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Bosco Decima Malafede: senza ricorsi impossibile impedire l'abbattimento

Criticate le prescrizioni della Città Metropolitana: sono irrealistiche

Le spallette del bosco ceduo. Foto Gruppo d'Intervento Giuridico

Le raccolte firme online, le richieste di accesso agli atti, le diffide non si sono tradotte in ricorsi. Nessuna sospensiva al taglio degli alberi è stata richiesta al TAR. Le motoseghe, attive anche nel corso del fine settimana, potranno continuare a tagliare il bosco ceduo, nel rispetto delle prescrizioni indicate da Roma Natura e Città Metropolitana.

Le prescrizioni della Città Metropolitana

L'ex Provincia, a guida Cinque Stelle, non ha fatto mancare il via libero definitivo al taglio degli alberi. Tuttavia ha inserito importanti divieti al taglio degli alberi. In particolare ha preservato dall'abbattimento gli esemplari di sughera,  i fruttiferi, le piante con cinquant'anni d'età che hanno un diametro del tronco superiore ai 50 centimetri e gli alberi che costituiscono un ricovero per la fauna selvatica silvestre. Un aspetto quest'ultimo, su cui il Gruppo d'Intervento Giuridico onlus sta provando a giocarsi le ultime carte.

Le richieste alla revoca del taglio

L'associazione, già resasi protagonista d'iniziative per contrastare l'abbattimento del bosco, ha presentato "una specifica istanza alla Città Metropolitana per l'adozione di un provvedimento di revoca del taglio". La medesima richiesta è stata "inviata anche alla Procura della Repubblica per verificare l’eventuale commissione di reati in danno della fauna selvatica". Come sottolineato da Stefano Deliperi, presidente della onlus, "I tagli boschivi sono iniziati il 16 marzo 2018, nel pieno del periodo di nidificazione dell’avifauna selvatica presente nell’area". Tra le spallette boschive di Castel Romano, sono presenti specie come il Falco pecchiaiolo, la Poiana, il Nibbio bruno, il Picchio Verde e quello rosso maggiore.

I limiti delle prescrizioni

La scelta di fare leva solo sul tentativo di salvaguardare gli uccelli ospitati nel bosco, non è però stata ritenuta sufficientemente efficace. "La prescrizione imposta dalla Città Metropolitana di non abbattere gli alberi su cui si trovano nidi di uccelli una mera dichiarazione d'intenti" ha obiettato il portavoce romano dei Verdi Guglielmo Calcerano.   La questione sollevata è molto pragmatica. "è oggettivamente improbabile che non si rechi disturbo all’avifauna selvatica nel periodo riproduttivo impiantando un cantiere per i tagli boschivi e scatenando le motoseghe" ha osservato il presidente del Gruppo d'Intervento Giuridico Onlus Deliperi. E d'altra parte "Come si fa a tagliare il bosco e al contempo a 'preservare gli esemplari arborei costituenti ricovero per la fauna' e in particolare 'quelli ospitanti eventuali nidi di piciformi e/o di rapaci'? - ha fatto notare  il portavoce dei Verdi - Mettiamo un Carabiniere forestale armato di binocolo accanto ad ogni taglialegna? Vista l'importanza del sito e l'inizio della nidificazione, occorreva piuttosto imporre un limite temporale preciso: nessuna delle amministrazioni preposte ci ha pensato". 

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La teoria e la pratica

In definitiva, tra le prescrizione e la salvaguardia dei 21 ettari di bosco, si pone il classico divario che separa la teoria della messa in pratica. In teoria, quindi, gli alberi coi nidi saranno preservati. In pratica sarà impossibile farlo a meno che non siano stati tutti quanti censiti prima. Un compito titanico a che, ovviamente, nessuno ha avuto l'onere di svolgere. 

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