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Sequestro I-60: braccio di ferro con la Regione per evitare l'interramento del fosso

Municipio, Italia Nostra, Legambiente ed associazioni locali, insistono sulla necessità di mantenere il vincolo sul Fosso. "Rinunciarvi significherebbe ridurre da 150 metri a soli 10 il vincolo di inedificabilità"

La conferenza stampa svoltasi sotto la Regione Lazio, voluta dal Presidente Catarci, e partecipata dall’Assessore Miglio, da Mirella Belvisi di Italia Nostra, da Legambiente ed dal Coordinamento Stop I-60, ha sicuramente sortito un effetto. E’ servita a mostrare quanto la distanza tra l’ Assessorato al Territorio della Regione, interessata alla revisione del vincolo sul Fosso delle Tre Fontane, e tutte le  realtà citate, sia ormai molto ampia.

L'ERRORE NEL DECRETO REGIO - “La Regione Lazio intende togliere il vincolo paesistico su alcuni tratti di una trentina di Fossi – hanno ricordato Catarci e Miglio - tra cui a Roma quello delle Tre Fontane, sulla base di un presunto errore del Regio Decreto del 1910, vecchio di ben 104 anni”. Un’ipotesi inaccettabile per tutte le realtà presenti, che hanno espressamente chiesto di recedere da tali propositi. “In generale, è davvero difficile comprendere sulla base di quale ragionamento l’Assessore regionale alle Politiche del Territorio, Michele Civita, ritenga opportuno ridurre le garanzie a difesa dei corsi d’acqua. Forse è stata risolta la drammatica situazione idrogeologica messa in luce dagli eventi meteorologici degli ultimi anni e non ce ne siamo accorti?” ironizzano il Presidente Catarci e l’Assessore all’Urbanistica del Municipio VIII.

SEMBRA UNA SCUSA - Scendendo sul dettaglio che maggiormente interessa il territorio, ovvero il Fosso delle Tre Fontane, “l’eliminazione del vincolo paesistico nel tratto interessato dall’ I-60, nei pressi di viale Ballarin, risulta ancora più odiosa, in quanto permetterebbe di ridurre da 150 metri ai soli 10 metri previsti dal vincolo idraulico gli spazi non edificabili. E’ per questo – incalzano i due - che quella del Decreto Regio assomiglia molto ad una scusa… In tal modo, per di più, si darebbe il colpo di grazia ad un Fosso che è già sottoposto a sequestro per essere stato semidistrutto con cemento armato ed asfalto” .

LE MIRE URBANISTICHE - Secondo la lettura data dal Presidente Catarci e dall’Assessore Miglio, il ricorso ad un presunto errore vecchio più d’un secolo, nell’esplicitare fossi soggetti a vincoli, nasconderebbe invece un altro interesse. Consentire una più ampia cementificazione. “Per l’edificazione I 60 ci sono oltre 22 ettari, possibile che non si possa rinunciare alla spazio ristretto del Fosso e della sua fascia di rispetto come previsto dall’attuale normativa?” si chiedono infatti i due amministratori locali.

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DOCUMENTI FALSI - La vicenda è comunque annosa. E come abbiamo ricordato nei giorni nostri, già in passato ci sono stati tentativi di “aggiornare” questi vincoli. Ma c’è un altro punto, sul quale il Presidente  Catarci e l’Assessore Miglio vorrebbero vederci chiaro. E riguarda la negazione dell’evidenza. “Anziché preoccuparsi di portare in Giunta in tutta fretta la deliberazione per l’eliminazione del vincolo paesistico, perchè la Regione Lazio non si impegna a far luce sui meccanismi che hanno consentito alle Amministrazioni di produrre e prendere per buoni documenti non veritieri? Perchè che il Fosso esista e non sia mai stato tombato non è argomento in discussione, basta recarsi sul posto....”. 

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