Venerdì, 30 Luglio 2021
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L'Air Terminal Ostiense non sarà più un tempio allo spreco

Risolti i contenziosi tra la società Geal S.r.l. proprietaria della struttura, ed il Comune di Roma. Nel pomeriggio presentazione alla stampa della nuova sede di EATALY

Si sono risolte le vicende che avevano portato al sequestro di due piani dell’Air Terminal Ostiense. Dopo una prima sospensione dei lavori, realizzata nel mese di aprile dal Gruppo XI della Polizia Municipale,  per intervento della Procura di Roma, erano state interdette intere aree di cantiere. Alla base dello stop, una serie di documentazioni mai prodotte dalla GEAL s.r.l. la società di Antonino Faranda, imprenditore insignito del titolo di cavaliere del lavoro, che aveva rilevato la struttura dalle Ferrovie dello Stato.

I progetti di riqualificazione - A seguito di questa transazione, ricordava il Presidente Andrea Catarci in una recente intervista “erano stati messi in piedi di progetti di grandissima qualità: il Nuovo Trasporto Viaggiatori (NTV) di Montezemolo che lì porterà non solo la stazione, ma anche la scuola di formazione e gli uffici nazionali. E soprattutto EATALY, la multinazionale del cibo di qualità, di Farinetti. Un marchio importante a livello mondiale, per l’attenzione che riserva ai propri prodotti, della filiera Slow Food, ma anche per l’attenzione all’elemento didattico. Con un indotto occupazionale importantissimo, con  420 persone assunte subito e 700 a regime” che facevano di EATALY un ospite estremamente gradito per il territorio".

Iter autorizzativo inesistente - “Ma quando il Municipio ha potuto lavorare sulla pratica – ricorda Cararci - si è reso conto di un iter autorizzativo inesistente.” Vediamo cos’è accaduto estattamente. "Innanzi tutto la proprietà, attraverso un’autodichiarazione, aveva indicato che avrebbe fatto una manutenzione straordinaria, una tipologia di intervento che l’amministrazione comunale controlla a campione. Ma quando i miei uffici sono andati a verificare – fa notare Catarci – hanno constatato che si trattava, non di una manutenzione straordinaria, bensì di un’ampia ristrutturazione che prevedeva due piani aggiuntivi".

Condono mai ottenuto - "In più, hanno riscontrato che  su 3200 mq, a fronte dei 7000 totali, – prosegue il minisindaco– pendeva una richiesta di condono che non aveva mai avuto risposta. Ed in assenza della sanatoria, il cambio  della destinazione d’uso da servizi di stazione, a zona commerciale, non si poteva fare.  
Ovviamente, se la proprietà anziché richiedere una manutenzione straordinaria avesse richiesto una ristrutturazione, gli avrebbero detto in automatico che era impossibile, poiché quest’ultima è incompatibile, per le normative attuali,  con i condoni pendenti. E quindi abbiamo anche avuto il dubbio che si trattasse non tanto di una leggerezza, ma della ricerca di una scorciatoia.
Facciate stravolte - E poi, un terzo aspetto aveva destato l’attenzione del Municipio XI. La trasformazione delle facciate “di quello che alcuni avevano definito l’edificio più bello del postmoderno, con logge realizzate laddove c’erano le finestre, senza autorizzazione della Sovrintendenza, a cui abbiamo segnalato la cosa”.

Sequestro di due piani - "La conseguenza di questi inadempimenti autorizzativi, aveva determinato, come si ricordava, il sequestro di due piani ed un fiume di polemiche che, grazie alla fattiva collaborazioni tra enti ed istituzioni, che si sono incontrati proprio per diretto interessamento del  Municipio XI, la vicenda si è rapidamente avviata ad un lieto fine “Perché noi, se è vero che abbiamo sollevato i problemi – tiene a precisare Catarci - abbiamo anche intavolato la soluzione”.


Trovata la quadra - E la soluzione sperata, a stretto giro, è arrivata. Infatti l’Ufficio Speciale Condono Edilizio di Roma  ha prodotto la documentazione in merito alla richiesta di sanatoria avanzata dalla GEAL. “Poi è pervenuta la documentazione della Sovrintendenza comunale, che ha specificato che alcune cose sono state fatte rimuovere ed altre sanate. A quel punto il Municipio ha fatto un calcolo degli oneri dovuti per la DIA in sanatoria – ovvero la dichiarazione di inizio attività che si ottiene dopo aver effettuato un condono e per la quale, avvenendo a posteriori, sono previsti maggiori oneri da parte del costruttore – Fatto ciò lo abbiamo comunicato alla proprietà che si è dichiarata disponibile al pagamento. Tutto questo materiale ha comportato lo sblocco dei lavori, per quanto di nostra competenza, e lo abbiamo comunicato, stamattina, al Pubblico Ministero, a sua volta competente per la questione del sequestro dei  primi due piani”.

Per la sanatoria pagati più oneri concessori - E non sussistendo più nessuna delle ragioni che avevano motivato la sospensione dei lavori prima, ed  il sequestro del cantiere poi,  immaginiamo che il dissequestro sia ormai solo questione di giorni.
“Per il Municipio la questione è chiusa ed abbiamo la soddisfazione di sapere che la proprietà verserà un milione di euro in più al Comune – rimarca soddisfatto il Presidente Catarci – Dopodichè ci ricordiamo anche che la Segreteria del Sindaco si era direttamente interessata al tema degli oneri, promettendo che la metà sarebbe andata al Municipio stesso. E noi ci aspettiamo che vada proprio così. Ci daranno i 500mila euro e li utilizzeremo per le tante opere di ammodernamento urbano di cui necessita quel quadrante”.
 

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