GarbatellaToday

Municipio VIII, fallita la mediazione di Paolo Ferrara. Ora Pace potrebbe dimettersi

Le divergenze sul futuro urbanistico degli ex Mercati Generali sono state soltanto sopite. Giallo sull'addio di Massimo Serafini, fedelissimo del presidente

Dimissioni a mezzo stampa, altre che sarebbero state date ma di cui nessuno ha notizie; ultimatum, condizioni, rivolte silenziate. La crisi del VIII municipio assume i toni del giallo e si colora di parole più consone a scenari di guerra che allo sbandierato rinnovamento a Cinque Stelle. L'ultima notizia è relativa ad un incontro ultimatum tra Paolo Pace e la sindaca Raggi in cui il presidente di municipio avrebbe posto un aut aut: o si silenziano i talebani o sono pronto a dimettermi nel giro di 48 ore. Toni che oggi spingono due giornali a parlare della chiusura dell'avventura pentastellata a Garbatella. Qualcuno le dimissioni le avrebbe addirittura date. Si tratta di Massimo Serafini, vice e uomo di fiducia di Pace, la cui testa da tempo è stata chiesta dai consiglieri "rivoltosi". Parliamo al condizionale perché di questo atto nessuno ha notizia ufficiale. 

Nonostante la mediazione e l'esultanza del capogruppo capitolino Paolo Ferrara, le posizioni in municipio restano quindi lontane. Sul futuro degli ex Mercati Generali, ognuno è rimasto nella propria trincea. Il presidente Pace ed i suoi sei fedelissimi, continuano a credere, come il Centrosinistra ed il Centrodestra, che il progetto già passato in conferenza dei servizi debba andare avanti. 

Interpellato da RomaToday ieri in serata il numero uno di via Benedetto Croce spiegava: "Se il progetto dovesse ripartire, si aprono due strade. Secondo il parere dell’Avvocatura Capitolina, da me appreso leggendo i giornali, la prima opzione è conseguente all’eventualità che la delibera non sia firmata dalla Giunta Capitolina. Nel qual caso si debbono restituire i 111 milioni già spesi  per opere pubbliche cui si sommano 40 milioni di penali. E non basta, perché ci sarebbe sempre la possibilità di un danno erariale. L’altra strada prevede che il Comune dichiari decaduta la concessione. Un’opzione che potrebbe essere però impugnata dagli investitori". 

"In un caso e nell’altro – conclude Pace- si andrebbe a determinare una situazione per cui si rimane con un cantiere sequestrato per anni. Con molti milioni di euro versati dal Comune per niente.  Perché a quel punto devi ripartire da zero, con meno soldi ed avendo perso un sacco di tempo. E chi sarà poi a farne le spese, se non i cittadini romani?".

I 9 dissidenti, silenziati dal Campidoglio, non parlano, ma la loro posizione è chiara ormai da tempo: ridiscutere del progetto insieme ai cittadini, ovvero ripartire da zero. La mediazione di Paolo Ferrara sarebbe consistita nel silenziare le divergenze, ottenendo di fatto come risultato la "non decisione" del municipio. Ma a quali condizioni? Sul piatto restano sempre le stesse carte. 

Il presidente Pace, come ha già avuto modo di dichiarare in passato, non è intenzionato a rinunciare al suo vice.  “Io ho accettato di avviare quest’esperienza politica, solo dopo aver ottenuto la disponibilità di Massimo Serafini  a collaborare con me  e non è stata cosa facile" aveva dichiarato il Minisindaco in un’intervista rilasciata a Romatoday l’8 gennaio. Difficile quindi che la richiesta di sostituirlo possa oggi essere presa in considerazione, nonostante le voci che vogliono l'atto già presentato addirittura mercoledì scorso. Ribadiamo però che di quest'atto nessuno ha notizia ufficiale.

L’altra condizione che aveva spinto i 9 “talebani” a ritirare la propria delibera sugli ex Mercati Generali, era l’avvio di una discussione sulla riqualificazione di quegli spazi. Un’opzione che non sembra praticabile. “Da quanto mi ha detto la sindaca, non c’è alcun dubbio che il progetto andrà avanti così com’è” ha dichiarato Paolo Pace in un’intervista rilasciata a Lorenzo Vendemiale e riportata il 7 marzo  su Ilfattoquotidiano.it . 

I talebani tacciono, Pace insofferente incontra la sindaca. Lunedì sarà harakiri?
 

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