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Garbatella: nasce il coordinamento tra le strutture ospedaliere in lotta

Durante un'assemblea al CTO, gli operatori dei 6 ospedali romani a rischio chiusura, hanno scelto di coordinare le loro richieste per una sanità pubblica. Ed intanto prosegue l'occupazione con l'ausilio della Prociv Arci

Non si esaurisce la contestazione degli operatori sanitari che operano all’interno del CTO.

UNA TENDA PER GLI OCCUPANTI - Al contrario, da sabato pomeriggio, grazie all’intervento del Coordinamento Prociv Arci, ovvero della protezione civile attraverso le  associazioni Brigata Garbatella e Brigata Volontaria Roma, gli occupanti hanno una tenda da campo dove poter stare.

PROSEGUE L'OCCUPAZIONE - Per quanto riguarda la contestazione, abbiamo parlato con un operatore che la sta vivendo dal primo giorno. “L’occupazione è partita il 6 dicembre – ci spiega l’operatore Giulio (nome di fantasia ) - E’ stata costituita all’interno dell’ospedale un’assemblea pubblica e da lì è cominciata, per una scelta unanime, l’occupazione che tuttora prosegue qui all’interno del CTO”. Il CTO, come in altri momenti ricordato, è una struttura ospedaliera che, nel corso dell’ultimo anno, ha fornito 75mila prestazioni. Si tratta evidentemente di una realtà importante per il territorio, ma non soltanto. All’interno dell’ospedale di via San Nemesio, poi, vi lavorano moltissime persone, di conseguenza, oltre al problema dell’interruzione nell’ erogazione del servizio, che una chiusura del CTO determinerebbe, vanno fatte delle considerazioni anche sul versante occupazionale.

POSTI A RISCHIO E MURI DI GOMMA - “All’interno di questa struttura – ci spiega Giulio - Calcoliamo che tra medici, ausiliari ed infermieri lavorano circa 540 operatori, che saranno messi in mobilità, non si sa dove. Ma poi va calcolato l’indotto più le aziende esterne che però lavorano all’interno del CTO, e quindi si può concludere che parliamo di migliaia di posti di lavoro a rischio”. Una cifra ragguardevole e relativa ad una sola degli ospedali che verranno chiusi a Roma.A tal proposito, chiediamo come sono venuti a conoscenza di questa possibilità “ Lo abbiamo saputo appreso dagli organi di stampa che quest’ospedale veniva chiuso – ammette Giulio -  e da lì subito ci siamo attivati con quest’assemblea chiedendo al Direttore Generale  dell’Asl Rm C delle informazioni, che a tutt’oggi latitano, in quanto non abbiamo notizie ufficiali da parte della direzione generale. In effetti non abbiamo mai avuto,ad oggi, un’interlocuzione diretta. Ma la nostra assemblea  ha deliberato anche un piano di rilancio del CTO inviato, pure questo,  al Direttore Generale ed agli organi di stampa. Per l’ennesima volta, non ci ha risposto nessuno e neppure si è visto qualcuno in questa struttura, a parte il presidente del Municipio XI il consigliere Provinciale Peciola ed un altro paio di consiglieri regionali”.

GLI OSPEDALI IN LOTTA SI COORDINANO - Dunque nessuna novità, da questo punto di vista, rispetto a quanto un altro operatore aveva già pubblicamente denunciato in occasione del presidio davanti la Regione Lazio. Ma una notizia importante, in queste ore, c’è stata. “Da venerdì si è costituito un coordinamento con le altre strutture ospedaliere in lotta, come il San Filippo, lo Spallanzani l’Eastman, il Forlanini, l’Oftalmico. Tutti questi ospedali, con alcuni loro operatori,  erano presenti all’assemblea che  abbiamo svolto venerdì scorso, qui al CTO, ed inaieme, all’unanimità, abbiamo votato la nascita del coordinamento, che adesso è ufficialmente costituito, a salvaguardia della sanità pubblica”.

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