Sabato, 19 Giugno 2021
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Mozione contro privatizzazione 118: polemica Maruccio - Croci private

Risposta congiunta dei responsabili che hanno rilevato il servizio della Croce Rossa alla mozione presentata in Regione dal capogruppo Idv: "Disinformazione"

Botta e risposta tra Vincenzo Maruccio e le Croci private che hanno rilevato il servizio di emergenza sanitaria della Croce Rossa. A lanciare il sasso il capogruppo Idv in Regione Lazio con una mozione presentata in consiglio regionale la scorsa settimana: "Il presidente Polverini garantisca il ricorso, in via preferenziale, alla Croce Rossa Italiana, nel quadro della normativa vigente in materia di accordi tra Pubbliche amministrazioni, nell'affidamento del servizio di emergenza sanitaria, attraverso convenzione ordinaria o a chiamata o in caso di maxi eventi ed emergenze e garantisca la tutela e il riassorbimento del personale licenziato".

MOZIONE: Vincenzo Maruccio che ha presentanto una mozione con le firme di tutto il gruppo dell’Idv e di consiglieri di opposizione: “La Croce Rossa, in quanto Associazione Umanitaria senza scopo di lucro, svolge servizi nel solo interesse della salute della popolazione, garantendo storicamente su tutto il territorio nazionale il Servizio di Emergenza 118, attraverso rapporto di convenzione con le Regioni”.

LUCRO: Capogruppo Idv in via della Pisana che motiva la mozione concludendo: “La situazione attuale vede una miriade di società private che svolgono il servizio con costose proroghe di 3 mesi in tre mesi, in attesa di una gara europea che non si sa se e quando si terrà. La questione fondamentale è che un servizio di emergenza non può essere affidato ai privati, in quanto i privati lavorano per il profitto e sulla salute dei cittadini non si può lucrare. Inoltre statisticamente numerosi interventi della Croce Rossa si concludono con la gestione del soccorso da parte del medico a domicilio, mentre oggi ogni intervento sfocia con il trasporto nel pronto soccorso più vicino. La conseguenza è il congestionamento che sta esplodendo in questi giorni. Una decisione – conclude - incomprensibile sotto ogni punto di vista, valida solo, forse, a pagare qualche cambiale elettorale".

RISPOSTA DELLE CROCI PRIVATE: Mozione di Vincenzo Maruccio che ha trovato la risposta di Croce Blu, Nuova Croce Verde Romana - Croce Bianca Italiana - Croce Medica Italiana - S.E.A. - San Paolo della Croce che in in una nota congiunta replicano: “Era abbastanza facile, per non dire banale, coinvolgere le società che hanno rilevato la convenzione dell’emergenza sanitaria nel Lazio nel caos che ha coinvolto. C’è voluto tempo, ma alla fine qualcuno il passo l’ha fatto. Parliamo del capogruppo IDV nel consiglio regionale del Lazio Vincenzo Maruccio, che ha chiesto in una mozione il ritorno alla Croce Rossa Italiana per la gestione del servizio di emergenza sanitaria, sia attraverso convenzione ordinaria o a chiamata o in caso di maxi eventi ed emergenze. Maruccio parla bene, ma sembra essere male informato, facendo gli stessi errori di quelli che, negli scorsi mesi, hanno trattato il medesimo tema".

PRIVATI: Cominciamo dall’affermazione più importante, perché va a toccare proprio il tema caldo di queste settimane. “La questione fondamentale è che un servizio di emergenza non può essere affidato ai privati, in quanto i privati lavorano per il profitto e sulla salute dei cittadini non si può lucrare. Inoltre statisticamente numerosi interventi della Croce Rossa si concludono con la gestione del soccorso da parte del medico a domicilio, mentre oggi ogni intervento sfocia con il trasporto nel pronto soccorso più vicino. La conseguenza è il congestionamento che sta esplodendo in questi giorni. Una incomprensibile sotto ogni punto di vista, valida solo, forse, a pagare qualche cambiale elettorale".

EMERGENZA: Per Maruccio quindi la colpa di questi giorni di emergenza è di enti come la Croce Blu, la Nuova Croce Verde Romana, la Croce Bianca Italiana, la Croce Medica Italiana, S.E.A. e San Paolo della Croce, che hanno la sola colpa di gestire alcune postazioni di 118 – il 5 per cento rispetto al totale della Provincia: il restante è ancora assegnato alla Croce Rossa - e lavorano solo per i soldi. Tra l’altro, se il problema sono i soldi, non risulta che la Croce Rossa non abbia percepito, legittimamente, fondi regionali per la gestione dell’emergenza. E la preparazione del personale risulta essere, allo stato dei fatti, la medesima, così come l’obiettivo è lo stesso, quello di garantire un servizio primario che metta al primo posto la salute dei cittadini. Valore che non dovrebbe conoscere steccati: se una struttura lavora bene, è valida a prescindere se sia di natura pubblica o privata.

PERSONALE: Altra questione è quella del personale: i 91 dipendenti della Croce Rossa non hanno perso il lavoro, ma sono stati riassorbiti in organico dalle sei organizzazioni, alle stesse condizioni contrattuali  che avevano alla Croce Rossa. Altra “svista” nelle parole di Maruccio è quella relativa alla gestione del soccorso in loco da parte del medico in ambulanza. Nulla è cambiato, se pensiamo che due delle postazioni con il medico sono gestite dalla Croce Blu – a Guidonia e all’ospedale Sant’Eugenio – che ha già fatto sapere di aver registrato, nella sola Guidonia, il 40 per cento in meno di trasporti verso il pronto soccorso grazie proprio alla presenza del dottore in automedica.

SOLDI: L’ultima precisazione va fatta sui soldi in ballo in questa storia: “Ares e Regione hanno fatto una operazione di assoluto rilievo, garantendo la stessa offerta  - spiegano i rappresentanti della Croce Blu, della Nuova Croce Verde Romana, della Croce Bianca Italiana, della Croce Medica Italiana, della S.E.A. e di San Paolo della Croce - di servizi sociosanitari per la provincia con il 15 per cento in meno rispetto agli accordi previsti con la Croce Rossa”. Un fattore significativo, visto che, come privati, le varie Croci avrebbero potuto pervenire ad un accordo su cifre decisamente maggiori. Tra l’altro non sono state le strutture private a proporsi, ma la Croce Rossa a non voler rinnovare. E’ il caso quindi, in conclusione, di informarsi prima di parlare. Uno può pensarla come vuole, ma, ogni tanto, è bene evitare di dare, ancora una volta, visioni univoche e parziali.

 

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