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Primavalle, Teatro La Casetta rischia di chiudere

Rischia di chiudere il Teatro La Casetta. Una struttura composta da una cinquantina di posti in via Federico Borromeo che permette ai bambini di frequentare corsi e laboratori per crescere e migliorare.

Rischia di chiudere il Teatro  La Casetta. Una struttura composta da una cinquantina di posti in via Federico Borromeo che permette ai bambini di frequentare corsi e laboratori per crescere e migliorare. Si tratta dell’unico teatro di figura del Lazio, quello che il 2 ottobre 2011 rappresenterà l’Italia al primo festival mondiale delle marionette in Kazakistan. La responsabile le del teatro di Primavalle è Federica Mancini circa due mesi fa aveva mandato una richiesta d’aiuto per raccogliere firme contro l’abbattimento del Teatro La Casetta e delle altre sedi delle associazioni di via Federico Borromeo 75 e 77, e favorevole ad una loro eventuale riqualificazione – per trovare delle sistemazioni abitative agli occupanti della palazzina D al fine di ripristinare il progetto del “centro civico” originario- per l’ampliamento del Teatro La Casetta. Fu la stessa Mancini, in quella lettera, a raccontare la storia del teatro. “Dieci anni fa – scrive - la nostra associazione culturale cantieri dello spettacolo, decise di abbandonare attività professionali ben remunerate e prestigiose per tentare di contribuire al vuoto culturale del nostro territorio, realizzando con impellenza e a proprie spese e lavoro, da uno spazio mal ridotto della proprietà del Comune di Roma, destinato ad attività culturali, il teatro la casetta.  Per tutti questi anni il teatro ha prodotto una quantità notevole di progetti culturali, offerto spettacoli di altissima qualità di ogni tecnica, ospitato compagnie provenienti da tutto il mondo, che sono venute per esigui guadagni per abbracciare il nostro progetto di contribuire a produrre cultura in periferia a prezzi popolari, spesso gratis, è una scuola di teatro permanente e conduce laboratori per bimbi dai 3 anni in su, è sempre stato un punto di riferimento per il territorio, le famiglie e le scuole (provenienti da tutta Roma, nonché dalla Provincia, grazie all’accreditamento di Città come scuola del comune di Roma, e del C.T.E. dell’E.T.I., che ora ovviamente è stato chiuso), per i giovani una casa dove esprimere le proprie idee e cimentare le proprie passioni.

Ha fatto un attento lavoro didattico rispondendo alle diverse esigenze evolutive e formative (dai nidi alle superiori), ha fatto anche risparmiare tanti soldi di trasporti alle famiglie, non più costrette a mandare i figli ai teatri del centro. Contribuisce con fierezza e con successo alla riqualificazione socioculturale del nostro territorio, con progetti mirati all’integrazione, alla multicultura, all’educazione ambientale, è un solido pilastro alla prevenzione del disagio giovanile e lavorando trasversalmente con l’integrazione generazionale, grazie al formidabile lavoro di rete con le scuole, sente la tangibilità dei risultati ai propri sforzi ad esempio, sentendo canticchiare in strada le arie di “Figaro” o della “Regina della notte” da bimbi e nonni del quartiere, (in eseguito ad un lavoro sull’opera lirica), ai successi ottenuti con bimbi inviati da logopedisti e neuropsichiatri infantili, o con bimbi di famiglie con pesanti problemi, insomma questo ci ha sempre ripagato dei sacrifici e spinto a continuare quanto è palesemente importante per il nostro territorio: il lavoro del Teatro la casetta. Le varie amministrazioni del Municipio, in considerazione dell’indiscutibile operato e successo, hanno perlomeno partecipato ad effettuare dei lavori strutturali del teatro (ricostruzione del tetto, realizzazione di un microbagno dopo 10 anni di preghiere). Insomma anche per il Municipio il Teatro la casetta è sempre stato un occhiello di comprovata qualità, e una risorsa: in fondo avere la fortuna di godere per passione e testardaggine di un’associazione che sostituisce l’amministrazione pubblica, è una gran fortuna”.

Ma ora il Teatro la casetta rischia di essere abbattuto. “Un progetto partecipato per la riqualificazione del quartiere, denominato “contratto di quartiere” – ricorda la Mancini - vinse il bando regionale nel 2008. Poi non se ne seppe più nulla, o forse presi dalle nostre peripezie non fummo attenti e ci perdemmo dei passaggi. Il progetto per un totale di 3,2 milioni di euro, prevedeva insieme ad altri interventi di riqualificazione del territorio (in parte già effettuate), anche la realizzazione di un “centro civico”, (per un totale 1,8 milione di euro) uno spazio per le attività socioculturali del territorio, presso la palazzina D di via Federico Borromeo. In data 3 marzo era stato approvato dalla Giunta del nostro Municipio, costituita dal presidente Alfredo Milioni e altre tre sole persone, un progetto ben diverso da quello che un tempo doveva essere il “centro civico”.

Poiché non si è “riusciti” a trovare delle situazioni abitative alle persone che occupano la palazzina D, destinata appunto alla realizzazione del “centro civico” (meno di 20 persone), Milioni per non perdere questa bella cifra, ha ritenuto fosse più semplice usare altre strutture del Comune di Roma, quindi di abbattere tutto il complesso di strutture di via Federico Borromeo 75 e 77, che ospitano con regolari contratti, e che sono il polmone (oltre la biblioteca) socioculturale del quartiere: Il nostro Teatro la casetta, la comunità di S. Egidio, (e per non parlare del suo enorme e attento lavoro di volontariato che svolge con i diversamente abili e i meno fortunati, dei soldi spesi solo grazie ad offerte personali per ristrutturazioni della struttura) tutte le associazioni del centro Ditirambo confinanti il Centro anziani e il Teatro, e parte del centro anziani, per la costruzione di due palazzine di cui una (dove ora ci sono il Teatro e la Comunità di S.Egidio) per una superficie di circa 900 mq suddivisa in 3 piani, con relativo ristoro, con sottostante parcheggio, spazio destinato anche alle associazioni esistenti. E a questo punto, visto che l’area del complesso del teatro la casetta, sembrerebbe non avere più vincoli di edificabilità, ed essendo a disposizione tanti soldi per la riqualificazione del quartiere, ad uso socioculturale, chiediamo (nella lettera di controproposta meglio sviluppato) che: si trovi anche con l’aiuto delle nostre associazioni una soluzione abitativa degna per gli occupanti, che non si abbattano le strutture delle realtà socioculturali di via Federico Borromeo 75 e 77, ma che eventualmente si riqualifichino, che si ripristini il vecchio progetto e si realizzi presso la palazzina D, dove era preposto, e che a questo punto si valorizzi quanto svolge il Teatro la casetta senza abbatterlo, ma aumentando la sua cubatura. Sarebbe anche il minimo dopo tanti sforzi e un riconoscimento al ruolo che svolge”, conclude la responsabile del teatro La Casetta.

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