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Primavalle, da Wonder Woman al mercato: la scrittura creativa rende omaggio al quartiere

Premiati i racconti del concorso letterario organizzato dalla biblioteca Franco Basaglia. Mancini, assessore alla Cultura del Municipio XIV: "Testimoniato il senso di appartenenza"

Un momento del concorso (foto Facebook)

Il tramonto, il mercato, Wonder Woman, il caffè in piazza, “il giardino delle bambole”. Nel mezzo Primavalle e le sue storie. O meglio, i racconti (cinque) che sono stati premiati nell'ambito del concorso letterario di scrittura creativa organizzato dalla biblioteca Franco Basaglia. 

“Si sono raccolti tutti i cittadini che con ottimismo e passione hanno condiviso la propria creatività – ha riferito l’assessore alla Cultura del Municipio XIV, Daniele Mancini – hanno testimoniato un emozionante sentimento di appartenenza al quartiere, confermando che ogni forma espressiva può essere la chiave più libera e spontanea per riconoscersi in una comunità dialogante e accogliente”

Antonio Carlo ha parlato dei suoi viaggi. Appena può torna a casa, dove invita i suoi amici in un punto a cui è legato: il mercato rionale. “Lì c’è il miglior caffè di Roma, lo prepara Pino che ha una ricetta segreta, mia madre lo chiama il caffè del buonumore”. Dovrà ripartire, direzione Helsinki. Con un filo di amarezza: “Non potrò portare i carciofi per fare una frittata, peccato. Nella mia famiglia questo piatto ha un significato importante, mio nonno conquistò mia nonna con un panino con la frittata di carciofi durante la pausa al lavoro”.

Antonello Rubino, invece, si è ispirato al murale di Wonder Woman che si trova in via Federico Borromeo: “Ho avuto un solo uomo io. E parlo di chi ti fa dimenticare i tuoi doveri d'eroina patentata, smarrire le certezze androgine di amazzone. Quell'uomo si chiama Alduccio. Suo figlio, Francesco. E nascerà a Primavalle. Appunto,il figlio. Davvero c'era bisogno di ritrarmi col pancione, la bandiera divenuta troppo stretta, le mani callose sul grembo? È vero, questa maternità è la mia grande felicità”.

Poi è stata la volta di Francesca Romana Camarota. Nata in un altro quartiere, vissuta altrove e infine giunta a Primavalle, che ha definito strana e bizzarra: “Delimitata da grandi arterie trafficate, che però sanno di mare e della fragranza degli ortaggi coltivati nelle tenute di via dell’Acquafredda; segnata da episodi violentissimi sociali e politici che spesso sono opportunità di crescita. Tantissimi abitanti, tante case una dopo l’altra, quasi una sopra l’altra. Piccole palazzine ma con inaspettate aperture e silenzi. E da un po’ mi dico che non sto male qui, che sta cominciando a essere intrigante scoprire le storie, gli orizzonti e le persone che vivono qui”.

Per Angela Alessandra meglio un caffè al volo di tanti discorsi. Un’ottima ‘scusa’ per ricordare ciò che c’è intorno. Fino al bar: “Chi parte, chi arriva, chi vuole restare, sogni diversi, ad ognuno il suo,  però ci crediamo, ci speriamo, forse siamo rimasti in pochi nella disillusione generale, ma noi siamo ancora qui che studiamo per avere un’opportunità, non la vita perfetta, ma un’opportunità. Per essere qualcosa di più, non ci stiamo ad adagiarci, non ci basta il lavoretto che abbiamo, non ci nascondiamo nelle sale studio, noi ci crediamo. Stavamo per atterrare a Budapest quando il giurista ci riporta alla cruda realtà e ci fa scendere dal volo: ‘Dai tornamo in biblio, altrimenti qui non annamo da nessuna parte' ”.

Infine quanto accadeva davanti al mercato e le parole di Miriam Antonacci: “Un miracolo di pomodorini è cresciuto nei miei vasi, con qualche foglia d’insalata. Non pensavo che sarebbe successo quando un giorno alcuni semini dorati furono il dono di una vecchia mano. Avevo la borsa piena di verdure comprate al mercato di Primavalle. Un vecchio mercato in cui le persone si conoscono tutte, donandosi l’amicizia di una vita più autentica. Uscita mi fermo davanti al mercato e vedo un vecchietto che tira briciole a un piccione. 'È un amico' mi dice convinto, 'spesso ci parlo'. Che vecchietto svaporato penso. 'Non ho più con chi parlare, ma un tempo avevo una brava moglie'”.

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