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La Cesarina, campo nomadi da 60mila euro a famiglia: “Risorse si usino per inclusione sociale”

11 Associazioni scrivono al Sindaco, anche Piazza Sempione rilancia l'appello: "Chiudere il villaggio e riconvertire fondi"

Chiudere i campi nomadi a Roma, fermare il progetto di rifacimento del “villaggio attrezzato” di via della Cesarina e riconvertire le risorse economiche in progetti di reale inclusione sociale dei rom: questo in sintesi il contenuto dell’appello al sindaco Marino, in occasione della Giornata Internazionale del popolo rom, lanciato da undici organizzazioni della società civile che chiedono di cogliere un'occasione storica per cambiare rotta nelle politiche verso i rom, sinti e caminanti.

Dura la critica al Campidoglio in merito al rifacimento ex novo del campo de La Cesarina, intervento il cui costo si aggirerebbe sopra al milione di euro. Intanto le 137 persone che dovranno abitarlo sono state momentaneamente accolte nel 'Best House Rom' di via Visso, una struttura convenzionata con il Comune di Roma ma – denunciano le associazioni - priva dei requisiti strutturali e organizzativi minimi previsti dalla normativa vigente e nel quale ogni famiglia dispone di una stanza di 12 mq priva di finestre e di luce naturale.

Dunque quella dell’Amministrazione sarebbe una scelta sbagliata per due motivi: in primo luogo – scrivono - per la reiterazione della politica di segregazione dei rom nei campi nomadi che negli ultimi trent'anni ha contraddistinto la città di Roma e poi per il tema più generale dell'efficacia della spesa pubblica.

“Per una famiglia rom di 5 persone si può stimare, sommando le spese per l'accoglienza nel Best House Rom a quelle per il rifacimento del campo, una spesa superiore ai 60 mila euro” – denunciano Amnesty International Italia, Associazione 21 luglio, ATD Quarto Mondo, Bottega Solidale, Casa dei Diritti Sociali, Cittadinanza e Minoranze, Osservatorio sul Razzismo e le Diversita' ''M.G. Favara'' - Universita' Roma Tre, OsservAzione, Popica Onlus, Rete Territoriale Roma Est, chiedendo al Sindaco una “svolta epocale” impedendo la rinascita del campo della Cesarina e riconvertendo l'ingente somma economica già impegnata in progetti di inclusione sociale “che – sottolineano nella lettera - possano interessare, oltre alle famiglie rom anche altre fasce della popolazione romana in disagio abitativo”.

A raccogliere e rilanciare l’appello delle 11 Associazioni anche il presidente del Municipio III, Paolo Marchionne, da sempre per la chiusura del campo di via della Cesarina: “Appena insediati avevamo proposto all’Assessorato di chiudere il campo di via della Cesarina per sperimentare percorsi di inserimento lavorativo e di accesso alla casa, per tutti quei nuclei famigliari oggi ospitati nei campi che ne avessero le capacità, secondo procedure recentemente avviate dal terzo settore”.

“E' a mio avviso fuori obiettivo intervenire con risorse davvero ingenti che finirebbero per riproporre esclusione e marginalità, solo mitigate rispetto al passato” – ha spiegato il minisindaco che, pur riconoscendo lo sforzo dell’assessore capitolino Rita Cutini verso l'inclusione sociale, ha chiesto che possa concretizzarsi con maggiore forza l'avvio di una strategia diametralmente opposta a quanto avvenuto in città negli ultimi anni sul tema.

A far eco alle parole del Presidente del Roma Montesacro, anche Yuri Bugli, presidente della Commissione Politiche Sociali del III Municipio: "Le condizioni di vita nei cosidetti campi attrezzati risultano indecorose e prive della dignità cui qualunque essere umano dovrebbe poter aspirare, a fronte di risorse ingentissime spese ogni anno dall'amministrazione capitolina per il mantenimento delle stesse. Anni di politiche sbagliate hanno dato vita a un costoso assistenzialismo che genera povertà e marginalità piuttosto che impattare positivamente sulle vite dei singoli. Come Municipio – ha proseguito Bugli - abbiamo più volte richiesto a questa amministrazione di conferirci poteri e risorse per poter affrontare in maniera sistematica e in base a un vero decentramento amministrativo questa fattispecie, ma le nostre richieste sono rimaste inascoltate. Ora, dopo le molte dichiarazioni dall'assessorato circa un nuovo corso, crediamo che sia giunto il momento di assistere a un vero cambio di approccio e l'occasione che si presenta con la struttura del III Municipio è fondamentale: la chiusura del villaggio attrezzato della Cesarina sia una delle priorità del Campidoglio e divenga la buona pratica che guidi le scelte sul tema nei prossimi anni”.

Il presidente della Commissione Politiche Sociali del Terzo ha annunciato che presenterà un atto che miri a sottolineare come quanto richiesto costituisca un punto su cui la maggioranza di Piazza Sempione non intende mediare affinchè i cittadini vengano tutelati attraverso la cura della città e le risorse previste per la pulizia e il rifacimento de La Cesarina siano spese per garantire progetti di vera inclusione sociale e programmi di bonifica e tutela ambientale del territorio.

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