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San Paolo: a Casale Garibaldi si mangia etnico favorendo autoreddito ed inclusione

Casale Garibaldi riapre al pubblico col mercato contadino e artigianale, ma anche con il progetto Makì Sapori dal Mondo cucinati dal gruppo Richiedenti Asilo Roma

La vicenda legata alla lunga ristrutturazione di Casale Garibaldi, comincia ad avvicinarsi al lieto fine. Sabato 1 giugno, infatti, sarà possibile visitare le aree in via di recupero e quelle, dopo un tormentoso tira e molla con la Regione, già ripristinate.

Tra quest’ultime, la terrazza, il prossimo fine settimana, sarà il palcoscenico di un interessante esperimento d’inclusione sociale. Contestualmente al mercatino contadino e dell’artigianato terra/TERRA che, in via Valeriano 3f è di casa, viene data la possibilità ai curiosi di conoscere ed assaggiare anche i  “Sapori dal Mondo” che saranno realizzati da Makì, il progetto dei richiedenti asilo a Roma. “Il Maquis è il nome in francese d’un tipo di ristorante diffuso in tutta l 'Africa occidentale – scrivono gli organizzatori dell’iniziativa del primo giugno - Si tratta di luoghi popolari di incontro, scambio e svago. Generalmente non sono segnalati e non c’è nulla che identifica la loro funzione. È un po’ come stare a casa. Sono luoghi familiari creati dalle mani esperte di cuochi. Si mangia e si beve mentre si ascoltano racconti e si sorseggia il carcadè”.

Dal Maquis al Makì il passo è breve, in quanto, quest’ultima “è la nuova versione meticciata, quella che offrono i rifugiati di questa città”. Sabato sarà pertanto possibile assaporare un “Menù Makì Migration” ovvero “una contaminazione dei sapori del Bangladesh cucinati da un giovane rifugiato che, nel suo lungo viaggio attraverso l'Asia e l'Europa, ha reinventato, trasformato, addolcito i suoi piatti tradizionali” scrivono i curatori dell’iniziativa. Per info e costi è stato attivato un apposito evento facebook. L’appuntamento per gli amanti della cucina etnica, e non solo, è fissato in via Valeriano 3f, zona San Paolo. E’ l’occasione per rivisitare il Casale dopo il lungo restauro ma anche per favorire l’inclusione sociale e l’autofinanziamento che il progetto Makì promuove.

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