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Tor Marancia: lo scheletro del San Michele ed il degrado del quartiere

L'edificio, che sorge accanto alla tensostruttura, è in stato di abbandono da 20 anni. Ed all'interno dello scheletro di cemento, dormono decine di clochard. Senza bagni, in una struttura pericolosamente accessibile

La tensostruttura che ospita 150 afgani, in viale Odelscalchi, concepita come centro di transito e rapidamente involutasi in centro di accoglienza, in più occasioni è stata bersaglio di polemiche. Tanto di rappresentanti istituzionali, quanto da parte di alcuni residenti.

Le critiche del Sindaco. “Il Sindaco – ci ha ricordato il Presidente Catarci in una recente intervista -  dopo 10 gg che  la tensostruttura era  stata collocata, probabilmente su pressione di qualche cittadino allarmato, aveva detto  'togliamo la tenda'! Un fatto che ha dell'incredibile, perché è stato  il suo stesso Vice Sindaco, l’Assessora alle Politiche Sociali Sveva Belviso con gli uffici del Comune e con diversi dirigenti capaci che si sono mossi su questa questione, a progettare il posto, a prendere la tensostruttura, a fare un contratto di affitto con il San Michele per il terreno ed infine ad  installarla. Il Municipio non avrebbe mai avuto né i  soldi, né l’ autorevolezza per fare quest’operazione, che pur caldeggiava. L’ha fatta il Vice Sindaco. E mentre la installava, il primo cittadino diceva, no, questa cosa la togliamo subito – sottolinea Catarci - probabilmente anche ignorando che l’aveva fatto il suo Vice. E questo la dice lunga sulla coesione della Giunta Alemanno”.
Chiarito, da parte del Presidente del Municipio XI, quale sia la materiale paternità della tensostruttura, e spiegata la genesi delle polemiche che ad essa si sono rivolte, c’è un’altra cosa da segnalare.

Lo scheletro del San Michele. “Vorrei aggiungere che a fianco della tensostruttura, da vent’anni il San Michele ha un edificio abbandonato, uno scheletro di cemento, che da su Via di Tor Cervara. Il Municipio ha scritto ripetutamente, anche molto recentemente,  sollecitando il San Michele ad una rapida messa in sicurezza dello stabile, perché quello è un posto pericoloso, dove le persone vanno pure a dormire nei due piani sopraelevati, arrampicandosi – ci fa notare Catarci - E’ da sempre pieno di senza fissa dimora. IN questo momento, quelle persone che sonon aumentate anche di numero, sono state facilitate dal fatto che il San Michele ad una prima sollecitazione, ha tagliato l’erba. E dunque è più facile arrivarsi”.

Un bagno pubblico a cielo aperto. Ricordiamo che, a ridosso dell’estate, è stato approntato un intervento di pulizia dell’area,  inondata di sterpaglie e immondizie. “ Il risultato – riprende il Minisindaco – è che si vede tutto, anche meglio di prima, e quindi possiamo constatare che sono decine le persone che vanno a dormire lì. La situazione è fuori controllo ed è impattante per il quartiere. Ad occhio nudo si vede quando queste persone vanno a fare i loro bisogni, poiché non c’è neppure un bagno pubblico. Come Municipio al San Michele abbiamo chiesto l’abbattimento, poiché non crediamo che verrà mai completato. Ma nell’immediato chiediamo la sua messa in sicurezza, ma il Comune non si esprime sulla questione. Anzi, il centrodestra, che sostiene come il tendone causi un sacco di problemi, facendo una speculazione sciacallesca ed ignorando che la cooperativa che vi lavora l’ha messa la sua Assessora Belviso, sullo scheletro non dice niente”.

Lo scheletro, il tendone ed il vero degrado. Il problema dunque, stando alle dichiarazioni del Presidente Catarci,  non è la tensostruttura. Il vero centro di degrado è l’edificio, in stato di abbandono, del San Michele, anche se è stato ripulito dalle sterpaglie che lo circondavano.
 “Quello scheletro di cemento è un luogo di degrado per le persone e per il quartiere, da vent’anni sta lì e nessuno, al di fuori del Municipio, trova nulla da ridirci.  Ma che ci sta a fare il comune di Roma? – si chiede il Presidente Catarci -  La Belviso che mette in piedi, lì a fianco, un servizio di emergenza com’è stato il tendone, e  se lo vede prendere a schiaffi perché c’è un contesto pesante, possibile che non abbia la forza, il coraggio, l’oculatezza di prendere in mano l’iniziativa e dire che il problema sta più là che qua – incalza Catarci, facendo riferimento alla disparità di trattamento subito dagli ospiti dello scheletro e da quelli della tensostruttura -  Perché qua ci sono i bagni, sono fruiti e ci sono un sacco di associazioni che vi lavorano. E di lì non c’è nessuno , fanno la pipì in mezzo alla strada, non si lavano,  determinando una situazione complessiva  che è propria di una condizione di degrado ed abbandono”.
 

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