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Acquario di Roma: Eur spa è disposta a ritirare la concessione edilizia

Il Presidente Borghini ammette che a fronte dell'opera incompiuta si aprono due strade "o li aiutiamo, o apriamo un contenzioso, che però potrebbe durare anche dieci anni"

I lavori di realizzazione dell’Acquario di Roma nel laghetto dell’EUR procedono a rilento. Non scriviamo niente di nuovo, da questo punto di vista. Ormai sono molti anni che i residenti, con estrema pazienza, convivono con i cantieri dell’EUR. Dal Palazzo dei Congressi, alle ex Torri delle Finanze, fino all’acquario medesimo. Nel raggio di qualche centinaio di metri, si condensano opere che avrebbero dovuto rilanciare il quadrante. Trasformarlo in un polo turistico. Eppure, con l’eccezione della Nuvola, si registrano pochi progressi.

I DUBBI SUL CANTIERE - In giornata Borghini, presidente ed anche amministratore delegato  di EUR SPA, ha tenuto un incontro con i residenti. In una Sala Quaroni semi deserta, i Comitati di Quartiere e qualche cittadino, hanno potuto ascoltare le spiegazioni dei tecnici di EUR SPA in relazione alle recenti potature degli eucalipti. Ma l’argomento all’ordine del giorno, è stato anticipato da una digressione del Presidente Borghini. Il quale è tornato a parlare dell’Acquario. "Un cittadino ci ha scritto per chiederci a che punto siamo con il laghetto. Proprio in questi giorni – ammette il Presidente di EUR SPA -  stiamo cercando di capire se il concessionario che stava realizzando l’Acquario ce la fa a finire questi lavori o no. Se ce la fa, siamo disposti anche a dare una mano. Abbiamo anche pensato di intervenire come EUR SPA per la sistemazione del verde sovrastante. Però deve finire le opere d'impermeabilizzazione sotto, sennò non possiamo mettervi neppure il verde sopra”.

LE DUE OPZIONI - A fronte di una situazione che sembra ormai essersi cristallizzata, EUR S.p.A. deve prendere una decisione. “Si aprono due strade  - riconosce Borghini - O entro luglio io ho la certezza che questo concessionario termina i lavori per la fine dell’anno, oppure sarò costretto a rigettare il contratto. Attenzione però, lo dico a voi abitanti e ai comitati di quartiere. Se si parte con un contenzioso –ammonisce Borghini -  si rischia di restare 10 anni con un cantiere aperto, eh? Io cerco sempre di fare discorsi da padre di famiglia. Cos’è meglio aspettare e cercare di aiutare il concessionario a concludere la propria fatica, oppure di fronte a cose non fatte mettersi di traverso e contestargliele? In Italia sappiamo che, se è facile capire quando inizia un contenzioso, altrettanta sicurezza non la si ha nel sapere quando poi andrà a concludersi”. Una costatazione ovvia che potrebbe perfettamente adattarsi ai tanti cantieri che, nel pentagono dell’EUR, si sa quando vengono aperti e molto meno quando saranno chiusi.

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