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Crisi Municipio VIII, Pace non ritira le dimissioni. Bocciate anche le larghe intese

Resta complicato il quadro politico del Municipio VIII. Il presidente Pace spiega in aula i motivi delle proprie dimissioni. Raggiunto telefonicamente spiega che "o si riparte da zero o il 5 aprile andiamo tutti a casa"

Paolo Pace [Foto Agenzia Dire]

Niente passi indietro, ma neppure fughe in avanti. In mattinata il presidente Pace ha spiegato in aula quali sono le ragioni che lo hanno spinto a rassegnare le dimissioni. Un breve intervento, a cui non è seguito un dibattito in aula.

NIENTE LARGHE INTESE - “Io mi sono dimesso per i contrasti con una parte della maggioranza – ha tagliato corto Paolo Pace – ma le opposizioni dovranno aspettare di vincere le prossime elezioni per governare”. Un messaggio chiaro,  che non è stato rivolto soltanto ai presenti. Nei giorni scorsi il capogruppo capitolino Paolo Ferrara commentando la situazione dell'VIII, si era lasciato scappare una frase sibillina: “Pace, non pensi ora di mettersi a fare il piccolo politico, di salire su un carro diverso da quello che l’ha portato alla guida del Municipio VIII”. La risposta del Minisindaco ha contribuito a smentire la possibilità di un' edizione delle "larghe intese" in salsa pentastellata. Niente accordi con nessuno. O si recupera o si va a casa.

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LE OPPOSIZIONI - Intanto le opposizioni sono andate all'attacco. Il capogruppo di Forza Italia Andrea Baccarelli, in assenza di un dibattito in aula, si è affidato ad un comunicato. Con la nota stampa "ha chiesto ai consiglieri che hanno costretto Pace alle dimissioni, di avere la stessa dignità del loro Presidente rassegnando a loro volta le proprie". Catarci invece, nelle parole del Minisindaco ha letto l'intenzione di restare. "Aver dichiarato che le opposizioni governeranno dopo le elezioni, mi è sembrato una rassicurazione ai suoi. Io penso che proverà ad andare avanti". Una lettura che però non ha trovato il conforto del diretto interessato.

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IL 5 APRILE - “Ho letto il post pubblicato da Catarci (si fa riferimento all'intenzione di restare nda)  ma in realtà non è cambiato nulla: bisogna verificare se esistono gli elementi minimi per andare avanti. Ma se la situazione rimane questa, il 5 aprile torniamo tutti a casa – spiega Pace, raggiunto telefonicamente – ho ribadito in Aula che non c’è alcun tipo di accordo con l’opposizione. Al tempo stesso non c’è una maggiore propensione a ritirare le dimissioni, che ho presentato perché non c’erano più le condizioni minime per andare avanti. Ora bisogna decidere se vogliamo andare tutti a casa, o se vogliamo rimanere alla guida del Municipio”.

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ACCORDO AZZERATO - Il tempo passa, e dei 20 giorni a disposizione per tornare sui propri passi, ne restano solo 15.  Nel frattempo, la mediazione tentata dal Campidoglio è definitivamente saltata. Le dimissioni del vicepresidente non sono state più protocollate e  quindi Serafini è a tutti gli effetti parte dell’attuale Giunta” ha chiarito Pace. Anche l’unico punto che era stato raggiunto del tentato accordo, è veuto meno. E sulla possibilità di completare la squadra di Governo, il Minisindaco ha ribadito che “io ho la responsabilità legale del Municipio. Gli assessori devono essere quindi persone di fiducia, come lo sono gli attuali. Devono godere della fiducia del sottoscritto, non di altri. Detto questo, c’è sempre la possibilità di un confronto, ma l'accordo che era stata indicato in Campidoglio non c'è più: si riparte da zero". Con due settimane di tempo per provare a ricucire una frattura che sembra insanabile.

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