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Protesta contro legge Tarzia: "Giù le mani dai consultori"

Questa mattina alle 11 diversi comitati femminili si sono incontrati in via dei Lincei per gridare il loro no contro la legge Tarzia che prevede l'ingresso delle associazioni pro-life. Consegnate 80mila firme

"Olimpia vattene” gridano le donne riunite in corteo sotto la sede del consiglio regionale di via Cristoforo Colombo, per consegnare le ottantamila firme contro la proposta di legge di riforma dei consultori, presentata dal consigliere regionale Olimpia Tarzia.

Decine di scatole colorate a rappresentare simbolicamente la consegna delle firme raccolte in questi mesi. Presenti al corteo diversi comitati: "Ludi", "Le donne di Cgil e Uil", "I partiti della sinistra".

"I consultori devono restare strutture pubbliche e laiche, aperte alle donne" sostengono le attiviste che stamani hanno partecipato al corteo dal consultorio di via dei Lincei 93, per arrivare all'incontro con la Polverini nella sede della Regione.


Le donne si sono ripromesse di consegnare le loro firme direttamente alla Polverini e chiederle ufficialmente di ritirare immediatamente il provvedimento, che prevede il riconoscimento dei consultori privati già presenti sul territorio.

Tante tra operaie, professioniste, madri, nonne,ragazze, donne incinte di tutte le nazionalità si sono ritrovate in strada per dare voce ai loro diritti di donne. I comitati femminili si sono schierate contro questo provvedimento che si propone di trasformare i consultori pubblici in istituzioni ideologiche. Le manifestanti vedono limitata la loro libertà di scelta: "La maternità non è un dovere morale” si legge in diversi cartelli appesi al collo delle persone in strada.

“La legge Tarzia – dichiara una donna presente al corteo - cancella l'istituzione dei consultori, come strutture sanitarie laiche e accoglienti, nei confronti di qualunque pensiero e qualunque scelta. Secondo questa proposta – aggiunge la manifestante – i consultori verranno affidati alle associazioni di famiglie che hanno come scopo la difesa della vita fin dal suo concepimento. La conseguenza è che il servizio pubblico sarà inevitabilmente subordinato al privato."

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