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Street art Tor Marancia, tra i lotti esplode il malcontento: "Vogliamo gestione condominiale"

I residenti dei lotti Ater contestano le modalità di gestione del Big City Life e rivendicano un ruolo: "Abbiamo coperto le opere perchè è l'unico modo per farci ascoltare"

Una mezza dozzina di striscioni hanno coperto i murales di Big Life City. Sui capolavori di Street artist di fama internazionale, per qualche giorno, è calata la protesta dei residenti di Tor Marancia. Tra i lotti della vecchia Shanghai serpeggia il malcontento.

Gli striscioni sui murales

“Welcome to casa nostra” si legge sul lenzuolo sistemato sul murale “Santa Maria di Shanghai” dello Street artist Mr. Klevra. “Siamo vittime di continui sopralluoghi per organizzare attività di natura commerciale, come fiction, video film e campagne pubblicitarie” si legge in un volantino firmato dagli “Inquilini di Tor Marancia”. Visite organizzate ed eventi “promossi senza neppure coinvolgerci”, “fuori dalla nostre case, sotto le nostre finestre”, “senza nemmeno rivolgerci la parola”.

Il malessere

Il primo museo romano a cielo aperto, nelle modalità in cui è gestito, non piace a chi vive nei lotti dell’Ater. Ed a cinque anni dall’inaugurazione, avvenuta sotto l’amministrazione del sindaco Marino, il malessere è deflagrato. Gli striscioni sono stati rimossi, perché impregnati dalle piogge degli ultimi giorni, ma il malcontento non è sul punto di deflagrare.

Il museo condominiale di Tor Marancia

“Vorremmo trasformare Big Life City, che rappresenta una grande opportunità per il quartiere, in un museo condominiale” raccontano gli inquilini dei palazzi popolari. “Qui manca il coordinamento ci troviamo improvvisamente visite guidate con più gruppi contemporaneamente” lamentano. Ma non c’è solo la protesta per quella che, oggi, viene percepita come una sorta d’invasione.

L'obiettivo della protesta

I giovani che abitano i lotti dell’Ater, com’era avvenuto all’inizio, vorrebbero trasformare quel museo in un’occasione di lavoro. “Vogliamo costituire un’associazione culturale, chiedere un locale dove realizzare un’info point – spiegano –  organizzare eventi, workshop e magari anche visite guidate”.  In sostanza chiedono di avere un ruolo nella gestione del Big Life City. E si scusano per gli striscioni “che abbiamo sistemato coprendo purtroppo le opere d’arte” perché, quello , “era l’unico modo di far sentire la nostra voce”.

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