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Roma 70: la fine dell’anno con un’ingiunzione di sfratto

Continua l’epopea degli inquilini degli ex Enti Previdenziali. In via Primo Carnera, una residente che vive lì dal 1987, ricevuta per Capodanno una lettera di sfratto, replica: “Bisognerebbe controllare se questi immobili sono stati costruiti in 167”

Il mercato immobiliare, ci hanno ripetuto nell’ultimo anno, è fortemente in crisi: il mattone non tira più come una volta.

L'EMERGENZA ABITATIVA - D’altra parte si costruiscono sempre meno alloggi popolari e l’ATER di Roma ancora non è in grado di stabilire a chi siano assegnati oltre duemila dei suoi alloggi presenti nella capitale. Il combinato disposto di questi fattori, è un’emergenza abitativa che, oltre al notorio caro affitti, soprattutto di quelli in nero, è ulteriormente aggravata dalla dismissione degli immobili di proprietà degli ex Enti Previdenziali. Oggi è il turno di Antonella (il nome è di fantasia) una signora con figli a carico che abita in via Primo Carnera, zona Roma 70. “E’ dal 1987 che sono inquilina dell’ENPAIA. In questo palazzo –ci dice, indicandone uno con molti striscioni di protesta appesi – ci abitano una cinquantina di famiglie. Ma nella stessa circoscrizione, ce ne sono altri tre, uno in via di Grottaperfetta, un altro in via Andrea Bonaiuto ed un ultimo in via Benedetto Croce”.

GLI INQUILINI ENPAIA - “Sappiamo  di per certo che Enpaia ha 160/170 sfratti attivi in questo momento, più parecchi inquilini che hanno firmato il contratto e che stanno andando verso la morosità -  prosegue la residente – in teoria avremmo dovuto rinnovare il contratto nel 2009. Loro, come avevano già fatto anche in precedenza, sono andati in trattativa con i sindacati più rappresentativi,  SICET, SUNIA, FEDERCASA, UNIONE INQUILINI, praticamente tutti tranne i sindacati di base. Hanno trovato un accordo e questo è il nostro enorme problema. Abbiamo fatto una denuncia pubblica verso i sindacati che ci hanno rovinato, sottoscrivendo un accordo capestro, di ci non eravamo a conoscenza”.Il risultato di questo accordo ha permesso agli inquilini di non dover concorrere sul libero mercato. “Cosa che, in effetti, è comunque capitata. Siamo finiti sul mercato, visto che la nostra prima sfrattata, in questo momento, paga circa 1000 euro per 70mq. OVvero  soltanto 20 euro in meno di quello che le avevano richiesto, per sottoscrivere il nuovo canone”.

CAPODANNO CON SFRATTO - Oggi, ultimo dell’anno, rappresenta anche una data particolare per Antonella. “ho uno sfratto provvisorio per il 31 dicembre. Da marzo. Noi paghiamo l’affitto, con gli adeguamenti ISTAT. So già, perché è successo ad altri di noi, che mi arriverà, per l’ultimo dell’anno, una lettera in cui chiederanno in base alla legge 431, quella che regola i nostri canoni, un 20% in più. Il problema grosso di questa 431 è il fatto che non configura la possibilità di fare una class action. E quindi succede che benché questo stabile porterà circa 50 famiglie allo sfratto,  ognuna di queste  dovrà andare giudice diverso, ognuna ha una data differente dallo sfratto, ognuna paga le proprie spese legali. Noi abbiamo formato un Comitato ma non puoi andare da un giudice e presentarti a nome di 50 famiglie. E penso che sia una gravissima lacuna della legge”.

LA RICHIESTA DI GIUSTIZIA - Ma c’è un’altra cosa che Antonella pensa e che, a giudicare dagli striscioni appesi, ha raccolto una buona eco. “Si è parlato della ricerca di un tavolo interistituzionale, ma il fatto è che ci si è mossi sempre intorno ad un equivoco, tale per cui si diceva ‘ queste persone non ce la fanno a sostenere i costi dei canoni che voi gli chiedete. L’equivoco sta nel fatto che non è che noi non possiamo sostenerli – dichiara orgogliosa Antonella – è che va fatta innanzitutto giustizia. Andiamo a verificare se questi immobili sono stati costruiti con la legge 167, e quindi con i soldi dello Stato. Andiamo a verificare questo, prima di dire poverini non ce la fanno”.

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