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Tor Marancia, immobile sequestrato alla mafia e mai confiscato: sfratto rinviato

Sta per uscire dal carcere il proprietario dell'appartamento sequestrato. Senza confisca la famiglia che risiede da vent'anni nell'appartamento rischia di dover restituire a lui l'immobile

Rinviato al 24 marzo lo sfratto previsto questa mattina in via dei Lincei, nella zona di Tor Marancia. L’appartamento è stato sequestrato circa 20 anni fa e mai confiscato. La famiglia che ci risiede, paga l’affitto al Tribunale di Curatela che cura la gestione dei beni sequestrati al boss proprietario, ma in caso di mancata confisca si troverà costretta a ridare il bene immobile allo stesso boss, in procinto di uscire dal carcere dopo aver scontato 20 anni di reclusione.

Il Municipio XI e il presidente Andrea Catarci, hanno mostrato il totale sostegno alla situazione da loro definita “surreale” di cui sono vittime la signora A.D. e suo marito. Lo hanno fatto presidiando lo stabile insieme ad un centinaio di persone fra cittadini associazioni di quartiere ed esperti antimafia. Tutti in attesa della forza pubblica che però non si è presentata. Il tribunale di Curatela ha infatti mandato un ufficiale giudiziario con i documenti del rinvio dello sfratto al 24 marzo e, grazie alla proroga sfratti passata in questi giorni, ci vorrà altro tempo prima di quello definitivo.

LA STORIA - L’iter burocratico in questi casi è chiaro: sequestro del bene, confisca e successivo uso sociale dell’immobile o altro. Nel caso di Via dei Lincei è stato fatto solo il primo passo. L’Agenzia nazionale e regionale antimafia, a quanto pare, ha dimenticato di procedere con l’atto per ben 20 anni, il che comporta che, conclusasi la pena carceraria del boss ( a breve, secondo quanto ci indica la signora A.D.), lo stesso può legittimamente riprendersi il bene immobile. Il Municipio XI chiede che la confisca venga effettuata entro breve e, qualora l’iter non riesca a giungere a destinazione, è pronto a sostenere la famiglia nel trovare un altro alloggio, specie qualora arrivino pressioni  di qualunque tipo da parte del “legittimo proprietario”.

Per la stessa situazione il Municipio aveva organizzato esattamente un anno fa il “Mafia day”, proprio nel cortile adiacente all’abitazione della signora A.D. e a distanza di un anno ancora nessuna risposta. Abbiamo parlato con la signora che ci ha spiegato la situazione: “Io sono nata in questo appartamento, sono rimasta dentro anche quando, dopo la morte dei miei genitori, mia sorella e mio cognato, a mia insaputa, hanno venduto il bene immobile all'attuale proprietario. Lo sfratto mi è arrivato da subito, prima da parte di mia sorella e successivamente dal proprietario che, però, arrestato in Calabria ormai 20 anni fa, non è riuscito né a mandarmi via né ad aumentare l’affitto che è rimasto a 150 euro, l’equivalente delle 300.000 lire che pagavo in passato”.

La signora A.D., dopo aver ricevuto lo sfratto è rimasta nell’immobile e solo nel 1993 è stata nominata dal Tribuna di Curatela custode giudiziario dell’appartamento. Il contratto è scaduto nel 2007 e da qui è partito il successivo sfratto, causa cessata locazione di un immobile che, ricordiamo, dovrebbe essere stato nel frattempo confiscato. La signora ci mostra  un fascicolo con tutti i beni confiscati al clan in questione e fra questi quello di Via Lincei, il fascicolo in questione le è stato consegnato dalla D.I.A. ed è uno dei documenti a cui lei si appella per tutelare la casa in cui ha sempre vissuto. Quello che i cittadini della zona chiedono è che l’appartamento rimanga ad una famiglia con forte disagio sociale.

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