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Tre Fontane: la spartizione anomala. Parla il presidente Barilari

Divisa in quote, la gestione del Tre Fontane, rischia di premiare società che non hanno iscritti. Ed il presidente della Nuova Rugby Roma, penalizzata dalla trattativa sbotta "Non capisco a quale titolo si siedono al tavolo delle trattative"

Barillari, presidente della Nuova Rugby Roma

L’impianto delle Tre Fontane, sede naturale del Rugby Capitolino, sta vivendo una fase difficile da sviscerare. Dopo il duro botta e risposta tra il Consigliere Regionale Enzo Foschi ed il delegato del Sindaco allo Sport Alessandro Cochi, circa la gestione della struttura e le sottese implicazioni politiche, la situazione del Tre Fontane non sembra sbloccarsi. A pochi mesi dal promesso bando di assegnazione dell’area che, ad oggi, appartiene a Coni Servizi.

Nuova Rugby Roma. “Noi siamo una società di 260 tesserati ed abbiamo necessità degli impianti, dal lunedì alla domenica – chiarisce immediatamente, forte dei suoi numeri, Roberto Barilari, Presidente della Nuova Rugby Roma, società nata dopo il fallimento della Rugby Roma Olympics 1930 di Paolo Abbondanza -  Scendere ad un compromesso con altre realtà, che non si capisce perché siano sedute al tavolo delle trattative visto che non hanno una società né niente altro,non ci sta bene”.

Spartizione tra società. Il riferimento è alla spartizione proposta, attraverso la quale la struttura del Tre Fontane veniva assegnata a 4 società: la Nuova Rugby Roma, i Cavalieri, la Rugby Roma 2000 e la Rugby Altro di Fabrizio Pollak, fratello del Consigliere, già Presidente del Municipio XII, Paolo Pollak. La prima versione prevedeva una quota d’assegnazione uguale per ciascuna delle quattro, come spiega lo stesso Barilari “ Hanno cercato d’indurci ad entrare dentro una SRL e ci avrebbero riconosciuto, nella prima formula, il 25% . Anche se noi avevamo i tesserati mentre gli altri no. Poi la formula fu modificata, scegliendo di assegnare un  24 % ciascuno, più una quota da attribuire ad un presidente super partes , cui dare il restante 4%”.

E qui lo scenario si complica. Perché,  se la scelta di procedere ad una simmetrica divisione, prescindendo da reali esigenze, può sembrare discutibile, la volontà di individuare un Presidente di garanzia, risulta molto particolare.

Spartizione anomala. “L’ipotesi del 24% è naufragata perché noi volevamo un Presidente super partes, individuato in Franco Maria Gargiulo, che andava bene a tutti quanti. Si tratta di un grosso giocatore del passato, che è stato anche Presidente della Rugby Roma, circa 20 anni fa. Ma Gargiulo non ha accettato, probabilmente perché ha capito che non si remava tutti nello stesso verso. Dopodichè ci sono state altre riunioni, fino a che – e qui si registra un’anomalia - il Sindaco di Roma non ha deciso di nominare Mancini”.
 

Il ruolo di EUR S.P.A.Un passaggio di consegne dal Coni Servizi ad EUR s.p.a. di cui Mancini è amministratore delegato?
“Ufficialmente no – risponde Roberto Barilari - perché non c’è nessuna carta che dice che l’Ente EUR sia entrato qui dentro. Poi, in realtà – prosegue il Presidente della Nuova Roma Rugby  -abbiamo visto operai del Comune di Roma entrare a lavorare, per mettere in sicurezza e sistemare l’impianto, verso dicembre del 2012”.

In definitiva, non si capisce come avvenga la gestione di questa struttura, che ha tornato a funzionare a partire dal 19 gennaio, accogliendo anche i giovani talenti della società di Barillari, la più importante per numero di atleti tesserati, dall’under 6 all’under 20, oltre che per esser stata la prima, ed a lungo l’unica, riconosciuta dalla Federazione Italiana Rugby.

Situazione di fatto. Pur non avendo sottoscritto l’accordo, che voleva suddividere l’utilizzo dell’impianto tra quattro società, riservando a Riccardo Mancini la quota del 4% “noi siamo rientrati dentro, ma ci hanno assegnate solo due giornate, il mercoledì ed il venerdì. Mentre la nostra esigenza è diversa – spiega Barilari, che vede costretti i suoi giovani ad allenarsi anche a Lungotevere Dante ed a Corviale –A noi servono 2 campi per 6 giorni la settimana. Ad ogni modo, anche se non facciamo parte del consorzio, noi stiamo qui dentro di fatto. E ci alleniamo, in questi due soli giorni che ci hanno accordato”.
 

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