancora su carta. Dipendenti e abbonati, i primi in cassa integrazione i secondi mai rimborsati e ad oggi impossibilitati a usufruire di sale fitness e corsi, protestano

Settebagni non vuole rinunciare al suo polo sportivo

Il territorio è sul piede di guerra e non vuole rinunciare al suo polo sportivo, ad un centro di eccellenza che per la periferia della Salaria e i comuni appena fuori Roma rappresenta un presidio di socialità e benessere. 

“Non abbiamo informazioni chiare circa l’effettiva sorte dei beni confiscati, né sul futuro dei tantissimi dipendenti e dei collaboratori sportivi, spesso abitanti in zona, con tutte le problematiche specifiche innescate dall’emergenza Covid o complicate dalla stessa e dei soci che hanno sottoscritto abbonamenti dei quali non hanno potuto usufruire, molti dei quali hanno avviato delle iniziative legali” - ha scritto il Comitato di Quartiere Settebagni in una lettera inviata alle istituzioni, dal Ministero al Comune passando per la Regione Lazio. “La preoccupazione che tale luogo possa essere destinato al solo gioco del calcio per i tesserati della federazione e non più disponibile come centro sportivo polivalente aperto a tutti, peraltro l’unico presente in una zona particolarmente povera di strutture sportive”. 

Il Municipio III e l'appello a Raggi: "Non si recida legame con territorio"

Anche il Municipio ribadisce la necessità di mantenere lo stretto legame tra il complesso sportivo e il territorio. “Ci risulta, non essendo il municipio tra le parti che hanno sottoscritto il protocollo, non ancora in fase attuativa, che questa clausola non sia stata inserita” - ha fatto sapere il minisindaco Giovanni Caudo. “Tuttavia nell’interlocuzione avuta con la sindaca Raggi mi è stata assicurata la volontà di mantenere fede all’impegno preso e di accogliere tutte le giuste istanze del Municipio in rappresentanza dei cittadini affinché le strutture sportive, in particolare la piscina, siano rese presto fruibili anche dalle persone del quartiere”. Settebagni e dintorni attendono. 

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