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Bidet di San Paolo: la recinzione è ridotta ad un colabrodo

Il Municipio aveva diffidato la proprietà "a mettere in sicurezza l'edificio ed a ripristinare la recinzione dell'area di cantiere". Quest'ultima però, piena di varchi abusivi, è ridotta ad un colabrodo

Il “bidet” continua a rappresentare un forte attrattore di degrado  per San Paolo. Ma anche di insicurezza sociale. E l’aver posto un servizio di guardiania all’ingresso, su via Tito, non sembra aver risolto il problema. Anche perché, tutto intorno, l’area risulta facilmente aggredibile, soprattutto per la presenza di numerosi accessi abusivi.

LA DIFFIDA DEL MUNICIPIO - Nel mese di maggio il Municipio VIII aveva provato a dare uno scossone ad una situazione cristalizzatasi negli anni. Il Presidente Catarci aveva scritto una lettera di diffida alla società Acquamarcia, poi appesa anche sui bandoni perimetrali dell’edificio. Nel documento, ancora affisso sul lato di piazza Zoagli, si legge chiaramente che “la proprietà e/o gli aventi causa sono diffidati a provvedere alla bonifica, alla messa in sicurezza ed alla chiusura dell’edificio, nonché al ripristino della recinzione dell’area di cantiere”.

I GRATTACAPI - Si fa inoltre notare, nella lettera firmata da Catarci, che l’edificio ha  già creato qualche apprensione per la comunità locale. In particolare si fa riferimento ad  “un incendio  accorso il 14 maggio, per il quale si è reso necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco”.  Inoltre viene ricordata anche  l’ occupazione del 28 marzo, “per eseguire il cui sgombero è stato necessario ricorrere alle Forze dell’Ordine”.   Qualche grattacapo, per l’ente e per le stesse Forze dell’Ordine, quell’edificio che Catarci vorrebbe venisse acquisito dal Comune al patrimonio pubblico, lo sta creando. A conferma di ciò, abbiamo assistito all’avvio di un’operazione di polizia avvenuta nel tardo pomeriggio, attorno alle 17.30.

IL PERIMETRO COLABRODO - Sfruttando l’accesso creato abusivamente su via Galba, abbiamo visto tra i 4 ed i 6 agenti di polizia, accompagnati dal vigilante privato, addentrarsi all’interno del cantiere. Non conosciamo le motivazioni di quell’operazione. Tuttavia abbiamo rilevato la presenza del medesimo varco che fotografammo lo scorso maggio. All’epoca volevamo dimostrare la vulnerabilità del perimetro.  Oggi lo stesso punto, ci è parso versare nelle medesime condizioni della primavera scorao, nonostante la diffida del municipio. L’unica differenza è data dai resti d’ un nastro giallo della polizia municipale, fatto a brandelli. Evidentemente, se l’obiettivo è quello di “ripristinare la recinzione dell’area di cantiere” , come la diffida chiedeva, servirà ben altro.

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