Sabato, 18 Settembre 2021
Primavalle Torrevecchia / Via Sant Igino Papa, 282

Rinascere con i colori: opere d’arte esposte nella struttura riabilitativa Sant’Igino Papa

La mostra nel centro residenziale psichiatrico terapeutico di Primavalle

Aprire gli occhi del cuore. Da qui è partito il lavoro che ha portato a ritrovare l’identità attraverso la pittura. Ieri 3 ottobre, presso la struttura residenziale psichiatrica terapeutico riabilitativa Sant’Igino Papa di Primavalle, è stata allestita la mostra ‘Arte senza pietà’ (a cura di Silvia Fandavelli e Mimmo Frassinetti) dove sono stati esposti i lavori di alcuni pazienti ospiti prima dell’ex manicomio Santa Maria della Pietà e successivamente di una comunità terapeutica capitolina. Tra i presenti Laura Baldassarre, assessora comunale alla Persona, Andrea Maggi, assessore alle Politiche sociali del Municipio XIV, Giuseppe Ducci, direttore dipartimento Salute mentale della Asl Roma 1 e Daniela Pezzi, presidente della consulta per la Salute mentale Regione Lazio.

"Riacquisizione dell'autonomia"

“Non mere risposte positive a una terapia sperimentale” bensì “opere esteticamente rilevanti e rappresentative di personalità originali”. I quadri ammirati, passandoli in rassegna, cambiavano l’uno dall’altro. Ognuno, però, aveva uno stesso quid. Ovvero la parte artistica, simbolo di libertà e “riacquisizione dell’autonomia”. Colori, macchie, tonalità: in esposizione c’erano soggetti venuti alla luce grazie all’istinto. Un unico filo conduttore guidato da un obiettivo: far conoscere la funzione sociale e “il valore artistico dei laboratori di pittura per i pazienti psichiatrici”.

La struttura di Primavalle

La struttura Sant’Igino Papa (che opera h24) è nata una trentina di anni fa in un luogo dove prima sorgevano le case popolari: adesso in un blocco ci sono gli uffici e nell’altro gli appartamenti. Leonardo Cece, caposala della comunità terapeutica, ha raccontato a RomaToday: “Abbiamo sedici utenti, la capienza massima è di diciotto. Siamo all’interno di un programma di recupero. Noi facciamo riabilitazione, il che significa riportare la persona a condizioni di vita accettabili, ad esempio, per vivere nel quartiere o per andare al lavoro”

Gli obiettivi

“Negli anni passati – ha continuato – trattavamo come patologia la psicosi schizofrenica, attualmente invece sono più frequenti i disturbi di personalità. I nostri pazienti provengono dalla zona nord-ovest ma anche da Prati o Termini. Lo stimolo che ci spinge ad andare avanti è vedere persone che entrano qui e poi, attraverso un percorso mirato, riescono a trasferirsi in un appartamento o addirittura a trovare un lavoro. In linea generale, mettiamo a disposizione le nostre forze affinché gli ospiti, in ottica futura, possano vivere la città da cittadini”.

Le attività

Nella comunità, al momento, sono in piedi un orto più le attività di “danza ed emozioni” e di cucina “che aiuta a essere costanti e vigili”. Ogni laboratorio ha un proprio scopo: aprire gli occhi del cuore. “È l’unico modo per vedere una scintilla – ha terminato Leonardo Cece - che può aiutarci a rendere il soggetto sempre più indipendente”.

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