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Garbatella: centinaia di lavoratori del CTO manifestano davanti la Regione

Un corteo con tanti striscioni e moltissime persone, partendo da via San Nemesio, ha raggiunto gli altri operatori ospedalieri laziali, davanti la sede della Regione

Si è conclusa la manifestazione indetta dagli operatori del CTO e sostenuta, tra le varie realtà, anche dal Municipio Roma XI, oggi presente con uno striscione giallo in cui campeggiava in rosso  la scritta: “Salviamo la Sanità Pubblica”.

LA MANIFESTAZIONE DEL CTO - Al corteo, partito come da programma intorno alle ore 9:30, hanno preso parte diverse centinaia di persone, molte delle quali rappresentate dai lavoratori del centro traumatologico. Numerosi sono stati gli striscioni e gli slogan contro il Governo Monti, ritenuto corresponsabile della situazione in atto. Ma anche molti striscioni contro il Direttore Generale della Asl Rm C Paone. Raggiunti gli altri manifestanti, a giudicare dalle bandiere più sindacalizzati  rispetto a quelli che hanno preso le mosse dal CTO, le varie anime sono confluite e si sono alternate al microfono su un palco allestito di fronte la Regione Lazio.

LA LUNGA CRISI DEL CTO - Abbiamo registrato la dichiarazione rilasciata da un operatore del centro traumatologico della Garbatella : “il CTO è in agitazione da giovedì quando abbiamo saputo dagli organi di stampa che chiudeva quell’ospedale, che costituisce l’eccellenza dell’orto traumatologico del centro sud – spiega dal palco il lavoratore, che poi aggiunge - Già dal 2009 hanno iniziato a chiudere le ortopedie, l’urologia, la chirurgia vascolare, la chirurgia generale, la neurochirurgia, il pronto soccorso, e ci vengono a dire che non si fa produttività. Ci nascondiamo dietro a Bondi il tagliatore di teste, ma non è così – incalza l’operatore -  perché Bondi ha detto solo di razionalizzare i costi, ma sono i direttori delle Asl che stanno chiudendo, non è Bondi”.

GLI SPRECHI ED I PRECARI DEL CTO - Un altro passaggio, del discorso fatto dal lavoratore del Centro Traumatologico Alesini, è risultato particolarmente interessante, anche in funzione degli sprechi denunciati e della crisi di rappresentanza degli attori sindacali, almeno in quella struttura. “Al CTO noi abbiamo un eliporto, inaugurato tre volte negli ultimi anni. Arriva l’eliambulanza, atterra sull’elicottero ed arriva l’ambulanza, carica il paziente e lo porta al S. Camillo. L’elicottero rimane fermo in pista 2 ore, perché deve aspettare il medico che ritorna con l’ambulanza dal S. Camillo. Questi sono costi, queste cose vanno tagliate, no i posti di lavoro”. Ed ancora “L’ASL RM C ha 38 precari – ricorda sempre lo stesso operatore dal palco -  Guarda caso è stato fatto un bando per 38 infermieri, che vanno a coprire i precari che vanno a casa. Queste cose noi dobbiamo evitare. Poi le belle parole, la politica e i sindacati vanno bene, ma ci devono dare una mano, non devono fare le passarelle. Noi siamo in occupazione da giovedì, ma dove stanno i segretari regionali, non si sono visti”.

LA CRISI DELLA ASL RM A - Ma quella di oggi non sarà ricordata solo per la protesta dei lavoratori del CTO di via S. Nemesio. Sono state molte migliaia, infatti, le persone che, venendo da tutta la regione, sono confluite in via Rosa Raimondi Garibaldi.  Tra questi, gli operatori dell’ “EASTMAN  che – spiega uno di loro dal palco - fa parte della Asl Rm A che negli ultim i 5 anni ha subito la chiusura di 2 ospedali, il San Giacomo, non più tardi di 4 anni fa e prima il Regina Margherita. Chiusi  solo ed esclusivamente per ragioni politiche, distruggendo ciò  che  di buono c’era. L’EASTMAN  è l’unico ospedale odontoiatrico del centro sud, l’unico pronto soccorso h24  e viene azzerato per una mancanza di linearità dell’onorevole Bondi. Noi siamo qui a manifestare e supplicare di non tagliare i posti letto, di non licenziare 4mila precari  che finora hanno salvato gli ospedali romani dal collasso”.
 
LA VICENDA DEL CRISTO RE - Abbiamo incontrato anche delle lavoratrici del Cristo Re, che ci hanno ricordato la loro situazione “L’ospedale Cristo Re, che si trova alla Pineta Sacchetti ,  ha incominciato per primo nel Lazio ad avere problemi economici, tre anni fa. All’inizio ci furono solo dei ritardi di pagamento – ci informa un’operatrice - cominciando con una settimana, 15 giorni, fino ad arrivare un anno fa a tre mesi senza stipendio. Siamo stati in un momento di difficoltà enorme. Alla fine la gestione,che è delle suore, è riuscita a trovare un compromesso per cui adesso stanno vendendo ad una società privata. Il Cristo Re è classificato come ospedale assimilato al pubblico, ovvero la proprietà è religiosa, ma il servizio è pubblico.  Questo ospedale adesso è in vendita, ma per noi lavoratori è stata una grazia – riconosce la lavoratrice -  perché almeno vediamo lo stipendio tutti i mesi”.
Diversa ancora la situazione che stanno vivendo nella provincia di Roma come nelle altre città del lazio.

GLI OSPEDALI FUORI ROMA - “Noi siamo un gruppo di Civitavecchia e Viterbo con un unico problema: la scadenza dei rinnovi contrattuali, senza dei quali gli ospedali saranno chiusi.– ci spiega Sebastiano appena sceso dal palco -  Le strutture ospedaliere della nostra RM F sono due: San Paolo e Padre Pio di Bracciano, mentre a Viterbo c’è il Bel Colle. Ma non è un problema solo di presidi ospedalieri, perchè ci sono tutti i servizi territoriali per quanto riguarda il dipartimento di sanità pubblica, prevenzione, farmacie, tanti altri servizi al territorio che vengono meno, con tutte le conseguenze per la sanità pubblica. Considerando pure i precari del comparto, ci sarà la riduzione del 50% dei posti letti”.

LA CONDIZIONE GENERALE - In definitiva la situazione del CTO della Garbatella, che abbiamo capito essere in crisi da alcuni anni, non è la sola che si conosca nel Lazio. Al contrario, la manifestazione, il presidio e l’occupazione della Cristoforo Colombo evidenziano, semmai ce ne fosse bisogno, lo stato in cui versa la sanità pubblica nella Regione che, a prescindere dalla struttura ospedaliere, volendocela cavare con una battuta, non gode affatto di buona salute.

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