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Decima, nascono nuovi orti urbani: sono coltivati dai migranti del centro d'accoglienza

Un gruppo di volontari sta promuovendo il recupero di terreni incolti lungo il fosso Vallerano. Sono coltivati dai migranti che abitanto nel territorio del IX Municipio

Da almeno cinque anni, lungo gli argini del fosso Vallerano, sono stati realizzati degli orti urbani. Ne beneficiano decine di residenti. Pionieri in un territorio che, progressivamente, sta riscoprendo il piacere di lavorare la terra. Da Castel di Leva a Casal Brunori, il fenomeno è infatti in rapida espansione.

IL PROGETTO SOLIDALE - Ciò che sicuramente differenzia i lotti coltivati a ridosso di Decima, da tutti gli altri, è la matrice multietnica. Da qualche settimana infatti, dopo un’intensa e partecipata giornata di lavoro, sono stati preparati un paio di piccoli terreni. Saranno curati dai migranti ospitati nel territorio del IX Municipio. Le operazioni sono partite il 18 marzo. In quell'occasione sono intatti state ripulite le aree ripariali destinate alle nuove coltivazioni.“Naturalmente l'iniziativa è partito prima  con l’individuazione dei terreni che avrebbero ospitato gli orti, la stesura tecnica del progetto e la proposta alla cooperativa che ha in affido il Centro di accoglienza straordinaria. Lo scatto definitivo è stato quando ne ha assunta la guida Enzo Foi, stendendo il progetto e sottraendo l’iniziativa al carattere improvvisato e amatoriale col quale era nato” spiega Carlo, uno dei volontari di Pianoterra, il laboratorio nato all'interno dell'Associazione A.C.A.P.E.

I BENEFICI - Tra le varie attività che Pianoterra sta curando nel territorio, c'è quindi anche quella che prevede di creare nuovi orti urbani. Si tratta di un progetto, come si legge sul sito del laboratorio solidale,  nato per “assecondare e sviluppare le capacità e l’operosità dei migranti, calandole nella nostra realtà, sul nostro territorio”. I vantaggi sono intuitivi. Sul campo nascono e si rafforzano i legami sociali. Ed inoltre “sugli orti urbani abbiamo l’opportunità di coltivare un’attività che dia dei frutti tangibili”. Per questo, una volta deciso quali prodotti piantare, migranti e residenti si sono dati da fare per ripulire le aree dai canneti. Il lavoro però è appena iniziato. “Abbiamo molte richieste di adesioni – spiega Carlo –  e speriamo quindi di poter allargare il gruppo anche oltre i 14 migranti che attualmente lo compongono”. Per riuscirvi, è necessario recuperare altri terreni tra quelli, lasciati incolti, lungo le sponde del fosso. Le buone intenzioni non mancano.

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