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Tor Marancia: la lotta per la casa ha origini lontane

Dall'occupazione di Casale de' Merode, dove sabato prende avvio il Canevale Antirazzista, riparte il confronto sull'utilizzo degli spazi pubblici come bene comune

Il territorio del Municipio XI è attraversato, non certo da oggi, da una preoccupazione sempre più evidente rispetto a quanto, sul piano urbanistico, sta bollendo in pentola. Sono sempre più numerose le associazioni, i comitati ed i semplici cittadini che hanno sottoscritto l’appello contro la possibile cementificazione dell’ex Fiera di Roma. Ma la protesta è ben più ampia, e nasce da lontano. Con l’occupazione di via Casale De Merode, a Tor Marancia.

LE ORIGINI - “L’occupazione nasce circa 7 anni fa, all’epoca dello scandalo di lady Asl che coincise con una manifesta emergenza abitativa, già allora pesantissima – ci spiega Luca Fagiano, del Comitato di Casale De Merode e quindi del Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa -  Si decise allora, in pieno inverno, di montare una tenda per i precari, in via Casale De Merode, per sollevare l’attenzione sui tantissimi senza casa, chiedendo agli Enti delle risposte immediate”.

NASCE L'OCCUPAZIONE - L’individuazione dell’area, ovviamente non fu casuale. “All’epoca si scelse il S. Michele perché era il simbolo dello spreco e delle risposte che non arrivavano, e tutt’ora non arrivano, per gli sfrattati, i senza casa della città, di contro ai meccanismi truffaldini che portavano i privati a speculare sulle cliniche fantasma che fatturavano come fossero attive, derubando i soldi dalle casse pubbliche.  Dopo quei 2 mesi  - ricorda Luca - si decise di passare, in assenza di risposte, ai fatti. Da quel momento in poi è venuta fuori l’occupazione di via di Casale De Merode, un modello di convivenza ed autogestione tra persone che venivano anche da diversi quartieri della città. Si sono aggregate tante compagnie teatrali e con i vari laboratori, spettacoli, il via vale delle sale prove, è stato riempito un vuoto”.

GLI SPRECHI - Gli spazi del Teatro de MeRode, sono gli stessi in cui, durante gli ultimi giorni, sono stati realizzati i preparativi per il Carnevale Antirazzista che si svolgerà sabato 9 febbraio. Ma tornando all’occupazione “ da quella fase in poi  - riprende a raccontare Luca - è venuto alla luce il problema complessivo della gestione non solo delle cliniche, ma di tutto lo spreco del San Michele e di altre I.P.A.B. (Istituto Pubblico di Assistenza e Beneficenza) : un patrimonio lasciato in parte abbandonato ed in stato di degrado, in parte distribuito in maniera clientelare per fare attività profit, che poco hanno a che fare con il voler rispondere alla storia e vocazione delle IPAB e poco hanno a che fare con le esigenze dei cittadini”.

IL TEATRO - Ed a proposito di esigenze, il residente ci spiega che si tratta "di un’occupazione in gran parte abitativa con l’eccezione del Teatro De MeRode che svolge laboratori rivolti ad adulti e bambini, musica, danza, eventi culturali gratuiti a disposizione del quartiere. Domani ci sarà il Carnevale Antirazzista, realizzato a costo zero, e una delle due partenze è prevista che sia proprio da Casale De Merode. Sono settimane che i bambini si stanno preparando per questa occasione”.

L'ASSEMBLEA DI QUARTIERE - Questa è la storia, in sintesi, di un’occupazione che dura da circa 7 anni. Facendo un passo in avanti, ed arrivando agli ultimi giorni, Luca ci ricorda che “è nata un’assemblea di quartiere, nata intorno all’occupazione e giovedì scorso abbiamo avuto un incontro cui ha partecipato il Presidente del Municipio XI ed un rappresentante dell’IPAB a cui abbiamo presentato una piattaforma di rivendicazioni e partire da un grande spazio teatrale ed una biblioteca, da ricavare nel teatro abbandonato del San Michele” poiché quello che attualmente utilizzano, è ricavato dagli scantinati.  “Potrebbe essere un passaggio importante, anche in ragione del fatto che, dal Municipio e dall’IPAB, è stato preso  è stato l’impegno a convocare un tavolo con le realtà che vogliono lavorare per la riqualificazione del San Michele. Abbiamo però notato delle resistenze e non vorremmo – conclude Luca -  che ci fosse la volontà di cedere ai privati quello che invece era e deve tornare ad essere un bene comune”.

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