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Un impianto di compostaggio a Torremaggiore: nel IX Municipio è già protesta

Sul confine tra Pomezia ed il Municipio IX sorgerà un impianto da 60mila tonnellate l'anno. Lepidini (PD): "Il Municipio assiste da distratto spettatore mentre si gettano le basi per un distretto dei rifiuti"

Località Torremaggiore: foto da Google

Un biodigestore alle porte di Roma. La notizia sembra datata se non fosse che, questa volta, non riguarda l’area di Zolfatara. Il Comune interessato è, ancora una volta, quello di Pomezia. Differisce a alocalità visto che in questo caso si tratta di Torremaggiore. Nella zona, è previsto infatti un impianto di compostaggio che, per i volumi in grado di trattare, è il doppio di quello Ama presente a Maccarese.

L'ASSEMBLEA CITTADINA - Sulla realizzazione di questo biodigestore a Pomezia, si è svolta un’assemblea nella giornata di sabato 18 marzo. “E’ stata organizzata dallo stato maggiore pentastellato – spiega Alessandro Lepidini, consigliere PD del Municipio IX – ed ha riguardato l’impianto Cogea di Torremaggiore. In quella sede, ho chiesto con forza che le istituzioni presenti si facessero carico di ascoltare le giuste preoccupazioni della cittadinanza che è contraria alla realizzazione dell’impianto. Il Comune di Pomezia deve puntare ad impedirlo con un’apposita ordinanza”. 

IL TIMORE DELL'AMPLIAMENTO - Il problema che Lepidini evidenzia, è in funzione di un possibile ampliamento del biodigestore. “Manca un vero piano sui rifiuti, in grado di individuare sedi opportune evitando di concentrare tanti  impianti nelle stesse zone”. Quello di Cogea si trova ad infatti a ridosso del Municipio IX. E nel territorio governato dal presidente D’Innocenti,  già esistono diversi siti  deputati a raccogliere i rifiuti.  “Sull’impianto industriale Cogea destinato ad accogliere e trattare 60 mila tonnellate anno, permangono forti criticità nonostante i tentavi di rassicurazioni forniti dal Sindaco Fucci e dalla Consigliera regionale Corrado”. Lepidini, spiega infatti che “sono oggetto di autorizzazione alcuni codici CER (catalogo europeo dei rifiuti) che nulla hanno a che fare con un impiant di compostaggio. Ora il rischio è che, in un secondo momento, si arrivi a trattare in zona il cosiddetto biogas”.

UNO SPETTATORE DISTRATTO - I timori evidenziati dal consigliere democratico, per ora non hanno ricevuto conforto dall'amministrazione locale.“La sensazione è quella di predicare nel deserto – osserva Lepidini – il nostro Municipio, difronte al pericolo che si possa costituire un autentico distretto della mondezza, resta in assordante silenzio. Si assiste inerti ad una vicenda, come se l’Ente di prossimità fosse un distratto spettatore. Ma nonostante questo atteggiamento lassista, noi continueremo a portare avanti ogni iniziativa necessaria a difendere la salute dei cittadini. Se il Campidoglio e la Città Metropolitana pensano di prendere accordi sul nostro territorio senza un confronto – conclude il consigliere democratico – hanno fatto male i conti”.
 

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