Sabato, 24 Luglio 2021
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XI municipio: rinviati quattro sfratti: l'emergenza però continua

Quattro casi, tutti estremi. Due coinvolgono persone di 86 e 96 anni, gravemente invalide. Altri due un invalido al 100 % ammalato e una donna con due figli piccoli vittima di un'ingiustizia amministrativa

Dovevano essere eseguiti in mattinata, ma i quattro sfratti annunciati nell'XI Municipio sono stati rinviati di pochissimi giorni, grazie alla mobilitazione dei cittadini, del Presidente del Municipio Andrea Catarci e dell'agenzia dei diritti dello stesso Municipio. Il rinvio è stato concesso in mattinata dai commissariati di quartiere e riguarda quattro situazioni gravissime: due coinvolgono persone di 86 e 96 anni, gravemente invalide, altri due casi un invalido al 100 % ammalato di Aids e una donna con due figli piccoli vittima di un'ingiustizia amministrativa.

Il rinvio è stato possibile grazie alla solidarietà dei cittadini e all'azione partecipata del Presidente Catarci, che si è presentato in mattinata in soccorso di ogni singola situazione, contribuendo personalmente alla contrattazione che ha permesso il rinvio. La solidarietà dei residenti, l'intervento di Andrea Catarci e l'intermediazione dell'agenzia dei diritti è servita, dunque, a prendersi del tempo per cercare soluzioni alternative alle mancate risposte del Comune di Roma, che ha mostrato totale disinteresse nei confronti dei casi in questione che, per motivi distinti non riusciranno ad usufruire dell'assegnazione di case popolari.

"Non sono bastate tutte le segnalazioni, le lettere, gli appelli rivolti dal Municipio XI al Sindaco e agli Assessori competenti per porre all'attenzione la necessità e l'urgenza d'intervento - spiega Andrea Catarci a ridosso della visita alla donna 96enne sotto sfratto - Non è servito descrivere l'esplosività dei singoli casi, visto che nelle stanze comunali nessuno ha sentito la necessità di prenderne cognizione né di fare una telefonata per fingere di muoversi. Questo è un elemento di irresponsabilità istituzionale".

I quattro coinvolti rappresentano solo una piccolissima parte di una situazione ben più vasta, denunciata esplicitamente dai rappresentanti dell'agenzia dei diritti. "Il bando per la richiesta di casa popolare è stato chiuso - spiega Simona Panzino dell'agenzia dei diritti- nessuno fra questi quattro casi ha potuto fare la domanda, dunque, non possono essere ospitati nei residence messi a disposizione. L'unica alternativa per i quattro sfrattati e le loro famiglie è la sala operativa sociale che prevede un'accoglienza in comune con altre persone fornendo dei letti singoli in alloggi di fortuna, il che disgregherebbe le famiglie coinvolte nello sfratto".

Il lavoro dell'agenzia dei diritti dell'XI Municipio ecco che diventa fondamentale per queste persone. Sono loro, infatti, gli unici interlocutori a cui spiegare la propria situazione in mancanza di risposte concrete dalle istituzioni. Le agenzie dei diritti si ingegnano per dare soluzioni di fortuna (tipo provvedere all'azione di picchetti antisfratto) o soluzioni tampone, come quelle dei casi in questione. "Ad oggi - prosegue Simona Panzino- l'unica risposta sono stati i movimenti di lotta per la casa a cui spesso ci rivolgiamo se abbiamo esigenze. Ci muoveremo con loro per i casi più urgenti fra questi".

Quello che preoccupa è che a rivolgersi a queste agenzie non sono più i precari della scuola, operai o extracomunitari, ma anche insegnanti, liberi professionisti, pensionati che fino a qualche tempo fa potevano essere considerati benestanti con entrata sicura e che invece oggi non riescono nemmeno a pagare l'affitto, vista la speculazione degli stessi, il caro vita e la privatizzazione di alcuni servizi sociali necessari per garantire un tenore di vita che permetteva se non altro di vivere. " L'utenza della nostra agenzia - spiega Marco dell'agenzia dei diritti dell'XI Municipio- è cambiata e al contempo si è moltiplicata. Oggi il problema riguarda chiunque, anche quelle persone che fino a poco tempo fa erano diffidenti a chiedere aiuto al servizio sociale municipale, che lo consideravano un servizio per 'sfigati' ".

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