Sabato, 19 Giugno 2021
Ardeatino Tor Marancia / Viale Carlo Tommaso Odescalchi

Tor Marancia: alla ricerca di soluzioni alternative alla tensostruttura

La sistemazione provvisoria, adottata per sottrarre i rifugiati afgani dai disumani accampamenti intorno all’Air Terminal, rischia di collassare. Ma il Comune non prende provvedimenti

Oltre 150 persone, nella quasi totalità di etnia afghana, continuano a vivere il loro infinito calvario.

L'agonia del popolo Afghano. Come se non bastasse una guerra, tutt’ora in corso, che li ha spinti a fuggire da distruzioni e vessazioni. Come se non bastasse l’accoglienza inadeguata, eufemisticamente parlando, che hanno riservato loro le istituzioni, forse troppo impegnate sul fronte mediorientale  a garantire la prosecuzione delle “missioni di pace”, dal momento l’Italia, per Costituzione, ripudia la guerra. Fatto sta che, l’agonia d'un popolo martirizzato, prosegue senza soluzione di continuità.

Al capolinea la soluzione della tensostruttura. Mentre la scelta di alloggiarli nella tensostruttura di viale Odelscalchi, sottraendoli al degrado d’una vita trascorsa in accampamenti di fortuna, intorno alla stazione Ostiense, è arrivata al capolinea.
Sia per le proteste dei residenti che tempo fa hanno portato il Sindaco ad esprimersi su un immediato trasferimento. Sia, soprattutto, per l’estate incipiente che, con le giornate afose che la caratterizzano, rischia di trasformare il tendone in un sudario. Nella migliore delle ipotesi.

Troppo caldo per restare nel tendone. Sul tema, si è espresso, in verità in più di un’occasione, anche il Presidente del Municipio XI Andrea Catarci “ La scorsa settimana abbiamo di  nuovo scritto al Sindaco di Roma, all’Assessora Belviso ed a tutti i soggetti interessati per ricordare che c’è una tensostruttura provvisoria a Viale Odelscalchi, in zona Tor Marancia, che ha consentito di dare una risposta più umana in termini di servizi,  rispetto a  quella palesemente disumana del campo spontaneo, per anni abbandonato al suo destino, a ridosso della stazione Ostiense. E tuttavia va sottolineato che, per sua natura,   resta una struttura provvisoria. E soprattutto adesso, con l’aumento delle richieste e con il caldo alle porte,  è chiaro che le 150 persone presenti, non possano continuare a  rimanere in quelle condizioni” fa notare il Minisindaco.

La sfida lanciata al Comune. Di problemi, in effetti ce ne sono. Si parla anche di una raccolta firme, che avrebbe registrato l’adesione di duemila cittadini, interessati a spostare il centro di accoglienza.
“La questione è questa: serve un edificio dove fare formalmente e stabilmente quel servizio che si realizza, oggi, nella tenda. Un servizio buono, per carità, poiché le professionalità impiegate sono serie, ma  è il luogo a non essere idoneo. E quindi, siccome il Sindaco Alemanno  - incalza Catarci - senza neanche andare a vedere di cosa si trattasse, in risposta alle sollecitazioni dei cittadini,  aveva detto che la tensostruttura sarebbe stata tolta di lì entro pochissimi giorni, noi gli lanciamo la sfida di toglierla davvero. Supponendo che il Sindaco avesse in mente un posto migliore per fare l’accoglienza e non di buttare le persone in mezzo alla strada o di farle tornare in qualche posto disastrato come era la stazione Ostiense”.
 


Alla ricerca di una soluzione stabile. Quali siano le alternative concrete, per le persone presenti nella tensostruttura, ancora non è chiaro. Al limite, il Municipio sarebbe disposto anche a vagliare la soluzione della Ex Fiera di Roma, con le dovute riserve. Perché, quello che Catarci ribadisce a più riprese, è che va ricercata una soluzione definitiva e, viene da sé che, un luogo in fase di ammodernamento, non potrà mai esserlo. A domanda diretta, comunque, il Minisindaco risponde che “Noi non escludiamo niente, però sia chiaro che l’ex Fiera non può essere il deposito delle emergenze, cosa che la Giunta Alemanno continua a fare ad intervalli più o meno regolari, alloggiandovi  persone in condizioni emergenziali. Io personalmente penso che il San Michele ha tante di strutture che potrebbero essere adibite, con un po’ d’attenzione, di volontà e di interevento del Comune di Roma, ad edifici in grado di fornire una soluzione stabile per queste persone.  Dopodichè – conclude Catarci, dimostrando una buona apertura da parte delle istituzioni territoriali – se non è possibile, accettiamo altre proposte, perché noi vogliamo un servizio migliore e siamo disposti a ragionare su ogni situazione, purchè migliorativa, tale da consentire di togliere il tendone prima che il caldo scoppi in maniera definitiva”.

Ed allora bisognerà fare presto. Perché l’estate è alle porte e, l’ennesima emergenza sociale, anche.
 

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