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Lo stadio è nuovo, il copione è vecchio: il Municipio IX rinuncia al confronto

Un Consiglio Straordinario e surreale è andato in scena nel Municipio IX, dove si doveva decidere sul pubblico interesse per il nuovo progetto dello stadio. Cittadini e comitati assistono in silenzio al teatrino della politica

Trasparenza e partecipazione. Se c'è tempo. La partita sullo stadio della Roma, nel Municipio IX, ha ricordato un film già visto. Di cui si conoscono in anticipo le battute, i ruoli, gli sviluppi della trama. Il remake di quanto già andato in scena durante la precedente amministrazione. Con i consiglieri richiamati all'ordine e le voci dissidenti sacrificate sull'altare di decisioni prese lontano. A porte chiuse, nelle stanze della Giunta Capitolina.

IL COINVOLGIMENTO - I cittadini, i comitati, le associazioni che alle ore 11.30 si sono presentati puntualmente in aula, non sono stati neppure ascoltati. "Noi oggi dobbiamo approvare la delibera sul pubblico interesse. E le opere pubbliche che saranno realizzate, hanno questa caratteristica: sono davvero utili – spiega a margine del Consiglio il Presidente del Municipio IX Dario D'Innocenti – probabilmente vogliono far montare la protesta dei cittadini contro di noi, facendo loro credere che non saranno ascoltati. Ma non è così. Noi abbiamo deciso di dividere questo processo in due momenti: prima l'approvazione e poi l'ascolto e la partecipazione dei cittadini". Il coinvolgimento quindi ci sarà. Dopo.

LE COMMISSIONI - Viene meno anche un mito cullato dal M5s come un mantra: il ruolo delle commissioni municipali. I pentastellati avevano ripetuto in ogni modo, durante il primo anno di governo locale, che era quella la sede per discutere, approfondire le questioni importanti. La casa dei cittadini, molto di più dell'aula consiliare che infatti viene frequentata pochino da questa amministrazione. Ma evidentemente, le commissioni sono importanti in casi ordinari. E qui siamo in presenza di una situazione straordinaria: l'approvazione della pubblica utilità sullo stadio. Una prova  che il Movimento non vuole perdere. E per la quale è pronto a giocare duro, eventualmente rinunciando anche ad una parte del proprio DNA.

COMPATTATI - In aula consiliare, insieme al Presidente d'Innocenti, si è vista una maggioranza compatta. Anzi, compattata per l'occasione. Come già avvenuto in passato, quando l'allora presidente Santoro aveva "spinto" i dissidenti del PD e di SEL, a prendersi un giorno libero. In quell'occasione la delibera, dopo i dovuti step nelle Commissioni, passò quasi all'unanimità. Erano tempi di "larghe intese". Centrodestra e centrosinistra trovarono la quadra intorno ad una proposta di delibera che comunque venne criticata. Ma che trovò i voti contrari solo di tre consiglieri (due erano del M5s). Oggi, che la maggioranza si è rinnovata, le voci dissenzienti si continua a faticare a trovarle. E' bastata forse la presenza dell'Assessora capitolina Linda Meleo a rasserenare gli animi. Una breve chiacchierata con i due o tre consiglieri più indisposti. E via, a ripetere lo stesso copione visto con il centrosinistra al governo.

ESITO SCONTATO - Come finirà la vicenda? Certamente la maggioranza pentastellata ha il compito di votare la pubblica utilità prima di subito. Entro il 15 giugno deve infatti essere discussa in Aula Giulio Cesare. Dunque il parere del Municipio deve arrivare per tempo. Da qui la fretta  con cui la maggioranza ha stabilito d'indire un Consiglio Straordinario. Con neppure 24 ore di preavviso. Una scelta singolare che ha suscitato non poche perplessità tra le file di Fratelli d'Italia, del PD  e di Forza Italia. Risultato? Una giornata consumata a porre questioni d'illegittimità, puntualmente bocciate dai voti dei Consiglieri a 5 stelle. Compatti, anzi compattati. Fino alle 15.30. Momento in cui il gioco dell'opposizione è diventato palese: puntare sull'inesperienza dei Cinque Stelle. "Non avete messo ai voti la richiesta di prolungamento del Consiglio". Fine della giornata. Anzi no. Ma la sostanza non cambia. Il parere del Municipio non è vincolante. Non lo era con Alemanno e Marino, non lo è diventato neppure con la Raggi. Se ne farà a meno.Oppure si troverà, in qualche modo, il tempo per esprimerlo. Ma appunto, la sostanza resta la stessa. Il Campidoglio può andare avanti anche senza gli Enti di prossimità. Dopotutto con il Municipio XI, interessato comunque dal progetto del nuovo stadio, è appena stato fatto.

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