Lunedì, 20 Settembre 2021
Ostiense Garbatella / Via del Porto Fluviale

Addio alla Saccheria Sonnino: Ostiense saluta un pezzo di storia

La nipote dello storico fondatore annuncia la fine dell'attività dopo 90 anni in via del Porto Fluviale

Dopo oltre 90 anni di attività nel quartiere, in via del Porto Fluviale ha chiuso la Saccheria Sonnino. Da oggi, primo settembre, Ostiense rimane orfana di una delle realtà imprenditoriali che l’hanno maggiormente contraddista.

La notizia 

A dare l’annuncio è stata Serena Sonnino. “Mio nonno Giovanni aveva trasferito qui la saccheria dalla Bocca della Verità e negli ultimi 50 anni è stata gestita da mio zio Carlo che è venuto a mancare 3 anni fa” ha spiegato Serena Sonnino. A quel punto l’attività è stata gestita dal padre e dalla zia per qualche anno, “soprattutto per una questione affettiva”. La saccheria, però, non è arrivata alla terza generazione.

Ad Ostiense dal 1930

Avviata nel 1856 e trasferitasi ad Ostiense nel lontano 1930, l’attività avviata dalla famiglia Sonnino a pochi passi dal Tevere, ha definitivamente chiuso i battenti. “Noi nipoti abbiamo preso altre strade – ha spiegato Serena Sonnino – per cui con molta tristezza nel cuore abbiamo deciso di concludere questa attività centenaria”.

Un pezzo di storia

La “Saccheria”, la cui insegna sulla facciata dell’immobile è rimasta per nove decadi, ha rappresentato un pezzo di storia del quartiere. Ha vissuto momenti drammatici legati all’occupazione ed ai bombardamenti del 1944, che colpirono e danneggiarono seriamente l’edificio. Ricostruito nel dopoguerra il palazzo ha continuato ad essere il fulcro dell’attività di produzione di tessuti di lana e sacchi di iuta anche se, nel tempo, ha dovuto accettare dei cambiamenti. Si è aperta ad un mercato in costante trasformazione, ha esplorato nuove nicchie, e l’insegna “Camping”comparsa al piano terra sta lì a dimostrarlo. 

Resta un simbolo di Ostiense

La saccheria ha seguito la parabola del quartiere industriale nel quale era ospitata.  Lo ha fatto ricavandosi comunque un posto nell’immaginario collettivo. Come il Gazometro e tutte quelle strutture, al di là del ponte di ferro, rendono quel quadrante cittadino così identitario. 
 

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