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Ardita San Paolo, quando il calcio torna alle sue origini

Da quasi due anni a San Paolo si sperimenta l'azionariato popolare con una tessera rilasciata in base alla condizione sociale, che dà diritto a riduzioni ed omaggi

Il calcio, lo sport nazionalpopolare per antonomasia, da tempo ha smarrito la sua strada. Da fattore di condivisione, da momento di aggregazione, la partita di pallone si è trasformata  nel corso dei decenni, in qualcosa di profondamente diverso, capace di muovere interessi milionari e, anche per questo, in grado di veicolare  fenomeni criminogeni, quando non direttamente criminali.

LA REAZIONE AL CALCIO MODERNO - La deriva del calcio moderno, tuttavia, incontra delle sacche di resistenza. Si tratta di un numero di persone che, nel territorio dell’ex Municipio XI, ha deciso di elaborare un’alternativa, di tentare quella strada in Italia spesso vagheggiata e mai intrapresa, dell’azionariato popolare. Cercando di riportare il pallone alle sue origini ed alla sua missione sportiva: favorire l’incontro, la partecipazione e la condivisione, cosa mai avvenuta, delle scelte strategiche. Nel territorio del Municipio XI, la società che assomma in sé tutte le conseguenza dell’impostazione descritta, è l’Ardita San Paolo. “Nasce nell’estate del 2011 dal sentimento comune di un gruppo di amici stanchi di alcune dinamiche che regolano il calcio moderno -  ci spiega Giulia Maderni dirigente massaggiatore - dopo l’ennesimo scandalo legato alle scommesse che si assomma a quelle del doping, abbiamo pensato che, dal momento che il calcio è per noi comunque una passione, perchè non rivisitarlo a modo a nostro?”

L'AZIONARIATO POPOLARE - La rivisitazione, che ci racconta sempre Maderni, si è caratterizzata subito per una scelta: “Abbiamo deciso di adottare un modello di finanziamento dell’ azionarato popolare, ma sui generis.  In altre parole – ci spiega Maderni che, essendo un’infermiera, si occupa anche degli aspetti sanitari legati all’attività calcistica dei giocatori -   Abbiamo deciso di iniziare questo percorso finanziandoci e facendo tesserare con noi i nostri tifosi. La tessera ha un costo variabile a seconda della condizione sociale del tifoso, per cui si va dai 50 euro per i lavoratori ai 30 per i disoccupati, passando per i 40 euro degli studenti”. La novità più grande, di questa tessera del tifoso che ha differenza di altre è particolarmente ambita è che “i diritti ed i doveri sono gli stessi. In altre parole, ognuno ha diritto di votare, nell’assemblea dei soci. Inoltre – e questo dimostra l’ampia adesione del territorio al progetto - si può godere di convenzioni stipulate con diverse attività commerciali di zona. Dai ristoranti ai negozi per animali, dai negozi sportivi ai pub – elenca Giulia Maderni -   si tratta di numerose attività commerciali che hanno deciso di dare il loro sostengo a chi sottoscrive la tessera, con sconti o con omaggi”.

UN CALCIO DA RISCOPRIRE -  I risultati raggiunti dall’Ardita San Paolo, non vanno solo analizzati attraverso l’adesione dei commercianti di zona. Infatti “ad oggi siamo 150 persone ad essere tesserate ed abbiamo 350 supporter” ricorda Materni: e dal momento che si tratta comunque della Terza Categoria  della Lega Nazionale Dilettanti e che il progetto non ha ancora compiuto due anni di vita, si tratta di un ottimo risultato, finora conseguito. “Sabato giochiamo in casa, in zona Marconi, e più precisamente a Lungotevere Dante 5, sotto il ponte Marconi – ci ricorda la dirigente massaggiatrice, a cui chiediamo di svelare il sogno del cassetto – Beh, ci piacerebbe gestire un impianto comunale per trasmettere i nostri valori, attraverso una scuola calcio. Poi, in prospettiva, non sarebbe male riuscire a creare, con gli stessi obiettivi, anche una  bella  polisportiva”.  Intanto, però, l’Ardita San Paolo è una bella realtà, che applica una forma di calcio popolare, tutta da ri-scoprire.

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