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Laurentino Acqua Acetosa: alle porte della Capitale si riaffaccia il sogno di un "polmone verde"

Riaperta la partita per estendere il perimetro della riserva

Sta per sbloccarsi il Piano d'assetto sulla Riserva Laurentino Acqua Acetosa. La partita è ghiotta perchè sul piatto potrebbero finire ben 100 ettari in più di quelli dell'attuale area verde. E' il sogno di molti cittadini che, tra il 2015 ed il 2016, avevano seguito con il fiato sospeso la vicenda. Realizzare un polmone verde in grado di unire il puntiforme parco del Laurentino, con le altre aree verdi di Castel Porziano e di Decima Malafede. Un sogno che è rimasto nel cassetto. Ma che potrebbe presto tornare in auge.

La speranza si riaccende

Il presidente di RomaNatura, l'ente preposto alla gestione della Riserva Laurentino Acqua Acetosa, ha riacceso le speranza. Commentando alcune iniziative della Regione Lazio, Maurizio Gubbiotti si è infatti detto "sicuro che nei prossimi prossimi giorni anche i Piani d’Assetto di Decima, Marcigliana e Laurentino possano essere approvati in Giunta e poi in Consiglio, perché questa legislatura con atti concreti e irreversibili, continui a costruire un futuro sostenibile”.

Lo strumento più adeguato

L'accenno al Piano di Assetto non è passato inosservato. L'associazione La Scintilla che fa parte del coordinamento "Territorio e ambiente" del IX Municipio, da anni segue la vicenda del parco. "La giunta aveva già deliberato – spiega PierLuigi Albini , portavoce dell'associazione – ma in Commissione Ambiente della Regione, si era tutto arenato".  L'obiezione mossa, ha riguardato proprio lo strumento del Piano di assetto, ritenuto inadeguato per gestire una quantità di verde pari a circa 100 ettari. Per questo si era deciso di ricorrere ad una legge regionale.

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L'iter burocratico

"La legge omnibus della Regione è stata sommersa di emendamenti, per superare i quali - fa sapere il portavoce della Scintilla - si è pensato di presentare un collegato ambientale a settembre". Al di là dei tecnicismi, resta l'attenzione dei comitati che "un giorno sì e l'altro pure" , hanno cercato di sollecitare le istituzioni preposte. Passare da 150 a 250 ettari, non è uno scherzo, soprattutto in funzione delle risorse da mettere in campo. Consentirebbe però di fare un cambio di passo sostanziale. Restituendo dignità ad una riserva, quella del Laurentino, che ad oggi risulta bruciacchiata, puntiforme, priva di sentieri. In altre parole, dall'attuale abbandono, si getterebbero le basi per creare un vero e proprio polmone verde alla porte della Capitale.

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