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Tre Fontane: il Coni restituisce l’impianto sportivo

Passaggio di consegne avvenuto, tra Coni Servizi e Comune di Roma. Intanto il Municipio chiede di accelerare i tempi di un bando, per l’assegnazione dell’impianto, che sia ispirato a criteri di territorialità e competenza

Una pagina importante è stata scritta, stamattina, sul futuro del rugby capitolino.

Il passaggio di testimone. Intorno alle 12.30, un paio di dirigenti e tecnici della Coni Servizi, hanno ufficializzato il passaggio di consegne dell’impianto, adesso tornato al Comune di Roma. All’appuntamento, cui erano presenti i referenti della società Rugby e Altro  e Rugby Roma 2000, non sono stati invitati i referenti istituzionali del Municipio XII, né tanto meno la stampa. Impossibile, dunque, descrivere la cerimonia del passaggio di testimone.
Tuttavia, durante la giornata, un importante documento è stato sottoscritto e votato bipartisan dalla Commissione Sport del Municipio.

Territorialità, competenze e celerità. “Abbiamo vissuto, da un anno a questa parte, una fase di transizione, molto delicata per il Tre Fontane ed il movimento rugbistico – ricorda Pietrangelo Massaro, Presidente della Commissione Sport (Pdl) – Nella giornata di oggi, con il passaggio di consegna tra Coni Servizi e Comune di Roma, si sono riaperti i giochi e questo ci ha dato la possibilità di dire la nostra. Per questo, ho presentato una proposta di risoluzione, votata a maggioranza da Pdl, Pd e gruppo misto (Api) con l’unica astensione di Agostino Colapicchioni (UdC) che afferma il principio che, nel momento in cui  l’impianto verrà messo a bando, si dovranno rispondere a tre requisisti: la territorialità, un’acclarata competenza nel settore specifico e l’aver instaurato rapporti, precedenti al bando, con scuole, associazioni ed istituzioni del Municipio XII. Inoltre – prosegue Massaro – con questo documento abbiamo impegnato il Presidente Calzetta ad attivarsi affinché il bando sia espletato nel più breve tempo possibile”. Il motivo è pèresto detto “noi vogliamo fare presto perché, il vincitore, possa andare immediatamente sui campi e fare una preparazione atletica prima dell’inizio del campionato, cosa che invece non sarebbe possibile se il bando fosse realizzato troppo tardi”.

Necessari tempi stretti. Questo elemento non è secondario. Una tempistica più lasca, del resto,  avrebbe inevitabili ricadute sulla qualità tecnica degli atleti tesserati. IN altra parole, più si attende a fare il bando e meno tempo rimane per allenarsi. Se il progetto è di costruire una squadra vincente, con tanti tesserati che devono prepararsi anche atleticamente, il bando si farà subito.
Viceversa, il protrarsi dei tempi, getterà delle ombre sull’operazione complessiva, magari alimentando i dubbi di quanti, sul Tre Fontane, temono si voglia concretizzare una speculazione commerciale, piuttosto che un investimento sportivo.

I requisiti meritocratici.“ Ma per noi la territorialità e la competenza tecnica, sono linee d’indirizzo fondamentali – specifica Pietrangelo Massaro – perché i  bandi pubblici devono valorizzare il merito e quindi nel contesto dell’offerta sportiva e particolarmente del rugby, chi è che possiamo ritenere un buon soggetto? – si chiede retoricamente Massaro – Ovviamente, sarà quello che ha realmente praticato lo sport per il territorio e che abbia sviluppato, con esso, rapporti di collaborazione. Questi crieterio della territorialità e della professionalità sono due requisiti assolutamente nevralgici. Non è accetabile, ma nemmeno ipotizzabile,  che possa vincere un’associazione, o una società sportiva,  che non è radicata nel territorio e che quindi non rappresenta il movimento sul territorio. Così come dobbiamo necessariamente escludere anche le presenti nel territorio, ma che non fanno rugby”.

Possibili finalità speculative. Un'indicazione chiara. Ulteriormente approfondita, dal Presidente della Commissione Sport, laddove specifica che “il numero dei tesserati è un fattore importante, come anche la competenza e la professionalità sportiva di chi fa parte di questo settore. Non potremmo mai accettare – conclude Massaro – che vincano il bando persone che con il rugby non hanno niente a che fare, che sono attratte solo da fini speculativi. Preferirei l’impianto venisse concesso ad una realtà fatta di allenatori ed ex giocatori, piuttosto che da persone che hanno dato un nome accattivante ad un’associazione, e conoscono qualche famiglia e magari si sono fatti qualche terzo tempo, senza mai aver praticato questa disciplina”.

A chi andrà il Tre Fontane non siamo in grado di stabilirlo. Bisognerà aspettare il bando. Se tuttavia Roma Capitale attenderà troppo ad elaborarlo,   un’ ipotesi possiamo azzardarla: non sarà fatto per facilitare chi vi vuole praticare il rugby. E sarebbe un vero peccato.
 

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