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Truffe tir: la Polizia di frontiera scopre una banda a Civitavecchia

Secondo la Polizia di frontiera sono 13 in totale i tir, oltre a un escavatore, già venduti in Nordafrica, per un valore complessivo stimato intorno al milione e mezzo di euro

Acquistavano in leasing costosi tir e autoarticolati dal valore stimato tra i 100 e 120 mila euro per ogni mezzo, poi li trasferivano, via nave, in Libia dove venivano rivenduti a una società nordafricana. Una volta rientrati in Italia, denunciavano il furto dei mezzi, per ottenere il risarcimento dalle compagnie assicurative e rifondere alle società di leasing il finanziamento erogato.

Secondo la Polizia di frontiera sono 13 in totale i tir, oltre a un escavatore, già venduti in Nordafrica, per un valore complessivo stimato intorno al milione e mezzo di euro. A sgominare la banda, che operava principalmente nel porto di Civitavecchia, è stata la squadra di Polizia di frontiera marittima della città portuale, diretta dal dirigente della V Zona della Polizia di frontiera, Antonio Del Greco.

Al momento le persone coinvolte sono sette, tra cui due residenti nella Provincia di Roma, due in quella di Frosinone e tre pluripregiudicati con precedenti per reati contro il patrimonio. Tutti sono stati deferiti all'autorità giudiziaria della Procura di Civitavecchia e dovranno rispondere dei reati di associazione per delinquere, per esportazione all'estero di tir e mezzi d'opera sottratti fraudolentamente, nonché di falsità e truffa ai danni delle compagnie assicurative.

Agli inquirenti sono serviti mesi di indagini capillari e la visione di ore e ore di riprese catturate dalle telecamere posizionate nelle banchine del porto di Civitavecchia, prima di riuscire a capire il "modus operandi" della banda. Ad insospettirli, la presenza per alcune settimane, sulla banchina numero 16 del porto di tre tir vuoti in attesa di essere trasferiti a Malta, tramite le navi della Grimaldi, indirizzati a una società maltese che poi si sarebbe occupata del successivo trasferimento in Libia. È lì che avveniva la compravendita dei mezzi a una società di costruzioni nordafricana, che li acquistava a prezzi convenienti. Dalle successive indagini è emerso che i componenti della banda acquistavano in leasing i tir nuovi. Quindi, dopo aver pagato le prime rate del finanziamento, contrattavano la vendita in Nordafrica. Una volta in Italia scattavano le denunce di furto al fine di ottenere il risarcimento per pagare le finanziarie.

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