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Forte Trionfale, così il M5S ha ''abbattuto'' le case per l’emergenza abitativa

Tante parole ma in concreto nulla di fatto

Il Forte Trionfale

Decidere di non decidere. Avere la soluzione a portata di mano e affrontare la questione a suon di comunicati. Virginia Raggi, sul tema emergenza abitativa, avrebbe potuto fornire una risposta utilizzando le caserme che dal 2014 sono a disposizione del Campidoglio: la Ruffo di via Tiburtina, Forte Boccea e l’area adiacente di via Boccea, le strutture di viale Angelico e via del porto Fluviale. Fino al Municipio XIV, territorio della sindaca, dove c’è il Forte Trionfale. Raggi, dopo i fatti che hanno seguito lo sgombero di via Curtatone e gli idranti di piazza Indipendenza, ha avuto un incontro con il ministro dell’Interno, Marco Minniti, al termine del quale ha avanzato una proposta sulla messa a disposizione delle caserme, quelle che hanno gli alloggi di servizio, “che potrebbero essere riadattate per abbassare le liste d’attesa". La misura, peraltro, è già evidenziata dal cosiddetto Sblocca Italia che all’articolo 26 stabilisce 'Misure urgenti per la valorizzazione degli immobili pubblici inutilizzati' prevedendo la possibilità di presentare "progetti di recupero ai fini dell'edilizia residenziale pubblica”. Volere è potere, ma da questo punto non si è visto nulla nel primo anno di Amministrazione.

Gli incontri con l'ex assessore Mazzillo

Come detto, nel Quattordicesimo c’è il Forte Trionfale. Se veramente l’intenzione fosse stata quella di lavorare per destinare una parte dell’ex caserma agli alloggi popolari, la strada poteva essere percorsa. Unione Inquilini, in tal senso, ne ha parlato più volte con i rappresentanti dei Cinque Stelle, sia a livello municipale che comunale. Incontri ce ne sono stati, l’ultimo in ordine di tempo a luglio con Andrea Mazzillo, l’ex assessore al Bilancio che aveva anche la deleghe a casa e patrimonio. Secondo quanto appreso da RomaToday, l’interlocuzione è stata positiva (“interessante, pure da un punto di vista politico”) ma purtroppo non c’è stato un seguito: Mazzillo ha lasciato l’esecutivo e la sensazione è che quel percorso “non sarà mai utilizzato. Il motivo? Non c’è volontà”.

"Realizzare 10mila case popolari in tre anni"

Un discorso in piedi da mesi, peraltro. Basta ricordare le parole di un altro ex assessore, Paolo Berdini, che nel corso di un convegno promosso in Campidoglio lo scorso 10 ottobre, nel corso della Giornata Nazionale Sfratti Zero, aveva ribadito l’intenzione di realizzare 10mila case popolari in tre anni riconvertendo il 50% del patrimonio pubblico inutilizzato. Qui Unione Inquilini si era subito messa a disposizione, per avviare con Municipio XIV e Comune “un percorso trasparente e partecipato, per la riconversione ad uso sociale e abitativo di questa area del Comune”. Invece niente.

Diminuzione di metri cubi da destinare a residenziale

A livello municipale, per quanto è stato possibile carpire nei corridoi di via Mattia Battistini, l'idea dei Cinque Stelle in sostanza era quella di chiedere la diminuzione di metri cubi di superficie da destinare al residenziale. Idee, parole, concetti che hanno allungato il brodo fino a oggi. Una tiritera che chi l’ha vissuta da vicino l’ha così definita: “Non credo che all’interno del Forte Trionfale ci faranno mai alloggi popolari. Mancano gli indirizzi. In questi mesi si è parlato di tutto e di niente”.

Il percorso avviato da Marino 

Quindi, nulla da una parte e polemiche dall’altra, come ricordato da Giovanni Caudo, ex assessore all’Urbanistica della Giunta Marino. Nell’agosto del 2014 era stato siglato un protocollo di intesa dall’Amministrazione Pd con il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, per la dismissione e valorizzazione di sei caserme inutilizzate. Un accordo che prevedeva, tra gli altri, il recupero del Forte Trionfale. Il piano per l’attuazione è scaduto a maggio. L’idea era quella di spostare nella palazzina Missana, cuore del Forte, la sede del Municipio XIV, oltre al recupero di manufatti e realizzazione di alloggi. La parte civica ha preso parte al processo partecipativo e si è battuta da sempre per avere all’interno del Forte un luogo dove sviluppare aspetti sociali e culturali. Chiare le linee guida: il restauro conservativo volto alla "rifunzionalizzazione" e il manufatto del Forte e dell'hangar da destinare a uso pubblico; la trasformazione di 3 compendi fondiari con edilizia residenziale - per finalità abitative e di servizi - alienabili a privati da parte del Ministero della Difesa per un totale di 8200 metri quadrati di superficie lorda (di cui circa 3500 di nuova edificazione). La riorganizzazione di spazi aperti, pubblici e privati, "per la dotazione di standard urbanistici adeguati, come ad esempio parcheggi"; il mantenimento degli edifici esistenti "con la sola possibilità di interventi di restauro e risanamento conservativo"Il 28 maggio, però, il piano è scaduto. Nel corso della commissione comunale Urbanistica convocata ad hoc, invece, si sarebbe parlato di rivalutare i Forti come poli culturali nella cinta della città. Una proroga che nessuno si aspettava e di cui nessuno mai aveva parlato prima. Addio, in finale, a un’operazione per la quale, come ha fatto notare l'ex consigliere del Municipio XIV, Andrea Montanari, "le casse pubbliche avrebbero risparmiato 800mila euro all'anno di fitti passivi". I Cinque Stelle, però, vogliono la sede del Municipio al Santa Maria della Pietà. Tirando le somme anche su questo fronte un’altra fetta è rimasta scontenta. 

Punto e a capo

Adesso siamo punto e a capo, con un autunno che si preannuncia caldo e con la sensazione che non ci sia un piano pronto. L’emergenza abitativa resta concreta, non è un post scritto sui social network. E la politica, in quanto tale, deve dare segnali misti a coraggio. Coraggio che, in questa vicenda, al momento è stato assente.

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