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Laurentino, il degrado si riaffaccia in via Gatto: il casale restaurato resta chiuso

La ristrutturazione dello storico Casale dei Massimi si è conclusa da oltre un anno, ma resta inutilizzato. Lepidini (PD): "Sono stati spesi quasi 800mila euro. Lasciarlo così è offensivo"

Il casale di via gatto resta chiuso al pubblico

Il cancello del Casale della Massima è inesorabilmente chiuso. I lavori di ristrutturazione, partiti nel 2013, si sono conclusi ormai da tempo. Era il 2016 quando il Consiglio di Quartiere del Laurentino Fonte Ostiense segnalava lo spreco. A distanza di tre anni la condizione non è migliorata.

Uno spreco di risorse pubbliche

"Abbandonare al degrado un bene pubblico, oggetto di una ristrutturazione del valore di quasi 800mila euro, è un'offesa, ai cittadini, al quartiere Laurentino Fonte Ostiense e alla città tutta" ha sottolineato Alessandro Lepidini, consigliere PD nel Municipio IX. " Ovunque in Europa sarebbe una risorsa di straordinario valore  da aprire subito, essendo pronta e invece resta consegnata al degrado".

Divergenze sulla destinazione d'uso

L'immobile, in passato assegnato all'Ente Roma Natura per realizzare le cosiddette "Case del Parco", doveva essere destinato ad ospitare i reperti archeologici rinvenuti all'interno della riserva del Laurentino Acqua Acetosa. Nell'estate del 2018 il parlamentino municipale aveva votato una risoluzione con cui s'impegnava il minisindaco grillino Dario D'Innocenti a concordare con la Regione un cambio di destinazione d'uso. 

L'empasse burocratico

Il Muncipio IX vorrebbe  utilizzarlo come sede per i matrimoni di rito civile. Ma prima l'Ente di prossimità deve prenderlo in carico. Un passaggio possibile solo dopo il collaudo definitivo. Operazione che, denunciava nel febbraio del 2019 il Consiglio di Quartiere, non era ancora stata eseguita. Da allora i riflettori si sono nuovamente spenti ed il degrado è tornato ad affiacciarsi all'interno dell'area verde che ospita il casale.

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Le potenzialità

"Quella struttura è l'emblema dell'immobilismo in cui spronfonda la Capitale – ha dichiarato Alessandro Lepidini – eppure potrebbe essere un attrattore culturale da cui ripartire, sala matrimoni inclusa". Prima però occorre tirarlo fuori dalle sabbie mobili in cui è sprofondato.

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