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Discarica Falcognana: le preoccupazioni dei medici e degli esperti enogastronomici

I risultati prodotti dalle analisi del Presidio, da un punto di vista medico e da un punto di vista dei danni alle produzioni enogastronomiche

Nel corso di una partecipata assemblea pubblica, convocata nella sala delle rocce del Divino Amore, gli attivisti del Presidio hanno nuovamente  mostrato le  profonde capacità analitiche acquisite. Abbiamo scelto pertanto, tra i tanti relatori che si sono succeduti, di riportare le dichiarazioni di Andrea Rodiciani, Presidente del Comitato No Discarica Falcognana di Santa Maria delle Mole, un medico immunologo. Ed a seguire quelle di  Marco Oreggia, giornalista e critico enogastronomico apprezzato a livello internazionale.

MALATTIE RESPIRATORIE E TUMORI - “Prima di tutto i dati che vado a riportare sono tutti di ASL Italiane, rinvenibili anche su internet o dati dell’OSM, il più grande organismo di controllo della salute – premette il dottor Rodiciani, prima di enucleare una serie di dati poco confortanti - Nelle zone intorno alle discariche indifferenziate vi è un aumento del 30% delle malattie respiratorie, in particolare di quelle pediatriche: quindi asma e bronco pneumatie cronico ostruttive. Poi va segnalato che nelle aree analizzate  all’interno della regione Campania, ed in particolare nella zona di Caserta,  la mortalità per tumore è del 12% più alta della media nazionale. Già soltanto questa, per chi  è un tecnico ed ha un minimo di intendimento di questa materia, siamo in presenza di  una statistica agghiacciante”.

LE MALFORMAZIONI CONGENITE - Ma c’è dell’altro. I comuni campani sono stati suddivisi in un range che va dal livello 1 di minimo impatto di rifiuti tossici, al livello 8, come nel caso di Giuliano. Ebbene – spiega il dottor Rodiciani - nelle zone della Campania esposte a livello 5, abbiamo un incremento del 7% di tumori polmonari nell’uomo e del 9 % nella donna, con un aumento del 20% dei tumori del fegato e delle vie biliari. La cosa più tremenda, che più ci spaventa come generazione di quarantenni che vogliono preservare la salute dei bambini, è un + 83% di spine bifide nelle donne che abitano nei dintorni di quei siti. Gli altri dati, l’ultimo studio inglese pubblicato sulla più autorevole rivista di medicina del mondo, parla di un + 30% di malformazioni congenite nel tratto urinario in donne che hanno vissuto o hanno mangiato cibo proveniente da zone intorno alle discariche”.

IL SILENZIO DEI MINISTERI  - Dati che spaventano, soprattutto se a riportarli è un medico immunologo.  “Da cittadino e da medico – ammette Rodiciani - quello che mi terrorizza di più, è l’assoluta mancanza degli organi costituzionali e e dello Stato, che ci dovrebbero tutelare. Sottile non  ha richiesto il parere di impatto ambientale né di fattibilità al ministero della salute. D’altra parte pure il  Ministro Lorenzin è in assoluto silenzio: non ha né espresso un parere personale né avviato procedimenti per valutare l’impatto ambientale. Ed è gravissimo”.

AZIENDE AGROALIMENTARI - Ma l’apprensione dei residenti, non agisce soltanto in funzione delle patologie che la vicinanza alla discarica potrebbe ingenerare. “Questa è una zona a grandissima vocazione agroalimentare – spiega  il critico enogastronomico Marco Oreggia -  Qui cI sono aziende storicizzate che producono da circa 70 anni. Ci sono grosse aziende vitivinicole ed a poche centinaia di metri abbiamo le produzioni DOC dei castelli romani. Qui si produce anche olio, ma soprattutto latte, per cui ci sono allevamenti di vacche da latte e stabilimenti che si occupano di casearia legata al latte ovino. Abbiamo una grande vocazione a produzione di carne e molte di queste aziende – sottolinea Oreggia -  sono a caduta biologica. Siamo preoccupati perchè questo tipo di devastazione ambientale potrebbe creare grossi problemi alle falde acquifere, qui abbastanza alte".

SCEGLIERE L'AGRO ROMANO - “Quest’ultima zona di agro romano potrebbe essere devastata da un potenziale di 300 ettari, da una seconda Malagrotta. Dunque siamo preoccupati perché queste aziende sarebbero costrette a chiudere, creando disoccupazione, ma anche per la salute delle persone che hanno scelto di viverci. Qui  - conclude Oreggia - ci sono molti cittadini che hanno comprato casa investendo sull’idea di abitare nell’Agro Romano, in campagna ma non lontano dalla città e che improvvisamente si troverebbero una grande discarica a cielo aperto.  Anche per questo non ci bastano le dichiarazioni fatte da Sottile né quelle rese dai nostri politici. Vogliamo affrontare il problema, ma a monte. E vogliamo esser chiamati a partecipare ai tavoli tecnici”. Anche perché, come già in altre occasioni evidenziato, gli aderenti al Presidio No Discarica Divino Amore stanno dimostrando, ogni giorno di più, di avere delle competenze specialistiche di ottimo livello. In altre parole, sono diventati più tecnici dei tecnici. Una risorsa per il territorio, che tuttavia non trova ancora modo di essere valorizzata.

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