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Spinaceto: la Biblioteca Pasolini rilancia il progetto “Dislessia parliamone…”

Undici anni di attività per far conoscere a genitori ed insegnanti il disturbo dell’apprendimento. Con la partecipazione dell’ ASL e dell’Associazione Italiana Dislessici

Anche nei periodi di chiusura, la Biblioteca Pasolini ha mantenuto un raccordo con il contesto sociale che la circonda seppure, la mancata fruizione della sala lettura, importante luogo d’incontro per molti giovani, ha inevitabilmente prodotto ricadute negative in termini d’inclusione.

Ma è pur vero che alcune importanti attività, durante l’annoso lavoro di ampliamento, sono state mantenute operative. E’ il  caso della distribuzione di libri. Ed è il caso, soprattutto, dello sportello attivato per la dislessia.

“Si è trattato di un progetto pilota, incominciato undici anni fa – spiega la dott.ssa Quattrocchi, ex direttrice della Pasolini ed ideatrice dell’iniziativa –“Si cominiciava a sentire di alcuni casi, anche piuttosto numerosi presso le biblioteche del circondario, in cui gli insegnanti si trovavano ad affrontare questa nuova forma di disturbo dell’apprendimento. Naturalmente esistevano molte resistenze, perché all’epoca la dislessia era poco nota e, frequentemente, il soggetto veniva identificato come iperattivo o con problemi famigliari”.

Un cammino difficile, quello che i famigliari di persone affette da dislessia incontrano. Un percorso irto d’ostacoli che, nella fattispecie, si chiamano reticenza, rifiuto e, molto spesso, carenza d’informazioni.

“Poiché le biblioteche sono luoghi deputati alla promozione della lettura, non si poteva trascurare quanti avevano una difficoltà nell’approccio, e bisognava creare dei presupposti per agevolare i ragazzi. Di conseguenza è nato questo progetto, in collaborazione con l’AID e, per qualificarlo, ho preso contatti con un servizio che potesse trattare bene le tematiche neuropsicologiche il CSMRE dell’ASL”.

Da allora è stato attivato uno sportello, in collaborazione con il Servizio Civile Nazionale, con due giovani operatori deputati a fornire informazioni sul disturbo.

Ma, soprattutto, nacque uno scaffale tematico che oggi conta più di 170 documenti
“E’ uno strumento utile –spiega sempre Cettina Quattrocchi – perché consente di consultare ed approfondire le nozioni legate a quello che, a tutti gli effetti, è un disturbo fortemente invalidante nel percorso formativo di una persona”.

Ed è stato un progetto talmente apprezzato che  “a seguito di questa iniziativa della Pasolini, il progetto si è allargato e, per ogni area  di Roma, è stata individuata una biblioteca affinché  creasse uno scaffale per la dislessia” fruibile dal proprio bacino d’utenza, con insegnanti e genitori in prima fila.

Un progetto interessante, partito da uno scaffale e diffusosi a raggiera in tutta la Capitale con una serie di attività, come quella che, la settimana scorsa, la  Consulta della Cultura, in collaborazione con l’AID, ha realizzato proprio nella biblioteca Pasolini. Un incontro, dall’evocativo titolo “Dislessia…parliamone”, utile per continuare a diffondere le nozioni su un disturbo, tanto diffuso quanto poco conosciuto che, se non affrontato adeguatamente, può provocare seri problemi di apprendimento, di relazione e, in ultima analisi, di  socializzazione.
 

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