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Montagnola: Corso d’Italiano per stranieri, la parola agli studenti

Oltre 400 stranieri iscritti al corso d'italiano, propedeutico per ottenere il certificato di soggiorno di lungo corso. "Credevo di capire bene l'italiano. Ho scoperto che non era così ed ora la mia vita è cambiata"

Per ottenere un permesso di soggiorno di lunga durata, è necessario essere in possesso di alcuni requisiti. Uno dei principali, consiste nel riuscire a certificare un buon livello di conoscenza della lingua italiana. Gli oltre quattrocento studenti che, solo negli ultimi tre anni, sono transitati per il Circolo Che Guevara, lo sanno bene. E sanno che quindi per migliorare la loro condizione socio lavorativa, è particolarmente utile cercare di frequentare un corso. Per accedere all’esame di lingua italiana, come previsto dal Decreto Ministeriale 139/2007.

UNA CRESCITA COSTANTE - “Da quando sono qui, e questo è il terzo anno, ho notato che il fenomeno delle iscrizioni è in forte crescita. Il flusso è continuo – ci spiega Silvio Stoppoloni, insegnante e coordinatore dei corsi d’italiano presso l’Associazione Che Guevara – Il primo anno abbiamo avuto 150 iscrizioni. Il secondo, essendo riusciti a strutturarlo un po’ meglio, ne abbiamo avuti quasi 200. Questo è il terzo anno scolastico e siamo già arrivati a 132…”. Silvio è un ex dirigente di un'ente di ricerca. Dopo appena tre giorni dal suo pensionamento, ha iniziato a svolgere quest’attività di volontariato al Circolo PRC della Montagnola.

UN CORSO SU MISURA - “Ora abbiamo costituito un’associazione ma già facevamo parte, da qualche anno, della Rete scuole migranti di Roma e del Lazio. Vi rientrano realtà molto diverse, che spaziano dalla Caritas ai Centri sociali. Il vantaggio di questo network sta nel fatto che riesce ad offrire un ventaglio di programmazione che la scuola pubblica non può coprire. Ad esempio, noi siamo in grado di realizzare i corsi anche in orario tardo pomeridiano e serale. Cosa che alla scuola pubblica non si riesce a fare. Ma la rete riesce ad attivarli anche la mattina, soprattutto per le donne che in quelle ore lasciano i propri figli a scuola. In generale cerchiamo di andare incontro alle esigenze di chi viene a bussare alla porta. Cercando di capire quali sono le loro esigenze lavorative, per poterli indirizzare negli orari e nei giorni più adatti”. Un servizio completamente gratuito per gli studenti. E totalmente volontario da parte degli insegnanti e dei tirocinanti che li affiancano.

LA PANNA MULTATA - Sul piano dei risultati, abbiamo chiesto direttamente agli allievi. “Io sono arrivato in Italia da 7 anni ed ho iniziato il corso l’anno precedente, senza completarlo. Quest’anno l’ho terminato – ci spiega Hossain, 37 anni, pasticcere Bengalese che lavora a Fonte Laurentina-  ho fatto l’esame ed ho preso 100 su 100” ci spiega soddisfatto. “Il certificato mi serve per chiedere il permesso di soggiorno ma la cosa più importante è un’altra. Quando sono entrato in questa scuola, io ero convinto di capire e parlare già bene. Ma ho scoperto che non era così. Ad esempio, io dicevo sempre ‘panna multata’. Nessuno mi correggeva. Solo qui ho scoperto che si dice montata. E così vale per tante altre cose. Oggi uso bene articoli e verbi. Prima proprio no”.

SCUOLA E LAVORO - Mazibur ha invece 19 anni. E’ anche lui del Bangladesh. “Sono in Italia da 18 mesi fa. Io ho studiato prima in una scuola vicino Termini, per due mesi. Poi sono arrivato qua, per cercare lavoro. Ho studiato anche un mese a Battistini. Qui al Che Guevara – osserva –  vengo da tre mesi. Mi piace studiare e voglio continuare ma ho bisogno di lavorare” ed è per questo che cambia spesso scuola. “ Adesso capisco tanto, mentre prima no. Ed è importante capire la lingua del paese dove sei”. Ci sono anche ragazzi minorenni che frequentano il corso. Con particolare scioltezza ci hanno spiegato che gli è servito molto a scuola. E la fluenza nel loro eloquio, ne è la migliore testimonianza.

MIGLIORA L'INTEGRAZIONE - La sorpresa è arrivata, ascoltando la testimonianza di Lilia Claudia, 38 anni, messicana. “Sono arrivata in Italia nell’agosto del 2012, quindi da un anno e cinque mesi. Non avevo mai parlato italiano e neppure lo avevo ascoltato  - ammette - Quando sono andato alla Questura per il permesso di soggiorno mi hanno dato un elenco di cose da fare. Una di queste era imparare l’italiano  - ci spiega Lilia Claudia, che parla incredibilmente bene - Quando io sono andata nel corso di educazione civica mi hanno dato un altro elenco con tanti centri gratuiti di lingua italiana per stranieri i. Lì c’era  anche il Circolo Che Guevara, a cui mi sono rivolta. Ho chiesto di parteciparvi, ma c’erano tanti stranieri e mi hanno detto di aspettare un pochino. Quando mi hanno chiamato era ottobre 2012. Mi è piaciuto subito questo luogo – osserva Lilia Claudia- E la mia vita è cambiata tanto, perché parlando lo spagnolo per me era facile capire, ma parlarlo era impossibile. Adesso posso leggere il giornale, dei libri. Sto andando alla scuola guida e frequento un corso di taglio e cucito”.

SENZA PREGIUDIZI - E la sorpresa? Arriva quando le chiediamo dove vive. “Io abito alla basilica di San Paolo Fuori le Mura perché io sono una suora” ci spiega. “E non sono l’unica. Oltre a me, adesso c’è anche una consorella di Vera Cruz, sempre del Messico, che viene qui – osserva  Lilia Claudia, che aggiunge ridendo – ho fatto un po’ di pubblicità”.

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