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Giovedì, 30 Giugno 2022
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INTERVISTA | Primarie Municipio IX Alessandro Lepidini: "Bisogna restare a contatto con il territorio"

Tra i candidati del centrosinistra vanta maggiore esperienza di amministrativa. Lepidini: "Non sono incasellabile in una corrente"

Alessandro Lepidini, consigliere municipale del PD, è stato il primo a comunicare la decisione di candidarsi alla presidenza del Municipio IX. Giunto al secondo mandato, Lepidini si è interessato di ambiente, mobilità, urbanistica, incentrando la propria azione soprattutto nei quartieri più periferici del vasto territorio municipale.

Lepidini, lei ha annunciato con largo anticipo l’intenzione di candidarsi alla presidenza del Municipio. Da cosa è nato il desiderio di farlo?

Dalla profonda convinzione che gli anni della consiliatura cinque stelle sono stati complicati e, sul piano delle possibilità, anche sprecati. L’ho annunciata, vorrei precisarlo, recependo la proposta di alcuni dirigenti del PD e sulla scorta di un ampio coinvolgimento dei cittadini, che mi hanno spinto a fare questo passo. Per questo non è stata proprio un’autocandidatura. Per quanto riguarda la tempistica, è stata lanciata ad ottobre, è vero, ma all’epoca la seconda ondata del Covid ancora non c’era stata e le elezioni erano previste a giugno.

Facciamo un passo indietro. Secondo lei perché il centrosinistra ha perso le elezioni in Municipio IX, nel 2016?

Per una serie di fattori che si sono verificati in tutta Roma. L’ondata pentastellata è sembrata infatti incontenibile anche per vicende legate alla breve consiliatura capitolina. Penso a Mafia Capitale ed anche alle dimissioni di Marino che, con l’atto della sfiducia al notaio, sono state dirompenti. Una ferita che probabilmente ha lasciato ancora oggi degli strascichi. Ne è seguita una gestione prefettizia che ha badato ad amministare più dentro le mura aureliane che in periferia. Il risultato è che i territori sono così rimasti senza interlocutori politici per tanto tempo.
 
Lepidini, lei in queste primarie è in competizione con tre avversari, uno dei quali del PD. Se l’aspettava un competitor del suo partito?

Mi aspettavo una seconda candidatura perchè in questi anni ho fatto scelte che non sono del tutto riassorbibili in un quadro unitario. Penso alle vertenze un po’ “sdrucciolevoli” ad esempio contro la cementificazione della Cecchignola o contro la discarica di Falcognana.
 
E qual è allora il suo valore aggiunto?

Io credo negli ideali di un partito di sinistra, democratico, che sia radicato in un territorio che conosce. La mia candidatura, che è quella di una persona che non è incasellabile in una corrente, riflette queste convinzioni. 

Domanda scomoda: c’è qualcosa che salverebbe dell’amministrazione pentastellata?

Sì, ma con dei correttivi. Penso agli aspetti legati al bilancio partecipativo, che avrei organizzato diversamente. Ed anche sui passi che sono stati fatti in relazione alla ciclabilità. Da questo punto di vista noi avevamo elaborato un piano che è rimasto largamente inattuato. Ma qualche cosa è stato fatto.
 
Cosa invece non ha funzionato, secondo lei, nella recente gestione del territorio?

Non ha funzionato per nulla la capacità di essere un municipio incisivo, forte, capace di condizionare Roma. Ed infatti siamo ancora costretti ad affrontare delle questioni irrisolte. Penso  banalmente alla questione del filobus che è indice di un fallimento più complessivo. Ma penso anche al Casale di viale Città d’Europa, al Torrino, ancora degradato e senza assegnazione dopo 5 anni. E’ mancata la capacità di indicare le direttive, gli indirizzi del Municipio. E poi di attuarli. C’è stata una passività verso il Campidoglio che mi è sembrata disarmante.
 
Cosa farebbe Lepidini presidente nei primi 100 giorni di mandato?

Farei subito un tavolo con il sindaco della Città Metropolitana e con le rappresentanze territoriali. Abbiamo arterie consolari distrutte, con il problema dell’illuminazione, del passaggio dei tir e bisogna progettare subito degli interventi. Poi farei una delibera per rendere vincolanti gli atti del Municipio in tema di Mobilità ed Urbanistica. Inoltre punterei sull’elaborazione di un piano d’azione per ogni quartiere, finalizzato a progettare gli interventi quinquennali da mettere in campo. Ovviamente insieme ai cittadini, perché il senso della mia candidatura è quella di puntare su un'amministrazione condivisa.
 
Lei è stato in prima linea nella battaglia contro la discarica di Falcognana. Al suo posto la Sindaca indicò il sito di Monte Carnevale. Quell’opzione non c’è più. Ci saranno conseguenze per il Municipio IX? 

Io ritengo sia proprio sbagliato l’approccio perchè, nessun municipio, da solo,deve sopportare il peso di tutti i rifiuti di Roma. Al riguardo io credo che si dovrebbe puntare su un serio programma di economia circolare, per ridurre al massimo la pressione dei rifiuti. Aggiungo poi che tutte le aree evocate sono di alto pregio naturalistico e noi abbiamo un’idea totalmente diversa di quello che deve essere lo sviluppo del territorio e dell’agro romano meridionale.
 
A tal riguardo, il Municipio IX è uno di quelli più verdi della Capitale. Pensa sia possibile valorizzare ulteriormente la sua vocazione agricola?

Il nostro territorio è ricco di riserve ma anche di prodotti ed aziende che sono la principale testimonianza di questa vocazione agricola. E credo ci siano cose da fare per rilanciarla. L’idea dei prodotti marchio DOM (Di Origine Municipale ndr) andrebbe recuperata, ad esempio creando occasioni, con il patrocinio del Municipio, per farli conoscere e apprezzare dai residenti. Finirebbero per creare una consapevolezza comune, con ricadute positive sul settore e sul territorio.
 
Lei ha messo il comitato elettorale a Spinaceto, in via Lorizzo, una delle zone più difficili del territorio. Ci spiega il motivo di questa scelta?

Dobbiamo recuperare la capacità di stare in mezzo al mondo reale. Nei palazzi chiusi, nelle sedi dei consigli municipali, si rischia di restare lontani dai problemi delle persone. Invece  è necessario tornare nei luoghi dove la fragilità è più evidente e dove ci sono situazioni di povertà educativa più forti. Dobbiamo tornare dove c'è più il bisogno, perchè avere le istituzioni vicino conforta. Stando in posti come via Lorizzo possiamo riannodare quei fili che troppo spessi si sono interrotti e talvolta spezzati.  
 

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