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Istituto Santa Lucia: 241 licenziamenti tra medici e infermieri

La comunicazione è stata fatta ieri dalla Fondazione ai sindacati. A causare gli esuberi “la grave crisi dell'istituto, derivante dalle decisioni e dalle perduranti inadempienze della Regione Lazio”

Duecentoquarantuno licenziamenti per iniziare. A breve però, se le inadempienze della Regione Lazio continueranno, potrebbero esserci altri esuberi. La comunicazione dell'Istituto Santa Lucia è drammatica, di quelle che di fatto mettono ko una delle eccellenze del sistema sanitario romano e laziale tutto.

La decisione, hanno riferito i dirigenti, "si è resa inevitabile per la grave crisi dell'istituto, derivante dalle decisioni e dalle perduranti inadempienze della Regione Lazio". In pratica l'Istituto attende i rimborsi per le prestazioni effettuate nel triennio 2006-2009. Ad andare a casa saranno 14 dirigenti medici, 2 caposala, 133 infermieri professionali, 34 operatori socio sanitari, 37 fisioterapisti, 13 logopedisti, 1 ausiliario di supporto, 7 ausiliari.

L'assessore alla Sanità alla Regione Lazio Esterino Montino annuncia che "a breve verrà convocato un tavolo di confronto per avviare a soluzione i problemi sollevati dall'Istituto. In quella sede avanzeremo una proposta concreta che sarà sottoposta anche all'attenzione del Governo, e che riteniamo possa appianare le questioni aperte ed evitare decisioni affrettate da parte del S. Lucia".

Il presidente della commissione sanità della Regione Lazio, Luigi Canali in una nota spiega che "la rimodulazione della sanità laziale deve avvenire riconvertendo strutture scarsamente utilizzate e valorizzando tutti i centri di eccellenza. L'avvio della procedura di licenziamento per 241 lavoratori dell'Istituto Santa Lucia rappresenta un impoverimento grave sia per lo stesso Istituto, che perde professionisti qualificati, sia per la capacità assistenziale dell'intero sistema sanitario regionale".

“Gli effetti del piano di rientro sanitario sono devastanti”, spiega Luciano Ciocchetti, segretario regionale Udc, “perché l'arbitraria e nefasta riduzione di posti letto determina l'inevitabile e drammatica perdita di tanti posti di lavoro, oltre a compromettere l'erogazione di un servizio di alta specializzazione. Non è penalizzando le strutture d'eccellenza che si risolleva la sanità laziale”.

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