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Pugilato, Mattia Faraoni torna nella sua Roma70: "E' la prima volta in carriera"

Il peso massimo leggero della Team Boxe Roma XI sfida il serbo Radonjic davanti al Barcellona Caffè. "Sarà un'emozione combattere all'aperto, di fronte alle famiglie, dove troverò il mio pubblico. Mi darà la carica"

Venerdì 22 luglio Roma 70 torna alle sue origini. Il quartiere, le cui strade portano i nomi di campioni del passato, ospiterà 10 incontri di pugilato. La sede non poteva che essere più adatta, poiché la kermesse pugilistica si svolgerà in via Mario Bianchini,  medaglia di bronzo  dei pesi leggeri alle olimpiadi di di Los Angeles del ’32. E proprio all'ex campione italiano, è intitolato il trofeo del prossimo vernedì. La serata,  organizzata dalla Team Boxe insieme al Barcellona Caffè, prevede 8 incontri tra i migliori dilettanti del Lazio, e due match tra professionisti. Il primo è tra il trentacinquenne romano Alessandro Lozzi e Milan Savic. L’altro, considerato l’evento principale della serata, è una sfida tra due massimi leggeri da poco approdati al professionismo, il serbo Radonjic ed il pugile di Roma 70: Mattia Faraoni.

IL PUGILE DI CASA - “Non è la prima volta che combatto a Roma, dove ho anche un discreto seguito. Ma è senz’altro la prima volta che posso farlo davanti al pubblico di casa. Organizzare un match in via Bianchini, significa che oltre agli amici ed ai conoscenti, verranno anche a fare il tifo le famiglie. E questo mi dà una carica in più” ammette il pugile romano. Faraoni, già guanto d’oro e campione italiano assoluto, nasce come karateka. Una disciplina che ha cominciato a praticare sin dalla tenera età. “Ho iniziato a 7 anni con il karate tradizionale e poi a 14 mi sono avvicinato al K-1” -una disciplina da combattimento che unisce varie forme di arti marziali.

L'APPRODO ALLA BOXE - “A quindici anni e mezzo, poiché il mio stile era quello del karateka e volevo migliorare di braccia, mi sono avvicinato alla Team Boxe. E lì ho incontrato Italo Mattioli e Luigi Ascani”. Da allora la carriera di Faraoni si è sdoppiata. “Ho dovuto lasciare la boxe dilettantistica perché i nuovi regolamenti AIBA non consentono di praticare le due discipline”. Al professionismo il pugile romano è quindi approdato da poco, senza per questo perdere contatto con la sua passione originaria. “Ci metto dodici minuti  in motorino tra una palestra e l’altra, faccio in tempo a sentire tre o quattro brani sull’Mp3”scherza Faraoni, ancora molto legato al suo primo maestro di Karate Filippo Calà. Alla Team Boxe invece “vengo seguito tecnicamente da Italo e Gigi, mentre il mio preparatore è Antonello Regina, lo stesso di Giovanni de Carolis”. Il campione del mondo dei supermedi, è un punto di riferimento anche per il pugile di Roma 70. “Non sono potuto andare a vederlo in Germania, perché ero a Gorizia dove mio fratello combatteva per il guanto d’oro. Però l’ho visto in televisione e devo dire che non ho mai sofferto tanto davanti ad uno schermo”. Quello di Berlino è stato un grande match che effettivamente ha tenuto incollato i telespettatori davanti alla tv. La scuola pugilistica è la stessa. Le premesse quindi, per trascorrere venerdì  una bella serata di boxe, ci sono tutte".

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