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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Spinaceto Spinaceto / Via Carlo Avolio, 60

Spinaceto, il Comune chiede gli arretrati alla palestra popolare: "Raccomandata fuori tempo massimo"

La missiva è stata protocollata in uscita un anno fa ma è arrivata lo scorso venerdì: il Dipartimento chiede 21.600 euro. Libutti: "Abbiamo già impugnato la riacquisizione in autotutela, questa lettera è incomprensibile"

Un mese fa la palestra popolare di Spinaceto, gestita dall'associazione sportiva Street of the Life, vinceva il braccio di ferro con Roma Capitale: la riacquisizione in autotutela non è legittima, se chiesta con una semplice lettera. Ci vuole una causa civile. Adesso, però, la stessa palestra ha ricevuto un'altra lettera da parte del dipartimento Patrimonio e Politiche Abitative nella quale si richiedono 21.600 euro di affitti arretrati non corrisposti, maturati fino al 31 dicembre 2020. L'incubo di tutte quelle realtà sociali che a Roma fanno cultura e welfare dal basso in spazi sostanzialmente occupati senza titolo (in molti casi assegnati dal Comune tra la fine degli anni '90 e i primi anni '00, senza però che si stabilisse mai una locazione) ma con un alto ritorno nei confronti contesto cittadino in cui sono collocate. 

Richiesti affitti da 1.800 euro al mese

La raccomandata è indirizzata alla Street of the Life, ad Aequa Roma (società partecipata al 100% dal Comune che si occupa di riscuotere le tasse) e per conoscenza all'assessore Tobia Zevi: si calcolano 1.800 euro di locazione al mese (il 100% in base al valore di mercato) a partire da gennaio 2020, poco prima che esplodesse la pandemia in tutto il mondo. La palestra, per la cronaca, svolge attività sportive a prezzi popolari oramai da vent'anni e nel 2004 ricevette ufficialmente in assegnazione gli spazi dell'ex scuola di via Carlo Avolio 60 a Spinaceto, attuale Municipio IX. A conclusione della missiva, arrivata lo scorso 10 dicembre, il dirigente fa riferimento alla determinazione dirigenziale 1585 del 24 novembre 2020 sulla riacquisizione del bene: un fatto superato dalla sentenza di un mese fa. 

La raccomandata più lenta del mondo

E' proprio questo passaggio a rendere "incomprensibile" per l'avvocato Giuseppe Libutti, che segue questo caso come molti altri nella Capitale, il senso della richiesta economica da parte del Dipartimento: "Quella determina l'abbiamo impugnata - spiega a Roma Today - e vinto la causa. Tra l'altro ad oggi il Comune non ha impugnato la sentenza di un mese fa, i termini sono scaduti". Una spiegazione, però, c'è: ed è sotto gli occhi di tutti, scritta sul timbro del protocollo in alto a destra della lettera. La data è quella del 15 dicembre 2020, esattamente un anno fa. La raccomandata ha quindi impiegato 12 mesi per arrivare al destinatario, fuori tempo massimo rispetto ai più recenti accadimenti. In ogni caso sabato 18 dicembre alle 10.30 ci sarà un'assemblea pubblica di tutte le realtà associative del territorio all'interno della palestra popolare. 

LEGGI ANCHE: Immobili comunali e realtà sociali: le proposte delle associazioni e la posizione del Campidoglio

L'origine del caos: la delibera 140 del 2015

Ma perché decine di associazioni sportive e culturali di Roma vengono raggiunte da queste richieste economiche, come successo alla Street of the Life, ma il caso tra i più clamorosi è quello di Esc a San Lorenzo, per gli oltre 200.000 euro di arretrati reclamati dal Campidoglio? Le radici del problema sono nella delibera 140 del 2015, firmata dal sindaco Ignazio Marino il 30 aprile di quell'anno. Il Comune voleva tornare in possesso di centinaia di immobili di sua proprietà (sulla carta), ma oramai o del tutto abbandonati o occupati da decenni a seguito di concessioni scadute (soprattutto dei tempi di Rutelli) oppure rinnovate ma senza pagamento dell'affitto. Sei anni fa gli uffici del Dipartimento Patrimonio censirono 860 immobili. Marino, defenestrato sei mesi dopo quell'atto di giunta, non fece in tempo a far partire le prime richieste di riacquisizione. Ci pensò la Raggi, approdata in Campidoglio nel giugno 2016. Nel territorio del Municipio IX a poca distanza dalla palestra popolare di via Avolio fece molto discutere la storia del centro sociale Auro e Marco in viale dei Caduti Nella Guerra di Liberazione: attivo dal 1992, nel dicembre 2019 si è visto riconoscere il diritto di restare lì dopo che gli uffici comunali avevano chiesto lo sgombero e un risarcimento di 6 milioni di euro per vent'anni di affitti. Stessa cosa per il Teatro della Dodicesima: 450.000 euro di richiesta e sgombero. Niente da fare, altra sentenza a favore degli occupanti. 

Una possibile soluzione: la legge sui beni comuni

Il caso generato dall'applicazione orizzontale della delibera 140/2015 può essere superato anche grazie alla legge regionale sui beni comuni, emanata dalla Pisana nel 2019 e ancora scarsamente applicata. A citarla a Roma Today in una recente intervista è l'assessore alla Partecipazione e al Decentramento Andrea Catarci: "£ un altro pezzo importante di questo ragionamento  - spiega - che dobbiamo fare per riscrivere il modello di assegnazione dei beni pubblici. E ne dico un’altra: ci sono esperienze diverse, a Bologna, Napoli, Milano, in cui si è lavorato ad un modello di collaborazione tra i comuni e le realtà di base. Aggiungo un terzo aspetto: i patti di collaborazione proposti dal Miur ed attuati da alcune scuole romane che hanno per esempio portato all’apertura di biblioteche, come l’Approdo nel Municipio VIII. Anche quella fornisce uno spunto per coordinare realtà che si rapportano con le istituzioni pubbliche per avere la gestione di spazi culturali. E questo è un altro pezzo del ragionamento da mettere in campo". 

L'esperienza di via Monte Meta nel Municipio III

Nel Municipio III lo scorso agosto, poco prima della fine del mandato di Giovanni Caudo, l'amministrazione locale ha siglato un protocollo di collaborazione con l'associazione Meta21 che da dieci anni gestisce gli spazi di via Monte Meta al Tufello, un palazzo occupato (prima c'erano gli uffici dell'ex Circoscrizione IV) dove si svolgono laboratori artigianali, scuole di lingua, servizi di mutuo soccorso e welfare dal basso e vivono famiglie e singoli in emergenza abitativa, anche per periodi brevi. Tutto ciò è stato possibile proprio grazie all'applicazione della legge regionale sui beni comuni.

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