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"I nostri piedi bloccati nel cemento": da Spinaceto una lettera aperta al sindaco Marino

La distanza tra l’Europa e la borgata si misura anche nei tempi trascorsi ad attendere un autobus. La mobilità insostenibile raccontata al Sindaco da due giornalisti di Spinaceto

Sa il sindaco Marino cosa significa vivere condannati all'immobilità? Sa il sindaco Marino cosa si prova a svegliarsi la mattina con la consapevolezza che per raggiungere il primo avamposto di quella "Europa" di cui parla sempre ci vorranno tra i 30 e i 60 minuti? Sono sensazioni alle quali chi abita tra Spinaceto e Tor de' Cenci è abituato. Sa il sindaco Marino come si vive nel dover impiegare - con i mezzi pubblici - cinquantadue minuti per arrivare ad Eur Fermi? Cinquantadue minuti per coprire cinque chilometri. Questa la media che ci si impiega con il 706 tra le 7.30 e le 9 di mattina. L'ora in cui la gente "normale" esce per andare a lavoro.

Dicono che con il filobus ci vorrà meno. Non ci crede nessuno. Ma soprattutto non lo vuole nessuno. E così non possiamo che vivere con un sentimento che da queste parti ha ormai assunto il sapore di una condanna: condannati all’immobilità. "Non è poi così male Spinaceto" diceva Nanni Moretti. Infatti non è poi così male, è peggio. Da qui si può solo fuggire. Cercare un altro posto dove andare a vivere, possibilmente vicino alla metro. Ci vogliono cinquanta minuti tutti i giorni lavorativi. Solo andata.

Arrivare a Vitinia invece è più semplice. Basterebbero pochi minuti per raggiungere la Roma Lido. Ma la strada non è asfaltata. Dicono che non si poteva e non si può fare: ci sono i vincoli della Riserva del Litorale Romano. Ma è la stessa strada della bretella che i signori del cemento vorrebbero realizzare per collegare la futura autostrada Roma-Latina con la Roma-Fiumicino. Ma in questo caso caso i vincoli non valgono?

Uno di noi due a Spinaceto è nato, l'altro ci è andato a vivere poco più che maggiorenne. Lì, in via del Risaro, ci si andava da bambini. Era una zona verde. Con le mucche ed i campi di girasole. Poi un giorno l’hanno chiusa. Poi riaperta. Ed è comparso il centro di addestramento dei Nocs. Un chilometro e mezzo di caseggiati e telecamere. L’altra metà della strada è ancora percorribile in bici. Almeno fino al giorno in cui non faranno una bretella. Se asfaltare via del Risaro e creare un collegamento con Vitinia è impossibile ci sarebbero una serie di soluzioni che è assurdo non prendere in considerazione.

Basterebbe, per fare un esempio che in Europa è considerato "low cost" e "green", un tram. Un semplice tram per collegare Spinaceto, Tor de' Cenci, Villaggio Azzurro, il nuovo quartiere di Torrino-Mezzocammino e la Roma Lido. C'è la stazione di Tor di Valle, che un giorno dovrebbe servire lo stadio della Roma. E allora quale miglior soluzione che collegare quella che potrebbe diventare uno snodo importante per la città (o almeno un pezzo di città) con i quartieri limitrofi. Immaginatee quanto traffico si toglierebbe da via Ostiense, via Colombo e via Pontina? Un tram servirebbe ben quattro quartieri e decongestionerebbe, e non poco, il traffico. Un tram costa poco. Un tram costa meno, molto molto meno, della metropolitana C sulla quale più di qualcuno sta speculando e meno, molto meno, dell'autostrada Roma Latina (o nuova Pontina) anche considarata solamente nel suo pezzo da Tor de' Cenci all'Eur.

Chi scrive è, uno, un ciclista; l'altro, un motociclista. Uno ha comprato la prima mountain bike a 13 anni. Ora che la campagna non c’è più, è diventata inutile. Però ha acquistato anche una bici da città. Di quelle con sei marce. Voleva andarci a lavorare ma non esistono piste ciclabili dalle nostre parti. Immagini la frustrazione. E immagini la stanchezza di chi ogni giorno deve imbottigliarsi nel traffico a bordo della propria moto nel traffico in zona Eur per raggiungere il proprio posto di lavoro. Casco, sciarpa, guanti, giubbotto imbottito, benzina, buche. Inquinamento e poca sicurezza visto lo stato delle strade romane.

Può immaginare quanto cambierebbe la vita di chi ogni giorno si getta in queste avventure potendosi sedere su un tram, leggere un libro, raggiungere una stazione del treno-metro, riaprire il libro e intanto arrivare "in Europa"? Forse chi è abituato a pedalare solo ed esclusivamente tra via dei Fori Imperiali, via Cavour, piazza Venezia, Corso Vittorio Emanuele non può capire l'importanza di arrivare a lavoro magari anche nello stesso tempo, ma a bordo di mezzi di trasporto "pubblici" anziché in moto. Ma di tutto ciò qui non si parla.

Qui si parla che presto saremo attraversati da un’autostrada. Sarà a pagamento. Dicevano che sarebbe stato un “corridoio intermodale” ma non costruiranno nemmeno un chilometro di ciclabile. Non realizzeranno nemmeno una fermata della Roma Lido. Non ci sarà la metro. I residenti sono anni che la chiedono. Oltre alle idee "iper locali" abbiamo almeno due proposte, elaborate dagli abitanti esasperati, che servirebbero un intero quadrante di cittadini-pendolari: il "Trenino Pontino" e la Metro Leggera Roma Ardea. Qualcuno ha detto bello, però dovete accontentarvi del filobus: un mezzo di 18 metri. Un mostro che cammina nel traffico cittadino, in sede promiscua nel quartiere. A chi serve? Chi l’ha chiesto? Sindaco, sul serio, tra poco soffocheremo nello smog dell’autostrada Roma Latina. E non ci sarà data altra possibilità, che continuare a usare la macchina o la moto. Anche se noi non avremmo voluto. Non avremmo mai voluto. Scendiamo un attimo di sellino nei pressi del Foro Romano e proviamo a parlare e a confrontarci con chi ogni giorno vive a cavallo tra la borgata e l'Europa.

Fabio Grilli e Daniele Nalbone (giornalisti)

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