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Licenziata e sfrattata: nuovo dramma dell'emergenza abitativa

Il prossimo 23 ottobre l'ufficiale giudiziario si ripresenterà alla porta della signora Lorena ad Ottavia. A suo carico una richiesta di sfratto che va avanti dal 2005, a cui si sono aggiunte le richieste di arretrati da parte del proprietario

Secondo gli ultimi dati forniti  dal Ministero dell’Interno, nel 2008 a Roma sono state emesse 4.879 sentenze di sfratto per morosità e circa la metà per fine locazione (2.681), ma gli sfratti eseguiti sono stati 2200. Dal 2001 ad oggi, di fronte ad un aumento delle richieste di esecuzione, si è assistito ad una reale diminuzione degli sfratti eseguiti con la forza pubblica. Rispetto al 2007 (19.402) sono più che raddoppiate le richieste di esecuzione, arrivate nel 2008 a  52.698. Lievita dunque di anno in anno il numero di coppie, singoli e famiglie che sono obbligati a lasciare la casa affittata perché non riescono a pagare la pigione mensile.

A destare scalpore i casi più difficili, di chi già ha alle spalle una sorte avversa, come la signora Lorena, abitante a Ottavia, che un mese fa si è vista arrivare in casa l’ufficiale giudiziario per lo sfratto esecutivo. “Ma la signora”, comunica l’avvocato Lanciano, "vedova e con due figli a carico, in quanto il maggiore riporta grossi problemi psico-fisici, mentre il minore è appena maggiorenne, aveva sempre pagato regolarmente l’affitto di 390 €, con lo stipendio da dipendente in una società di servizi”.

Non il solito caso di morosità dunque, ma un’ingiustizia che scorre sui binari della legalità. La richiesta di sfratto giunge nel 2005 per finita locazione dovuta alla scadenza del contratto il 1 gennaio 2006. Il proprietario però non ha mai chiesto l’aumento del 20% previsto dalla legge in quanto dal 2007 sino a giugno 2009 la signora ha beneficiato delle proroghe di legge avendo un reddito inferiore a 27 mila € e un figlio minorenne a carico. Lo scorso gennaio il proprietario si è però rivolto al giudice chiedendo la decadenza dalla proroga invocando il mancato pagamento degli arretrati del 20% dal 2006 al 2008.

Per la signora pagare il nuovo canone maggiorato (468 €) era possibile, ma riuscire a saldare gli arretrati, per giunta non a rate mensili  ma  pretesi in blocco, è diventata un’impresa impossibile. E i guai arrivano tutti insieme. A maggio Lorena viene licenziata. Il giudice a giugno dichiara decaduta dalla proroga la conduttrice dell’appartamento, ritenendo dovuti anche gli arretrati.

A Lorena, che rischia di finire in strada con due figli, non rimane che votarsi ai servizi sociali del Municipio XIX che ha chiesto l’intervento dell’Ufficio Emergenza Abitativa. Intanto il 23 ottobre alla sua porta busserà di nuovo l’ufficiale giudiziario.

L’Unione Inquilini di Roma si chiede perchè il municipio non abbia propagandato il bando del buono casa (il contributo all'affitto erogato dal Comune per non andare in morosità),  scaduto il 30 settembre. “E che diritti hanno gli sfrattati, viene data loro l'assistenza alloggiativa, una casa popolare o vanno a finire per la strada?”,  chiede Renato Rizzo dello sportale locale dell’Unione Inquilini. “Organizzeremo il 23 un picchetto antisfratto, una pratica che blocca circa tre sfratti al giorno nella città, di fronte al fatto che il Comune non ha approntato nessuna assistenza allogiativa per i migliaia di sfratti che sono programmati nella capitale e che le assegnazioni di case popolari sono bloccate”.

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